La Repubblica parlamentare disegnata dai padri costituenti è in grave pericolo!

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A difesa della Costituzione e del governo parlamentare

Il 7 ottobre la Camera dei Deputati è convocata per la definitiva approvazione della legge costituzionale che riduce di un terzo il numero dei Parlamentari.

Al tempo stesso, con manovra oggettivamente convergente, tutte le Regioni governate dalla Lega depositano la richiesta di Referendum popolare, da tenere nel 2020, per una legge elettorale integralmente maggioritaria, cosi che “dopo le elezioni si sappia chi deve governare”…


Se non bastasse, Fratelli d'Italia rilancia la proposta delle destre di elezione diretta del Presidente della Repubblica, che sancirebbe la fine della repubblica parlamentare disegnata dalla Costituzione.

Siamo di fronte ad una manovra a tenaglia di trasformazione dell'assetto istituzionale e costituzionale del nostro Paese, la cui enormità non può sfuggire neanche ad un osservatore distratto.

La campagna politico-culturale contro “la casta” disvela finalmente i suoi veri obbiettivi: non ridurre i privilegi di quanti sono investiti del compito di rappresentare la collettività, ma attaccare la democrazia rappresentativa, la Repubblica Parlamentare, il governo parlamentare così come disegnati in Costituzione, presentando la democrazia come un costo inutile, uno spreco, da sostituire con l'esaltazione della governabilità, ancorché esercitata da chi rappresenta una minoranza di cittadini.

La richiesta di ridurre il numero dei Parlamentari, per nulla originale, un tempo parte integrante del programma della Loggia P2 di Gelli ed oggi posta dal pentastellato Di Maio come vincolante e indifferibile nell’accordo di programma della nuova coalizione di governo PD-M5S (come se fosse questa la fondamentale priorità per il nostro Paese!), mentre di fatto ridimensiona il peso istituzionale del Parlamento, da tempo già soffocato da una ipertrofia dell'attività legislativa esercitata dal Governo, contemporaneamente riduce la rappresentanza politica, poiché sarà necessario un numero più alto di elettori per eleggere un proprio rappresentante in Parlamento.

Sulla nuova legge elettorale, che necessariamente il Parlamento dovrà elaborare, per garantire, soprattutto al Senato, che le Regioni più piccole possano avere un numero adeguato di propri rappresentanti, si stanno appuntando le pressioni politiche della destra, che promuove, grazie al voto di 5 consigli regionali in cui essa è maggioranza, un referendum abrogativo della quota di eletti con sistema proporzionale. Ciò produrrebbe un sistema elettorale totalmente maggioritario uninominale: così che si potrebbe conquistare la maggioranza assoluta del parlamento anche solo con 1/3 dei voti validi.

Si spinge da destra per ottenere una trasformazione della Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale o premierato, dove il Governo ed il suo Capo non riceveranno più la fiducia dal Parlamento, ma direttamente dal popolo, attraverso elezioni-plebiscito, nelle quali la rappresentanza politico-sociale verrà ulteriormente compressa dalla necessità di garantire un Governo, che sarà necessariamente minoritario.

La demagogia di bassa lega del M5S sulla riduzione del numero dei parlamentari spiana la strada al disegno organico reazionario, da anni coltivato dalle destre tradizionali e dalle grandi oligarchie finanziarie, di abbattimento della Costituzione antifascista e del governo parlamentare.

Si prospetta, così, un esito inequivocabilmente reazionario ed anticostituzionale alla crisi politica apertasi dopo la sconfitta referendaria della proposta di modifica costituzionale Renzi-Boschi, che di per sé era già reazionaria, a cui va ad aggiungersi la spaccatura di fatto del Paese se il progetto leghista delle autonomie regionali differenziate dovesse trovare un qualche accoglimento.

Nonostante queste modifiche istituzionali e costituzionali siano di gran lunga più pericolose e reazionarie di quelle presentate da Renzi, non sembra attivarsi lo stesso fervore democratico che allora portò a sviluppare quel movimento dal basso, fondamentale per la vittoria referendaria del 4 dicembre 2016.

Occorre reagire! Occorre una mobilitazione democratica a difesa della Repubblica parlamentare!

Di fronte alla prevedibile approvazione della legge costituzionale di riduzione dei Parlamentari diamo vita in tutto il Paese a Comitati unitari per organizzare la raccolta di firme (ne occorrono almeno 500mila) per sottoporre questa legge costituzionale a referendum. Sarà una battaglia estremamente dura e difficile. Sarà una battaglia per la democrazia, che richiede di allargare e non ridurre la rappresentanza, contro la demagogia, che presenta tutta l’attività politica come una spesa inutile e parassitaria, spianando la strada a regimi autoritari.

Battiamoci per una legge elettorale integralmente proporzionale e senza sbarramenti, che faccia del Parlamento lo specchio fedele, la “carta geografica” del Paese, così come era nell’impianto originario della nostra Costituzione, estremamente attenta, dopo l’amara esperienza del fascismo, a valorizzare il pluralismo – ideologico, politico, economico, sociale – del Paese!

Riappropriamoci della cultura democratica della Costituzione antifascista! Nelle scuole e università, nei luoghi di lavoro, nelle piazze e nei luoghi di aggregazione, nei mass media e nei social network, avviamo un’intensa campagna culturale sui valori fondamentali della nostra Costituzione!

Per il governo parlamentare!

Contro il sistema elettorale maggioritario!

Contro il presidenzialismo!