Italia

Scioperi, il Garante vuole riscrivere la Costituzione

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di Unione Sindacale di Base

da usb.it

Il cosiddetto garante degli scioperi, in linea con governo e molte forze politiche, ha affermato che “senza voler pregiudicare il diritto costituzionale di tutti i sindacati a poter proclamare lo sciopero, sarebbe opportuno collegare il potere di proclamazione dello sciopero, nel settore dei servizi pubblici essenziali, al raggiungimento di parametri di rappresentatività” e che il conflitto nel settore dei servizi “non è più riconducibile alla figura dello sciopero”.

E che sarebbe mai il conflitto nel settore dei servizi? Che cosa è questa, una minaccia e l'invito a reprimere chi sciopera?

Giuseppe Santoro Passarelli, cioè colui che dovrebbe assicurare e contemperare il diritto di sciopero e quello alla mobilità e non il diritto delle aziende a non subire scioperi, dovrebbe anche sapere che secondo la Costituzione l'esercizio dello sciopero è un diritto costituzionale del singolo lavoratore.

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Giù le mani dal diritto di sciopero!

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sciopero Atacdi Unione Sindacale di Base
da contropiano.org

Si scatenano i corvi della governabilità autoritaria

Quando i lavoratori scioperano, rimettendoci una giornata di lavoro in busta paga, tutti dovrebbero chiedersi il perché si sciopera, ma in Italia la consuetudine è diversa. L’obiettivo fondamentale diventa non solo quello di attaccare i lavoratori e i sindacati che indicono lo sciopero, ma il senso e il valore dello sciopero come strumento di conflitto e di risoluzione delle controversie sui posti di lavoro, così come previsto anche dalla Costituzione italiana.

E così il Commissario Gubitosi dice che è da irresponsabili scioperare in Alitalia proprio mentre continua a sostenere che la cassa integrazione sia inevitabile e che occorre aggredire tutti i costi, nonostante ormai sia acclarato che non è il costo del lavoro il problema fondamentale della compagnia aerea ma la gestione complessiva di una proprietà privata che ha affossato i bilanci con accordi senza senso, leasing di aerei a condizioni disastrose, carburante superpagato e chissà cosa altro dovremo scoprire nei prossimi giorni.

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16 giugno, la logistica si ferma

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16062017 scioperotrasportidi Marta FanaSimone Fana
da sbilanciamoci.info

Il 16 giugno i lavoratori della logistica e dei trasporti incroceranno le braccia a seguito dello sciopero nazionale indetto dai sindacati di base per il rinnovo del contratto. Ecco quale è la posta in gioco

Venerdì 16 giugno i lavoratori del settore logistica e trasporti incroceranno le braccia, a seguito dello sciopero nazionale indetto dai sindacati di base, in vista del rinnovo del contratto collettivo di riferimento. Una decisione che conferma l’alto tasso di conflittualità che attraversa l’intero comparto, investito negli ultimi anni da numerose vertenze che hanno riguardato grandi gruppi industriali come Coca Cola, TNT, GLS, Alitalia.

La logistica è diventato il motore di una nuova ondata di mobilitazioni che stanno ridisegnando il perimetro della lotta operaia, trasformando il quadro sindacale e l’intero assetto delle relazioni industriali. In questo contesto, si situano le rivendicazioni dei sindacati di base (Adl Cobas, Si Cobas, Cub, Sgb, Slai Cobas, Usi) che oggi confluiscono in una piattaforma per il rinnovo del CCNL. Tra le richieste avanzate al tavolo delle trattative vi è il riconoscimento del pluralismo della rappresentanza e del diritto a incidere sul sistema di nomina delle RSA e RSU a livello aziendale, nonché un ruolo di primo piano nella contrattazione nazionale.

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L’involuzione del lavoro e la nuova classe operaia

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di Alba Vastano e Roberto Villani
da lacittafutura.it

Un matassa di leggi incostituzionali ha distrutto lo statuto dei lavoratori. Aprire una stagione di lotta è l’unica possibile soluzione per fermare questo sfacelo.

“Per avere consapevolezza del presente, occorre conoscere il passato per poter poi anticipare le trasformazioni del futuro” (Usb-Settore telecomunicazioni)

Anche se si è vista solo la punta dell’iceberg, riguardo l’insofferenza dei lavoratori, il 27 maggio a Roma c’è stata un’importante protesta, partita dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali di base di Alitalia. E’ la risposta al ricatto aziendale ed ai 2000 licenziamenti programmati, ma fatta propria da tante realtà del mondo del lavoro, contro l’arroganza padronale e le politiche di un governo che continua ad ignorare le richieste dei tanti lavoratori licenziati in diverse attività produttive capitoline e che non riconosce in alcun modo le forze sociali e sindacali. Sempre più numerose sono le vertenze aperte da chi viene messo sotto il ricatto di accettare un lavoro sottopagato, privo di ogni tutela o venire espulso dalla produzione.

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Il ritorno dei Voucher e del loro abuso

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di Carmine Tomeo

da www.lacittafutura.it

Il governo reintroduce i voucher ed il loro abuso a beneficio della medesima, vastissima, platea di committenti.

Diciamo la verità: quando poche settimane fa il governo, con tratto di penna, aveva cancellato i voucher, quanti credevano davvero nella buona fede dell’esecutivo? Di certo non occorreva intrufolarsi segretamente nelle stanze di Palazzo Chigi per capire che l’intenzione di Gentiloni e Renzi non era fare un passo indietro rispetto alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, ma semmai di evitare il referendum promosso dalla Cgil, che avrebbe potuto segnare la seconda, pesante sconfitta del governo in una consultazione popolare, dopo quella dello scorso dicembre sulle modifiche costituzionali. Ed infatti, alla prima occasione utile, l’uscita da destra dai voucher è arrivata con un emendamento alla manovra economica correttiva che reintroduce i buoni lavoro sotto altro nome nel giorno in cui milioni di cittadini si sarebbero dovuti esprimere per la sua abrogazione.

