Il pessimismo è d'obbligo?

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NicolaFratoiannida Aginform

Di fronte ai risultati del 26 maggio molti compagni sentono la necessità di esprimere un giudizio sulla situazione che in sostanza prenda atto che qualcosa di nuovo e di negativo è accaduto e che su questo bisogna finalmente riflettere (l'ultimo è Lamberto Lombardi su Marx XXI).

Qual è la novità su cui riflettere? In soldoni si tratta della sparizione della sinistra, passata in queste elezioni dall'irrilevanza politica all'inesistenza elettorale. E' vero che la storia della sinistra è lastricata di divisioni e di incapacità, ma stavolta si tratta di qualcosa di diverso, del prosciugamento di un bacino che in qualche modo aveva rappresentato in passato almeno un'area di riferimento. I dati elettorali delle europee ci dicono invece che quest'area non è tanto frantumata quanto inesistente.


Qui non si tratta di riaprire polemiche, ma di constatare che la situazione ha modificato un vecchio schema che prevedeva nel panorama politico italiano, comunque, in qualsiasi modo venisse rappresentata, l'esistenza di un'area di quel ceto che pur facendo leva praticamente su se stesso riproduceva però una sinistra critica. Ora invece, se dovessimo rappresentare la situazione dovremmo immaginare solo un deserto in cui si aggirano personaggi storditi e incapaci di connettere un pensiero oggettivo su quello che sta accadendo.

Ma perchè questo? E' solo frutto di incapacità politica? In realtà si tratta di qualcosa di diverso e precisamente del liquefarsi di un tessuto politico-sociale che ormai, a fronte delle profonde modificazioni avvenute nell'opinione della gente che è andata a votare o che si astiene, non può più contare su un'area di riferimento neppure come nicchia elettorale. Il punto è che non solo questo ceto politico non ha più nulla da dire a queste persone, ma esso stesso sta subendo una modificazione genetica che peraltro era già emersa nel corso degli ultimi avvenimenti politici.

Questa mutazione genetica ha cominciato a prendere corpo quando si è costituito il governo giallo-verde e la sinistra critica ha assunto di fatto il ruolo di mosca cocchiera del PD, non tanto e non solo come partito, ma come area istituzionale liberista e filo UE, su una serie di questioni strumentalmente agitate a scopo di impedire che qualcosa potesse cambiare negli indirizzi di governo.

A questo punto i nodi della debolezza dei riferimenti ideologici e programmatici sono venuti al pettine, sono caduti di fatto steccati che sembravano invalicabili e l'operazione Zingaretti ha facilitato il collegamento tra il nucleo liberista e pro UE e l'area che storicamente non era stata omologata, inglobandone di fatto gli aspetti movimentisti e sorosiani. L'antifascismo di maniera, il buonismo dell'accoglienza, l'allarmismo sui provvedimenti economici del governo, la creazione del mostro Salvini sono stati il terreno unificante tra liberisti e area di sinistra.

Si dirà che per i comunisti la sinistra critica ha sempre rappresentato un problema rispetto agli indirizzi di fondo. Dove sarebbe allora la novità? La novità sta nel fatto che il brodo di cultura di un certo antagonismo si è prosciugato a tal punto e si avverte una solitudine tale che avrà conseguenze anche nella elaborazione di un pensiero non omologato. E questo bisognerà metterlo in conto.

Si può dire con questo anche che un ciclo si è chiuso e non se ne potrà riaprire un altro se a livello di contraddizioni reali non si esprimeranno forze che producano un antagonismo su cui impiantare un progetto politico. Ma la questione non è a portata di mano e soprattutto bisogna vincere il pessimismo per pensare di poter lavorare per cambiare le cose.

C'è però un vantaggio che questa situazione ci offre e che bisognerebbe saper cogliere. Se la sinistra cosiddetta critica si è ridotta a qualche nicchia e ha esaurito la sua funzione, indagando però sulla situazione oggettiva e sul significato di certi indirizzi elettorali di massa si può ripartire per sviluppare una funzione di orientamento che non porti a un nuovo vicolo cieco, usando appunto un metodo comunista di interpretazione della realtà, superando tutte le scorie e gli equivoci prodotti dall'area della cosiddetta sinistra critica. In parte è quello che alcuni di noi hanno fatto rispetto al governo giallo-verde e alla scelta di voto, ma si tratterebbe ora di introdurre questo metodo anche sulle questioni generali e di prospettiva.