Invertire la rotta

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cappellodi Francesco Cappello

FARE PRESTO E BENE PERCH
É SI MUORE DICEVA DANILO DOLCI 

Pochi si rendono conto di quel che sta per accadere se non si dovesse correre ai ripari nel brevissimo termine e nel modo più adeguato e meno compromettente possibile. Servono misure eccezionali per evitare il superamento del punto di non ritorno. Prima del virus eravamo già prossimi alla recessione. Sei milioni i poveri assoluti, 10 milioni i poveri relativi, in condizioni lavorative assai precarie, senza risparmi


La recessione è ora conclamata e a due cifre
. Crisi sia della domanda che dellofferta, blocco quasi totale dellexport. La moria generalizzata a cui rischiano di andare incontro le nostre piccole e microaziende (il 99% delle aziende italiane) rischia di scatenare un’ondata di licenziamenti non tamponabili, il fallimento di lavoratori autonomi, non adeguatamente supportati, potrebbe diventare inevitabile. Le ripercussioni di scelte sbagliate nel settore pubblico complicherebbe pericolosamente il quadro generale. La coesione sociale che è il bene comune più grande potrebbe venir meno a causa degli inevitabili disordini sociali che rischiano di dilagare nel paese. È importante supportare adeguatamente il sistema economico, pubblico e privato, con provvedimenti eccezionali che facciano finalmente ricorso a forme di finanziamento non a debito (1) al di fuori degli ormai impraticabili vincoli europei già, ampiamente e per la prima volta apertamente, violati dai paesi leader dell’eurozona. Abbiamo tutte le risorse finanziarie interne necessarie, cosa che ai più non è nota a causa di una propaganda insistente e pervasiva, che ha avuto ed ha la conseguenza pericolosissima di diffondere lidea che strumenti come il MES o i coronabonds o i prestiti del FMI siano una strada obbligata quando, viceversa, si tratta della via verso linferno. Come dice Guido Grossi cofondatore di sovranitapopolare.org è tempo di aggiustare le cose.

Mettere in primo piano leconomia interna

È necessario virare al più presto il nostro sistema produttivo verso la risposta ai bisogni interni

Riportare al primo posto leconomia interna con esportazione delle sole eccedenze con le quali finanziare limport strettamente necessario abbandonando il primato che eravamo costretti a dare allexport, perseguito a costo di una devastante svalutazione interna che ha comportato precarizzazione dei lavoratori e deflazione salariale

Restituire il primato all’economia interna sarebbe una scelta densa di conseguenze positive per la cura e il benessere delle persone, del loro territorio e la tutela autentica dellambiente.

Abbiamo unenorme forza: siamo uno dei paesi al mondo in grado di esprimere una enorme diversificazione produttiva. Sappiamo produrre di tutto. Questa capacità, parte integrante della cultura e del genio italiano, va salvaguardata aiutando artigiani, microimprese, ecc. a superare lo stallo forzato a cui lemergenza sanitaria le costringe evitandone il fallimento! La necrosi del sistema produttivo è l’emergenza più grande ai fini della praticabilità di una ricostruzione su basi strutturalmente nuove ed evolutive rispetto alla condizione precedente.

La perdita di capacità produttiva innescherebbe fenomeni inflattivi della peggio specie, quelli dovuti a scarsità dei beni necessari. 

La fine della globalizzazione impone una pronta riconversione del sistema produttivo finalizzata alla risposta ai bisogni interni con adeguata sostituzione delle importazioni ovunque necessario. Bisognerà supportare leconomia su scala locale, regionale, e nazionale integrando i diversi livelli al fine di una virtuosa e pronta ricostruzione. Necessario tornare a quegli investimenti pubblici in tutti quei settori che abbiamo dovuto abbandonare perché all’interno dei vincoli europei era diventato un lusso mirare alla crescita di qualità dei servizi pubblici a cominciare dalla sanità, la previdenza sociale, la scuola, l’università, la ricerca pubblica, i trasporti, le infrastrutture, affrontando finalmente il dissesto idrogeologico di cui soffre il territorio, valorizzando, tutelandolo, il grando patrimonio storico artistico che è patrimonio comune secondo i dettami della nostra Costituzione (art. 9) e non abbandonandolo nellincuria più totale o svendendolo al peggior offerente… 

Gli investimenti, se effettuati con moneta non a debito, rigenereranno leconomia sottraendoci, finalmente, al ricatto dei mercati. 

Molteplici gli strumenti. Da quelli potentissimi già citati (vedi nota 1) sino ai circuiti di credito commerciale, ampiamente sperimentati, ad esempio e non solo, nella esperienza del sardex che utilizza camere di compensazione implementabili anche a livello europeo e persino su scala internazionale. Il tutto per inaugurare finalmente quella economia per il bene comune di cui abbiamo urgente, vitale, bisogno. 

(1) Vedi Piano di Salvezza Nazionale ; Intervista a Nino Galloni Piano di emergenza nazionale proposto da Guido Grossi (SP.org)