Internazionale

«Un punto di non ritorno»

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intervista a cura di Geraldina Colotti | su il Manifesto

 

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ELIKIA M'BOKOLO · Lo storico africano analizza le conseguenze della situazione in Libia

 

«Prima Saddam Hussein, ora Muammar Gheddafi, il messaggio delle potenze occidentali è chiaro: non siete padroni in casa vostra. Dopo quella al comunismo, ora è in corso una guerrra contro i popoli del sud per il possesso delle loro risorse». Così lo storico congolese Elikia M'Bokolo commenta a caldo l'uccisione del Colonnello libico. Nato a Kinshasa nel '44, M'Bokolo ha dovuto abbandonare il suo paese nel '61, dopo l'assassinio del padre dell'indipendenza congolese Patrice Lumumba, e si è trasferito con la famiglia in Francia. Autore di numerose opere sulla storia del continente africano (in Italiano L'invenzione dell'etnia, scritto insieme a Jean-Loup Amselle e pubblicato da Meltemi nel 2008), dirige il Centro per gli studi africani all'École des hautes études en sciences sociales di Parigi. Lo abbiamo incontrato a Parma, ospite di un seminario organizzato dall'associazione Kuminda e abbiamo discusso di Africa, democrazia e primavere arabe.

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«L'odio seminato provocherà ancora scontri e tante vittime»

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intervista ad Angelo Del Boca a cura di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto

 

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«Il raìs è morto, ma il paese è stremato e distrutto da una guerra civile non ancora conclusa»

 

L'uccisione di Muammar Gheddafi è già un «giallo». «Grazie alla nostra offensiva», rassicura un portavoce del Cnt, e un altro precisa «era ferito alle gambe, non sparate ha gridato, è stato portato a Misurata e nel trasporto è morto», «Ferito alle gambe e colpo mortale alla testa» cambia versione un altro comandante degli insorti, «No, l'ho visto su un cellulare, era vivo al momento della cattura» testimonia Tony Birtley inviato di Al Jazeera. Poi la conferma della versione più credibile: sono stati i cacciabombardieri o gli elicotteri Nato che hanno colpito a più riprese il convoglio di decine di macchine che, con quella di Gheddafi, provava a forzare il blocco prima verso Bengasi poi verso Misurata. Un convoglio che ha continuato a combattere fino alla fine. Sulla morte del raìs abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo Angelo Del Boca, biografo di Gheddafi.

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Libia. Macellazioni finali

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di Marinella Correggia | su www.contropiano.org

 

gheddafi cadavereCarnefici (Nato-Cnt), Plaudenti (Ban Ki Moon, Napolitano, UE…) e astenuti

 

1.   Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (GUARDA IL VIDEO) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali.

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La barbara conclusione di una barbara guerra colonialista. Gheddafi assassinato

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di Domenico Losurdo, domenicolosurdo.blogspot.com

 

gheddafigiovaneNei giorni scorsi Gianfranco Fini ha espresso rammarico per le iniziali titubanze mostrate dall’Italia in occasione dello scatenamento della guerra Nato contro la Libia. Chiaramente il Presidente della Camera non riesce a rompere col suo passato di campione del fascismo e del colonialismo. Ecco quello scrivo nel mio libro "Il linguaggio dell’Impero"

 

Chi assume posizione netta contro la politica di Israele è facilmente sospettato di antisemitismo; ma perché far valere a senso unico questa ermeneutica del sospetto?Si prenda, per quanto riguarda l’Italia, un politico di primo piano quale Gianfranco Fini. La sua marcia di avvicinamento allo «Stato ebraico» è iniziata diversi anni fa allorché di Mussolini ha ritenuto opportuno criticare soltanto la legislazione antisemita: «Fino al 1938, cioè fino a un minuto prima della firma delle leggi razziali [antisemite], io credo che sia molto difficile giudicare il fascismo in modo complessivamente negativo». E le leggi razziali a danno degli «indigeni» (arabi e neri) nell’impero coloniale fascista? E i massacri in Etiopia? E l’impiego massiccio di iprite e gas asfissianti, i campi di concentramento?

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Francescaglia sulla morte di Gheddafi

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"Raggelante commento di Berlusconi"


"Il commento di Berlusconi alla morte di Gheddafi è raggelante. Sic transit gloria mundi, la guerra è finita, ha esclamato spensierato alla notizia della morte di un amico a cui baciava la mano in pubblico". Per Francesco Francescaglia, responsabile nazionale esteri del Pdci-Federazione della Sinistra, è "la stessa spensieratezza con cui ha dichiarato alla Libia una guerra imperialista e neocoloniale che ha scatenato una guerra civile ed ha provocato migliaia di vittime innocenti. Sono ancora non chiare le modalità della morte di Gheddafi, la più accreditata è quella di un colpo alla testa, un assassinio a sangue freddo. E che la guerra sia finita è tutto da verificare. La storia insegna che dalle guerre vengono altre guerre o regimi sanguinari e crudeli. Lo dimostrano i casi dell’Iraq e dell’Afghanistan. Non è mai accaduto che gli interventi Nato abbiano risolto situazioni di conflitto, da sempre si rivelano criminali e inutili".

