Il vero antifascismo è in piazza oggi

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bandierarossa puntaRiceviamo da Norberto Natali e volentieri pubblichiamo

A ROMA I LAVORATORI (CON LE PROPRIE BANDIERE ROSSE) IN LOTTA.

Circa sette anni fa, Beppe Grillo disse in tv praticamente la stessa scemenza -a proposito di Casapound- ripetuta oggi dal signor Ogongo, presentato come “plenipotenziario romano” delle sardine.

Ricordo che all’epoca arrivai al limite della lite, per questo motivo, con un paio di amici che sostenevano allora il M5S (anch’esse persone degnissime ed avevano motivi validi, come tanti compagni-sardine di oggi). Non dico che li trattai quasi come fascisti ma la mia reazione fu chiara: se uno dice così di Casapound non mi interessa altro, chi lo segue è disposto a seguire i fascisti.


Quel genere di reazione fu molto diffusa, da parte di singoli e varie organizzazioni, compresi molti sostenitori attuali delle sardine. Anzi, da parte degli ambienti di questi ultimi, ci fu un lungo martellamento sulla questione e per molto tempo venne insistentemente ritrasmessa la registrazione di quella frase, malgrado precisazioni e rettifiche (un po’ improbabili) dei pentastellati.

Ricordo che per anni, i grillini furono considerati come dei fascisti, non solo per il motivo suddetto ma anche perché sostenevano di non essere di destra né di sinistra (pur rispettando la Costituzione) e di non volere bandiere o partiti ma anzi di volerli combattere.

Oggi io ho mantenuto più o meno la stessa posizione di quella volta rispetto a Grillo e mi ha molto impressionato, invece, l’atteggiamento di molte sardine, alcune delle quali hanno completamente rovesciato le posizioni di allora.

Mi ha fatto tristezza vedere certi compagni ridotti alla caricatura fatta nei film di Don Camillo, schierarsi in un’ottusa difesa di questo movimento che avrebbero potuto fare anche, però, condannando la frase su Casapound e perfino criticando questo signor Ogongo il quale -finora- non mi risulta abbia chiesto scusa né che ciò gli sia stato chiesto da qualcuno.

Si sono limitati a dire che l’intervista era stata smentita ma ciò non è vero: si trattava di un comunicato stampa che non contestava minimamente l’autenticità dell’intervista ma, molto timidamente e un po’ contraddittoriamente, prendeva le distanze da Ogongo.

C’è voluto, dopo qualche ora, il solito Santori (gliene va dato atto) per fare una dichiarazione minima ma che nessuno (nonostante tanti interventi) aveva fatto: Ogongo ha sbagliato e la nostra “linea” è diversa. Più precisamente si è limitato ad un cauto “ha commesso un’ingenuità” (con il fascismo di mezzo non c’è mai nulla di ingenuo) ma per il momento ci possiamo accontentare. Questo, però, ha moltiplicato la mia amarezza: perché molti compagni (e tanti “antifascistoni”) per diverse ore hanno evitato di dire la stessa cosa del loro capo? Perché hanno continuato a difendere -direttamente o indirettamente o facendo finta di niente- il loro “plenipotenziario romano” proprio come avrebbero fatto i trinariciuti di Peppone? Che cosa dico ai miei vicini di Casalbruciato -che furono insultati e criminalizzati perché qui venne due giorni Casapound- ora che molti di quelli che li hanno offesi evitano di pronunciarsi su questa stupida intervista?

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Per concludere, in futuro se riesco vorrei riprendere tre argomenti che scaturiscono da questo fatto.

1. Con le sardine si è disceso un nuovo gradino storico nella disorganizzazione, non-democrazia e non-partecipazione. Considerando anche la censura della lettera dei giovani delle borgate, la gente è ridotta al ruolo di figuranti che vengono chiamati e congedati a fare delle manifestazione-esibizione per motivi declinati in modo vago e generico. In realtà non contano niente, tanto che nessuno si sogna di proporre -per fare un esempio- che questo signor Ogongo venga rimosso dal suo ruolo di amministratore delle sardine romane (e chi lo ha nominato?).

