La prospettiva sovranista di Salvini

E-mail Stampa PDF

salvini primopianodi Pasquale Cicalese

In occasione della visita di Conte in usa pubblichiamo questo scritto di Cicalese elaborato il 9 marzo

L’analista economico de Il sole 24 ore Paolo Bricco, circa due anni fa, coniò la formula 20-60-20: era il quadro industriale che si era delineato dopo la grande crisi e che comportava che circa il 20% delle imprese erano ben capitalizzate, in forte salute e ben proiettati sui mercati esteri; il 60% era in bilico e potevano essere salvate con opportuni provvedimenti economici; il restante 20% perso.


Di quel 60% di aziende industriali si sottolineava che la situazione di apnea era dovuta al crollo della domanda interna a seguito della crisi e dell’austerità, con i consumi delle famiglie crollati di 80 miliardi e con il blocco della spesa pubblica. Da allora non è cambiato niente e la situazione è congelata a questi livelli, questo il fallimento del Pd.

La politica economica di Salvini si focalizza sul qull’80% di imprese massacrate dalla crisi. La propensione verso il mercato interno, con forti investimenti pubblici, con la flat tax e il mega condono fiscale si indirizzano proprio verso questo obiettivo. Secondo gli economisti della Lega, tra cui Borghi, Bagnai e Siri, la flat tax, finanziata con un condono fiscale il cui gettito sarebbe di 35 miliardi, con aliquota fissa al 15% del contenzioso con Equitalia, permetterebbe l’emersione dell’economia in nero e una ripresa dei consumi interni. Forti investimenti pubblici darebbero ossigeno alle costruzioni, crollate del 70% a della crisi e che potrebbero innescare multipli fiscali significativi e permetterebbero una risalita della produttività totale dei fatotri produttivi . La riforma Fornero libererebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro nelle fabbriche e soprattutto nella pubblica amministrazione, dove l’età media è di 55 anni, anche qui con forza lavoro giovanile qualificata e preparata che aumenterebbe la produttività, mentre la politica fiscale espansiva, a detta di Borghi, conseguirebbe il risultato di avere piena occupazione. Va da sé che questo potrebbe conseguirsi solo se viene coinvolto il Mezzogiorno d’Italia. E l’unico strumento che potrebbe in breve tempo assicurare tale risultato è che la Cina scelga i porti meridionali per farne piattaforme logistiche anche grazie alle ZES.

Ma la politica fiscale espansiva di Salvini implicherebbe una risalita del deficit iniziale, dunque lo sforamento dei parametri: ecco allora che i suoi economisti rifiutano i diktat di Bruxelles con l’abrogazione anche del Fiscal Compact e si assisterebbe ad una vera e propria guerra. Inoltre, la politica fiscale espansiva causa un forte import, in assenza di rivalutazioni salariale degli altri paesi, quindi potrebbe esserci nuovamente la crisi delle partite correnti, e saremmo al punto di inizio. Ne consegue che secondo gli economisti l’unica soluzione è l’uscita dall’euro, cosa che loro non nascondono affatto.

Perché mercato interno? La proiezione di Salvini e dei suoi economisti è quella di creare una base di appoggio tramite il mercato interno per il settore industriale, soprattutto del nord: da qui partire, attraverso una partnership strategica con Putin, per scalzare la Germania come primo fornitore dell’immenso mercato russo, totalmente complementare a quello italiano. Va da sé che sono contro le sanzioni. L’apparato industriale italiano, una volta penetrato il mercato russo, ne farebbe una base per il bottino più ghiotto, la Cina e l’Asia con la via della seta. Ad ovest, la partnership strategica con Trump presuppone di scalzare la Francia come primo fornitore del mercato americano, cosa già avvenuta nel 2017, e da qui aggredire le quote di mercato tedesche. Il giornalista Alberto Negri, a proposito, qualche giorno fa ha scritto che è in fieri una collaborazione strategica commerciale con gli Usa per addivenire ad un memorandum.

Se così fosse, sarebbe una politica degna del miglior Enrico Mattei.

Ecco perché fa paura: i franco tedeschi proveranno ad indebolire ancor più l’Italia, pensando magari di disgregarla anche politicamente, ma come acutamente detto mesi fa dall’economista Guido Salerno Aletta né la nuova amministrazione britannica, né Trump, né Putin, né Xi vogliono la disgregazione dell’Italia.

Salvini è entrato in un gioco più grande di lui.