In mezzo al guado

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dimaiocontePubblichiamo come contributo al dibattito

di Alessandro Leoni e Roberto Gabriele

Non era tutto scontato, ma se una volta tanto uscissimo dall'ambito delle elucubrazioni tipiche di certa cultura 'rivoluzionaria', avremmo dovuto prevedere che il percorso del governo gialloverde sarebbe stato molto accidentato e non un pranzo di gala. Quindi con certi ragionamenti, fermarsi a metà del guado non ha senso e la partita va invece giocata fino in fondo, sporcandosi le mani e lasciando alle anime belle il compito di gridare allo scandalo per certi passaggi complicati che invece appartengono al contesto vero che la situazione presenta.


Fuor di metafora, bisogna ricordare a certi trinciagiudizi che questo governo è nato sotto i colpi dell'artiglieria di Bruxelles, della Confindustria, dei liberalimperialisti del PD e di tutte le istituzioni ad esso collegate che rimangono tali anche dopo la sconfitta elettorale del 2018. Questo per dire che ad aprire le danze sono stati nemici veri e molto potenti di cui un governo, con le migliori intenzioni, non avrebbe potuto non tenere conto. E così è successo, sul piano interno e su quello europeo. I ricatti e le manovre contro i protagonisti del nuovo governo si sono succeduti a ondate incessanti tentando tutte le carte, di destra e di 'sinistra'. Questo ha costretto i 5 Stelle a una serie di mediazioni complicate dal fatto che il loro compagno di governo, Salvini, invece di rispettare il contratto ha improvvisato una bagarre per fini elettoralistici che ha creato non poche smagliature. 

In questo contesto ci sembra però che i 5 Stelle, pur tenendo conto della realtà, hanno saputo tenere la barra giusta sia rispetto all'alleato che alle ondate liberaleuropeiste, mantenendo fede a una serie di impegni. Quello che si trova in difficoltà, invece, è proprio Salvini che dopo le tante bordate demagogiche strappavoti non riesce più a trovare il bandolo della matassa e far capire anche rispetto ai suoi fans qual'è la strategia. E sopratutto diventa il bersaglio di forze potenti che hanno gli strumenti per riportarlo a miti consigli come l'affaire del Russiagate insegna.

Questa è la realtà in movimento e con essa dovremmo fare i conti. Usiamo il condizionale perchè, nel caso italiano, tertium non datur, cioè nonostante i tentativi raffazzonati, sovranismo dell'ultima ora ed eurostoppismo per dilettanti, all'orizzonte non appare qualcosa che migliori il corso degli avvenimenti dislocandoli in avanti. E da questi dobbiamo partire dunque per fare una previsione e per valutare il comportamento degli attori in campo.

Riferendoci ai 5 Stelle, ci sembra che stiamo assistendo a una capacità politica del binomio Conte-Di Maio non solo di parare i colpi di Salvini, ma di gestire i rapporti con Bruxelles in modo di schivare le cannonate che vengono da quella direzione e neutralizzarne gli effetti. Se questo mena scandalo lo si deve alla solita cultura dell'impolitica che conosciamo bene da decenni. Le critiche ci sono, ma manca il resto e questo non è poco.

Peraltro, visto che si parla di Costituzione del '48, si ha idea di quanti compromessi ha imposto, nei contenuti, la sua approvazione a partire dall'art.7 sui Patti lateranensi? I costituzionalisti dell'ultima ora si vadano a leggere gli interventi critici e autocritici di padri costituenti come Togliatti e Terracini. Quindi calma, e non ci inventiamo l'acqua calda, ma cerchiamo di dare un contributo per andare nel verso giusto.

Alessandro Leoni, Roberto Gabriele

20 luglio 2019