2. La totale accettazione di quanto sopra, la subalternità e il fideismo anche di fronte all’apertura ai fascisti (seppure di un solo “dirigente”) e la totale sottomissione alla discriminazione della bandiera rossa -da parte di persone che si ritengono comuniste o molto di sinistra- deve farci aprire una riflessione scomoda e dolorosa, la quale ci rimanda agli sviluppi moderni della teoria dell’alienazione di Marx ed Engels. Nelle sardine si individuano molte categorie di aderenti, prima di tutto persone sincere e dai saldi ideali che sarebbero preziose nella lotta per il cambiamento della società, poi ci sono anche i marpioni che agiscono nell’ombra per tradirli. Tuttavia ci sono anche altri che da decenni abboccano passivamente a tutte le trappole della borghesia, i quali istintivamente rifiutano qualunque autocritica delle loro scelte passate e sono i più influenzabili dalla propaganda borghese. Credono di essere antirazzisti e antifascisti nello stesso modo in cui pensano sia giusto (ancorchè sgradevole) allungare l’età pensionabile perché “aumenta l’età media della vita”: si bevono tutto quello che gli propina la tv! A questo proposito, farei un sondaggio tra di loro chiedendo quali sono le due peggiori dittature al mondo: sono convinto di indovinare già le risposte!

3. La natura delle sardine è di movimento conservatore e trasformista di massa, la prima applicazione in Italia dell’infame risoluzione del parlamento europeo che chiede la messa al bando dei comunisti equiparandoli ai nazisti. Sarò grossolano per essere conciso: l’antifascismo è un “impasto” di borghesia liberale, interclassismo cattolico e proletariato marxista. La funzione delle sardine è liberarsi del terzo fattore, snaturando (tradendo) l’antifascismo a puro fenomeno liberalcattolico. Tuttavia è l’alleanza col proletariato marxista la vera novità, peculiarità, dell’antifascismo e della Resistenza. La polpetta liberalcattolica, di per sé, invece, è esattamente il regime che c’era fino a 100 anni fa, ossia quello che ha generato il fascismo!

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Per i suddetti motivi, soprattutto il terzo, il vero antifascismo è quello dei lavoratori in lotta oggi a Roma tra i quali non è vietata la bandiera rossa e ve ne sono anche altre, ugualmente antifasciste. Questo a prescindere dagli errori e dalle gravi colpe, anche di vecchia data, delle dirigenze sindacali confederali. Per questo la funzione delle sardine è di escludere la lotta di classe dalla sfera dell’antifascismo e della democrazia, per questo se ne fregano dei problemi immediati ma anche delle radici profonde e delle soluzioni di fondo per cui tanti operai sono oggi in piazza.

L’antifascismo delle sardine (benchè momentaneamente possano cascarci anche dei proletari) è quello della gente che sta bene e che pensa di mantenere o incrementare il proprio benessere con gli affari garantiti dalla UE e dall’euro. Noi abbiamo conosciuto un nazionalismo italiano ma prima del risorgimento, per esempio, il “nazionalismo” era quello relativo al Regno Borbonico o al Granducato di Toscana, ecc. Poi si sono combattuti i sostenitori di due tipi di “stati”: quelli appena accennati e quello unitario italiano.

Oggi accade qualcosa di simile con l’Unione Europea e questo è il punto: l’accesa polemica delle sardine contro il “sovranismo” è in realtà l’espressione del nazionalismo e del “sovranismo” della UE e -in questo senso- qualcuno dovrebbe spiegarmi perché non è populismo (con le proprie peculiarità) anche questo movimento, fatto solo di gente, con motivazioni comuni e senza bandiere di parte.

Il vero antifascismo è quello in piazza oggi a Roma perché è sempre vero l’art. 1 della nostra Costituzione: la democrazia è fondata sul lavoro (sui lavoratori) ed è tale se c’è sovranità ma del popolo, dunque se il potere spetta al popolo lavoratore e non alla UE o alla NATO.