Un ricordo di Carla Nespolo

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nespolo carla podiodi Stefano Barbieri

Ciao Carla,

Così ti abbiamo salutato per l’ultima volta nella tua città, Alessandria che, pur avendo tu girato in lungo e in largo per l’Italia, amavi tanto e conoscevi come fosse il cortile di casa tua.


I tuoi luoghi, la tua terra, dove hai fatto così tante cose: Consigliere provinciale, poi Assessore all'Istruzione della Provincia. Poi il grande salto nel 1976: prima Parlamentare comunista piemontese, eletta alla Camera per due legislature poi, dal 1983 al 1992, Senatrice della Repubblica, per due legislature e in quegli anni via, su e giù tra Roma e Alessandria, divisa tra il fare la Segretaria della commissione Affari Costituzionali, presieduta da Nilde Iotti, ai comizi davanti alla Michelin, perché...”la politica si fa a partire da casa tua, dal tuo territorio, mica calata dall’alto nei collegi “sicuri” e la politica o è passione, emozione, sacrificio, studio o non è”.

E studiavi e poi studiavi ancora, professoressa Carla Nespolo, perché “...noi dobbiamo continuare a studiare” e così diventavi Vicepresidente della Commissione Istruzione e poi della Commissione Ambiente, relatrice della Legge per la riforma della scuola secondaria superiore e ancora membro della Commissione di Vigilanza Rai e relatrice di innumerevoli proposte di legge sui diritti delle donne, dentro la Commissione speciale per la Legge sulla parità uomo-donna nel lavoro, perché su questo, soprattutto, non transigevi: la questione di genere, la parità, il femminismo, che molte delle compagne che hai incontrato sulla tua strada e un pò ti hanno fatto le pulci, mica lo sapevano cosa avevi fatto, anche per la loro libertà.

E chissà quante altre cose ancora, perché dopo un pò che ce le raccontavamo, io ti dicevo che mi avevi stufato e scoppiavo a ridere nel vedere la tua faccia fintamente risentita che mi mandava, per l’ennesima volta, bellamente a quel paese.

Quando sei stata designata Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Alessandria, subito si è volato alto, rendendo l’Istituto sempre più un riferimento imprescindibile nel panorama culturale di questa Regione e non solo, assumendo posizioni coraggiose e avanzate sui temi della Resistenza, ai quali aggiungevi passaggi dirompenti in materia di politica estera, contro i nuovi rigurgiti golpisti di destra e neo fascisti come accaduto in Ukraina, nei paesi dell’America latina, che ti hanno portato a scontri difficili anche con quella parte delle sedicenti sinistre liberali e riformiste, sempre allineate all’imperialismo capitalista che tu sapevi bene individuare, perché non hai mai smesso di saper leggere il mondo per quello che era.

Poi è arrivato l’ANPI, la proposta della Segreteria e il voto del Congresso: porca miseria, Carla! La prima donna Presidente dell’ANPI e la prima non partigiana combattente! Che orgoglio avevi e quanta determinazione, pur rispettosa, nell’ andare a dirigere quel luogo di uomini e donne che rappresenta la nostra Libertà, la storia della democrazia di questo Paese, con tutta la sua attualità proiettata nel futuro.

E’ diventato subito la tua casa l’ANPI, perché tu eri partigiana nel sangue, sempre e da sempre di parte, dalla stessa parte, quella dell’antifascismo, della Costituzione, del diritto al lavoro e dei diritti di chi vive del proprio lavoro. 

Mi hanno chiesto di raccontare di te, di chi eri per chi magari ti ha conosciuto poco e a me, alla fine, viene in mente solo una parola: Comunista.

Già, perché tu eri una comunista, una di quelle...”proprio del PCI”, quello di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer!!

Di quel PCI sei stata una testimone fantastica, colta e studiosa, ferma sui principi e aperta al confronto, militante generosa e dirigente attenta, di lotta e di governo come si diceva un tempo.

E di quel PCI, ti dicevamo, avevi anche i difetti, noi che ogni tanto qualcosa da ridire, a te e al PCI, ce l’avevamo, come quando decidesti di rimanere, anche tu, “nel gorgo” di una scelta che cambiò il destino di tutti noi e di un pezzo di popolo che, lentamente, perdemmo, tutti. 

E della storia di quel PCI hai vissuto prima la gloria e poi la profonda tristezza per la sua fine, fino a rallentare la corsa alla tua grande passione.

Però c’eri, ci sei sempre stata e litigavamo e non capivi e io e altri non capivamo te, ma c’eri e c’eravamo, insieme, compagni. Sempre.

Ma le stagioni della politica si sono aperte a nuovi tempi e a te, forse un po triste, ma mai pentita o doma, è tornata la voglia di combattere in prima fila per dimostrare che è giusto e necessario essere comunisti, anche nel terzo millennio, anche dopo le sconfitte e l’affermarsi di una società che non ti è mai piaciuta, che piega gli ultimi, abbandona i poveri, umilia il lavoro, cancella i diversi di colore, credo, opinione e orientamento sessuale, un’idea del mondo che trova voce e rappresentanza non solo a destra e che, anzi, a volte, su alcuni temi, calza a pennello a quelli che, a torto, si ritengono eredi di quella che viene considerata l’espressione più alta del movimento operaio e comunista del nostro Paese. Niente di tutto questo era più lontano da te, dal tuo pensare e agire, tanto che non hai esitato, anche nella tua città, a scegliere la battaglia politica contro quel centrosinistra, incrociando un confronto, a tratti appassionato, con luoghi della politica a noi quasi sconosciuti, tra gli strali e le calunnie che non ti hanno piegato.

E allora dai Carla, ci siamo si riparte, via insieme, ancora con nuovi strumenti e luoghi di studio e di confronto ed elaborazione politica, Critica Marxista, l’Ernesto, Marx XXI e i partiti, Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani, e si litiga ancora (“pancia molla” !!- “voi due non capite niente!!”) e poi ci si abbraccia e si decide insieme (“va bene, stavolta facciamo come dici tu anche se non mi hai convinto, ma ti voglio talmente bene che…”) e “...avanti compagne e compagni, al lavoro e alla lotta, che siamo ancora meno, ma vedrete che ci riprendiamo, perché è giusto essere comunisti e io sono onorata di essere qui con voi!”… e viene giù la sala dagli applausi...però, Dario, la Carla, eh!! 

E hai lottato, fino alla fine, sempre.

Oggi il nostro tempo suona una musica diversa, compagna mia, un’aria lontana, quasi impercettibile. Forse lo spartito e gli strumenti di questa musica non li riconosciamo più, ma tornerà quel suono che abbiamo amato tanto, quelle note che ci parlano della Pace, della libertà, dell’orgoglio dei lavoratori, della Costituzione nata dalla Resistenza, del socialismo.

E lo ascolteremo ancora insieme, tra compagni, ovunque sarai, ovunque saremo.

Adesso ti lascio andare e spero che il tuo viaggio sia più sereno dei tuoi ultimi giorni e che tu possa riposare in Pace; domani, molti di noi saranno un po' più soli. Di sicuro lo saremo Dario ed io.

Ecco, Carla Nespolo: una Comunista.

Ciao compagna e amica mia.