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71° della Repubblica: poco da festeggiare, molto da lottare

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di Angelo d’Orsi
da temi.repubblica.it

C’è poco da festeggiare, verrebbe, banalmente, da dire, secondo una formula a cui troppo spesso facciamo ricorso, nel pubblico e nel privato, davanti alle ricorrenze temporali, ai compleanni, specialmente. E questo 71° della Repubblica ci coglie smarriti, scoraggiati, tentati dalla voglia di “salire sugli alberi”, come il protagonista del Barone rampante di Italo Calvino, anche se la tentazione del disimpegno viene allontanata, ma con gran pena, perché sempre più spesso si ha l’impressione che questo Paese non abbia vera speranza di uscire dalla via melmosa in cui si dibatte. 

Certo, abbiamo avuto uno straordinario momento di mobilitazione popolare, di partecipazione civile, di lavoro collettivo per un grande obiettivo politico, che si può sintetizzare nella salvezza stessa della Repubblica, con il referendum del 4 dicembre in difesa degli assetti istituzionali, a cominciare da quel baluardo che è la Carta Costituzionale. Eppure, v’è da essere amaramente disillusi quando si guarda all’esito di quell’azione corale, fondata sul lavoro di decine di migliaia di persone, che generosamente si sono buttate nella mischia, sacrificando tempo energie denaro, in nome della tutela di un interesse generale, di un vero “bene comune”. 

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Lo sbarramento della democrazia

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parlamentodi Ruggero Giacomini per Marx21.it

E’ noto che l’attuale maggioranza del parlamento italiano deve in gran parte la propria investitura ad una legge elettorale porcata, tale riconosciuta dagli stessi promotori e in quanto tale dichiarata anticostituzionale e abrogata con sentenza della Corte costituzionale.

Nonostante ciò, o forse proprio per ciò, la stessa maggioranza ha  concepito un vero e proprio accanimento contro la Costituzione nata dalla Resistenza.

E’ stato appena respinto con il referendum un grave attacco distruttivo pilotato dal segretario del PD Renzi, e si poteva legittimamente sperare che si fosse aperta finalmente la via per l’attuazione dei principi costituzionali a partire dai diritti e dalla dignità del lavoro. E invece ecco che un nuovo attacco si profila su uno dei punti più sensibili della democrazia, quello della legge elettorale.

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L’Industria 4.0 rilancia la manifattura emiliana, non l’occupazione

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fabbrica catenadimontaggioda Contropiano.org

Scriveva qualche mese fa l’Huffington Post: “Il piano Industria 4.0, fortemente voluto da Confindustria e promosso dal governo, potrebbe rappresentare una grande opportunità per rilanciare l’industria manifatturiera nazionale. Puntando sull’innovazione tecnologica, il piano identifica 9 aree tecnologiche coinvolte nell’automazione industriale e introduce agevolazioni fiscali per le aziende che investono in produzione additiva, robotica industriale, integrazioni verticali e orizzontali, big data, cyber sicurezza, cloud, internet delle cose, simulazione e realtà aumentata. Per una nazione che vive di piccole e medie imprese manifatturiere, le aggregazioni tra imprese per aumentare la dimensione aziendale, l’ammodernamento delle linee di produzione, e le innovazioni tecnologiche, saranno i principali fattori di rilancio competitivo. La diminuzione del carico fiscale su imprese e lavoro, sarà decisiva e dovrà tornare a essere il primo obiettivo del governo italiano.”

Questo il piano su cui si basa l’Italia per il rilancio dell’economia, che vedrà in 5 anni il taglio di 1 milione di posti di lavoro, e che dovrebbe massimizzare la produttività e i profitti. D’altronde, come già si ricordava in questo giornale, un robot fa lo stesso lavoro rispetto ad un essere umano, col vantaggio di essere più preciso, più veloce, più silenzioso, e con meno (zero) bisogni sociali da soddisfare.

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L’Italia ha bisogno di sentire “qualcosa di sinistra”

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bandierarossa acquerellodi Marco Valente
da eticaeconomia.it

Marco Valente analizza alcune delle principali iniziative di politica economica attuate dal governo Renzi e sostiene che esse sono non solo estranee alla tradizione politica dei partiti di sinistra ma anche basate su una prospettiva teorica del funzionamento dell’economia obsoleta e screditata. La conclusione di Valente è che quelle iniziative non sono in grado di far fronte ai problemi per i quali sono state adottate e, al contrario, rischiano di aggravarli se non verranno sostituite da azioni politiche “di sinistra”.

I governi espressi da partiti che si rifanno a tradizioni politiche di sinistra hanno sistematicamente adottato politiche economiche improntate alla “responsabilità” di governo. Non hanno cioè voluto perseguire obiettivi di diretto vantaggio per le proprie fasce sociali di riferimento (lavoratori dipendenti, cittadini a basso reddito, pensionati, disoccupati, ecc.) ma hanno preferito obiettivi che, nelle intenzioni dichiarate, sono di interesse del sistema paese nel suo complesso. Indipendentemente dalla valutazione politica che si voglia fare rispetto a questa strategia, il problema fondamentale è la scelta della prospettiva teorica adottata per determinare quali fossero gli interventi di politica economica necessari. 

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