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In Africa centrale la prossima guerra di Obama

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di Antonio Mazzeohttp://antoniomazzeoblog.blogspot.com/

 

obama presidentDopo Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen e Libia è l’ora dell’escalation militare USA in Africa centrale. Assassinato Osama bin laden, sconfitto Gheddafi, il nemico number one dell’amministrazione Obama è divenuto Joseph Kony, il capo supremo del Lord’s Resistance Army (Esercito del Signore), l’organizzazione di ribelli ugandesi che dalla seconda metà degli anni ’80 ad oggi si è macchiata di gravi crimini contro l’umanità, massacri, stupri e rapimenti di bambini e adolescenti.

Con una lettera al Congresso, il presidente Barack Obama ha annunciato l’invio in Africa centrale di un “piccolo numero di militari equipaggiati per il combattimento” per “fornire assistenza alle forze armate locali impegnate a sconfiggere Joseph Kony. Si tratta, in una prima fase, di un team di “consiglieri” delle forze operative speciali USA, il cui numero dovrebbe crescere entro un mese a un centinaio tra militari e “civili”, compreso un “secondo gruppo equipaggiato al combattimento con personale esperto in intelligence, comunicazioni e logistica”. I militari hanno raggiunto l’Uganda, ma successivamente le forze armate statunitensi potrebbero estendere il loro raggio d’azione al Sudan meridionale, al Darfur, alla Repubblica Centroafricana e alla Repubblica Democratica del Congo. Il controllo della missione è stato affidato allo Special Operations Command - Africa, il comando per le operazioni speciali nel continente con sede a Stoccarda (Germania).

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KKE: una partecipazione senza precedenti allo sciopero del 19-20 ottobre

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da http://inter.kke.gr | traduzione a cura di Marx21.it

 

pame-w350Una marea senza precedenti di centinaia di migliaia di lavoratori ha partecipato alla grandiosa manifestazione del PAME, inondando la città di Atene, qualcosa che non si vedeva da decenni, il primo giorno dello sciopero nazionale di 48 ore. Tutte le vie principali di Atene sono state riempite per ore all'inverosimile da una folla di lavoratori.

 

Manifestazioni di massa di dimensioni e partecipazione militante senza precedenti si sono svolte in tutte le città della Grecia. Queste forze si sono riunite perché non venga approvato il progetto di legge che introdurrà nuove misure antipopolari, secondo le seguenti linee: abbasso il governo e i partiti della plutocrazia, cambiamento radicale dei rapporti di forza, organizzazione e alleanza operaia-popolare per il potere. Le parole d'ordine che hanno percorso la manifestazione sono state: “Senza di te non si muove nessun ingranaggio, gli operai possono fare a meno dei padroni!” e “disobbedienza alla plutocrazia, il popolo deve formare un fronte per il potere!”. 

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L'agenda di guerra dell'imperialismo

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di Luis Carapinha su Avante, settimanale del Partito Comunista Portoghese | traduzione a cura di Marx21.it

 

ustroopsInebriati dal successo della barbarie nelle terre libiche, i paladini della guerra imperialista guardano a nuovi orizzonti. Il militarismo è sempre più necessario nel quadro quasi inevitabile di doppia recessione e dello spettro di un collasso economico che incombe sul centro capitalista. Dal quartier generale della NATO, Rassmussen esalta le virtù delle “operazioni multinazionali” ed esige maggiori sacrifici dai “partners” europei degli USA per il mantenimento dei bilanci bellici. Nella capitale libica, consegnata all'arbitrio delle orde del CNT, il senatore McCain, candidato repubblicano sconfitto da Obama nelle ultime presidenziali nordamericane, dà libero sfogo alla rabbia reazionaria dell'agenda che caratterizza l'agenda degli USA, minacciando nuove crociate per la libertà e la democrazia contro la Siria, l'Iran, la Cina e la Russia (Ria Novosti, 29.09.11).

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Incendi, terrore, caccia all' uomo. La città dei neri non esiste più

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di Lorenzo Cremonesi | da il Corriere della Sera

 

black-libya-rebel-550x368A Tawargha, in Libia, teatro della vendetta dei ribelli sui «mercenari»

 

TAWARGHA - Le palazzine bruciano piano. Un lavoro metodico, svolto senza fretta. Quelle che non si incendiano subito restano dimenticate per qualche giorno: porte e finestre sfondate, tracce di fumo sui muri, stracci di vestiti e schegge di mobili sparsi attorno. Poi gli attivisti della rivoluzione tornano ad appiccare il fuoco aiutandosi con la benzina ed il risultato è assicurato. Nei viottoli sporchi sono abbandonati alla loro sorte cani, galline, conigli, muli, pecore, mucche. Ogni tanto giunge una vettura dalla carrozzeria dipinta con i simboli del fronte anti-Gheddafi e si porta via gli animali. Gli orti sono secchi, è dai primi di agosto che nessuno si occupa di irrigarli. A parte il crepitare sommesso degli incendi, il silenzio regna sovrano. Una calma immobile, minacciosa, inquietante, spaventosa. Un benzinaio sulla provinciale poco lontano ci ha detto che non sarebbe difficile trovare la terra smossa delle fosse comuni. Ma è pericoloso, le pattuglie della guerriglia non amano curiosi da queste parti.

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