Perché nessuno parla del proporzionale?

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Il dibattito sulla nuova legge elettorale e la corsa per approvarla – cominciata come breve volata, e trasformatasi poi in mezzofondo se non in maratona – si sono sviluppati mettendo in ombra un dato fondamentale: una legge elettorale esiste, e non è il Porcellum (per inciso: la mania di dare alle leggi elettorali i nomignoli in “-um”, che costringe – per farsi capire – a parlare di Mattarellum, Consultellum e Italicum, è una colpa della quale Sartori e i suoi epigoni sciocchi dovrebbero rendere conto al tribunale della Storia).

La Corte Costituzionale (dopo una vicenda processuale lanciata ad arte – si può dire – proprio per condurre al giudizio di legittimità costituzionale) è intervenuta sul testo delle leggi elettorali di Camera e Senato1 trasformandole in senso nettamente proporzionale, con l’eliminazione dei premi di maggioranza (e, inoltre, introducendo le preferenze). Intervento politico, certo, come non può non essere quello di un giudice delle leggi. Il sistema risultante è simile a quello della cosiddetta Prima Repubblica. 


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