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Intervista a Lorenza Carlassare realizzata da Gianni Saporetti

Il combinato riforma costituzionale-legge elettorale teso ad accentrare il potere sull’esecutivo e a rendere manipolabili gli organi di garanzia; un senato che non si sa cosa rappresenterà, nominato per ripartizione partitica, ma che avrà funzioni molto importanti; una legge elettorale che vuol far diventare maggioranza chi non lo è e che permetterà l’elezione diretta del capo del governo; l’esempio della legge truffa del ’53, niente in confronto a questa. Intervista a Lorenza Carlassare.

Per molti di coloro che si battono per il no la riforma costituzionale insieme alla riforma elettorale fa parte di un unico disegno. Lei cosa pensa? 

Certamente sono due cose intrecciate. Tempo fa avevo scritto che il primo, reale obiettivo era la riforma elettorale, tant’è vero che l’hanno voluta approvare per prima perché altrimenti la riforma costituzionale non avrebbe realizzato lo stesso effetto che i suoi proponenti volevano ottenere. è l’intreccio delle due che rivela una filosofia complessiva molto semplice: restringere la sfera di partecipazione. 


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Per molti di coloro che si battono per il no la riforma costituzionale insieme alla riforma elettorale fa parte di un unico disegno. Lei cosa pensa? 
Certamente sono due cose intrecciate. Tempo fa avevo scritto che il primo, reale obiettivo era la riforma elettorale, tant’è vero che l’hanno voluta approvare per prima perché altrimenti la riforma costituzionale non avrebbe realizzato lo stesso effetto che  i suoi proponenti volevano ottenere. è l’intreccio delle due che rivela una filosofia complessiva molto semplice: restringere la sfera di partecipazione. Da molti anni si cerca di verticalizzare il potere e di togliere dalla scena istituzionale le voci minoritarie e quelle che esprimono i bisogni sociali che costano. Non si vuole che queste domande sociali riescano ad arrivare alle istituzioni, che possano avere voce e trovare ascolto   sottraendo risorse agli interessi consolidati. Proprio a questo serve un sistema elettorale che artificialmente, attraverso il premio,  trasformi in maggioranza assoluta una forza politica, la quale, posta in posizione dominante, renda ininfluenti tutte le altre, soffocando la molteplicità delle voci. La controversia tra la Fiat e la Fiom, dove si è tolta perfino la rappresentanza in fabbrica a una delle più importanti associazioni sindacali è un esempio chiaro! Per fortuna la Fiom ha fatto ricorso alla Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima quell’esclusione. Mi chiedo: se in Parlamento ci fosse stata una voce che si fosse levata a difesa di questi operai così vilipesi in una Repubblica che per Costituzione, ricordiamolo, dovrebbe essere fondata sul lavoro (art.1), forse anche la dirigenza Marchionne non avrebbe avuto il coraggio di spingersi così avanti. La verità è che nessuno li ha difesi: in Parlamento quegli interessi erano privi di rappresentanza!