Internazionale

Grecia: nuova ondata di scioperi. Arrestati alcuni sindacalisti

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a cura della redazione di Contropiano

 

aeh greciaBoicottavano il balzello sulla casa, sindacalisti e lavoratori della compagnia elettrica arrestati dalla Polizia. Nuova ondata di scioperi contro il governo trasversale guidato dal BCE Papademos.


I dipendenti dell'azienda che gestisce l'erogazione dell'energia elettrica hanno proclamato uno sciopero di due giorni a partire da oggi in segno di protesta dopo gli arresti di quindici manifestanti, tra cui il leader del loro sindacato, la sigla autonoma Genop, Nikos Fotopoulos. «Continueremo la lotta per una vita decente. Il costo della crisi è troppo alto e dovrebbero pagarla coloro che la hanno creata», aveva affermato Fotopoulos nei giorni scorsi. I manifestanti sono stati arrestati per aver cercato di bloccare l'emissione delle bollette elettriche che includono una nuova tassa che grava su tutti i proprietari di case, al di là del loro reddito, introdotta dal governo Papandreou prima di essere sostituito dal vicepresidente della BCE Papademos. Un’imposta calcolata in base al valore teorico dell’abitazione (anche se in affitto), che colpisce pesantemente la grande massa dei disoccupati e dei precari, e il cui mancato o ritardato pagamento potrebbe ingenerare il distacco della fornitura elettrica.

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Siria: Il Canard Enchainè rivela piano NATO contro Damasco

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di Geraldina Colotti* | su il Manifesto

 

siriaSecondo il settimanale satirico francese, sempre bene informato, la Nato avrebbe preparato un intervento armato «limitato» in Siria, predisposto a partire dalla Turchia. La Francia intanto propone «corridoi umanitari» in Siria.

 

Roma, 24 novembre 2011, Nena News – Dopo aver fatto da battistrada in Libia, la Francia morde il freno anche sulla Siria. Ieri ha riconosciuto Il Consiglio nazionale – una delle due principali componenti dell’opposizione, formatisi all’estero e composta principalmente dai Fratelli musulmani – come «interlocutore legittimo» di Parigi. Al termine di un incontro con Burhan Ghalioun, leader del Cns, tenutosi nella capitale francese, Juppé ha annunciato che la Francia proporrà all’Unione europea di esaminare la possibilità che vengano istituiti «corridoi umanitari» in Siria. «I corridoi umanitari – ha aggiunto Juppé – sono un punto che abbiamo esaminato con Ghalioun e chiederò alla prossima riunione del consiglio dei ministri europei di mettere questo punto all’ordine del giorno». Secondo il settimanale satirico francese, Canard Enchainé (sempre bene informato, e che questa volta cita fonti anonime del ministero della Difesa), la Nato avrebbe già preparato un intervento armato «limitato» in Siria, predisposto a partire dalla Turchia e con la partecipazione, in un primo momento, di Francia, Gran Bretagna e militari turchi.

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Sciopero generale in Portogallo il 24 novembre

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da FIOM-CGIL, ufficio Europa

 

In seguito all’accordo siglato con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea, il Portogallo ha di fronte un programma di austerità i cui contenuti non si erano mai visti dal tempo della democrazia:

 

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- Aumento illegale dell’orario di lavoro di 2.5 ore settimanali (da 40 a 42.5) con un taglio ai salari del 7%

- Rapina sulle tredicesime e sulle ferie per i lavoratori del settore pubblico
- Ulteriori tagli di salari e pensioni
- Tagli ai sussidi di disoccupazione
- Eliminazione del sostegno sociale per le famiglie
- Taglio delle festività pubbliche
- Ulteriori privatizzazioni (inclusa acqua)
- Chiusura dei servizi pubblici e tagli al sistema sanitario.

 

Nel contesto di questo programma, il governo e gli imprenditori intendono mutilare il diritto del lavoro eliminando il divieto ai licenziamenti senza giusta causa, il diritto costituzionale alla contrattazione, il pagamento della cassa integrazione, protezione sociale dei disoccupati e la regolazione del tempo di lavoro.

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Islanda, dove i banchieri della crisi vengono arrestati

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di Guido De Togni | da http://www.net1news.org

 

islanda landsbankinn-reykREYKJAVIK - La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull'orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani. E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d'interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d'interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito.

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Contro la iper-globalizzazione

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di Vladimiro Giacché | su il Fatto Quotidiano

 

globo melaUno dei libri di argomento economico più importante degli ultimi anni è probabilmente La globalizzazione intelligente di Dani Rodrik (Roma-Bari, Laterza, 2011, pp. 382). L’assunto di fondo di questo libro, che è al tempo stesso un testo di storia, di teoria e di proposta politica, è molto chiaro: la dicotomia tra Stato e mercato, di cui si alimenta gran parte della letteratura economica contemporanea, è una falsa dicotomia. “I mercati - osserva infatti Rodrik – non si creano autonomamente, non si stabilizzano da soli, non si costruiscono le proprie regole e non possono auto-legittimarsi… Nessun paese ha risolto il problema di come garantire il proprio sviluppo senza affidare responsabilità primarie al suo settore pubblico”. A riprova di questo assunto Rodrik passa in rassegna le principali fasi del capitalismo dal mercantilismo ad oggi, dimostrando come in ogni fase il ruolo dello Stato sia stato fondamentale: nella prima grande globalizzazione, quella terminata con la prima guerra mondiale, ad esempio, l’apertura dei mercati internazionali fu forzata (anche militarmente) dall’imperialismo. “Il libero scambio – insomma – non costituisce l’ordine naturale delle cose”, né è in grado di per sé di garantire l’aumento del benessere sociale.

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Gli Stati Uniti rialzano la febbre guerrafondaia contro l'Iran con report falsi

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Traduzione di Nadia Schavecher per Marx21.it


stopwaroniranSotto la copertura di un resoconto fasullo di una agenzia delle Nazioni Unite, gli U.S.A. ed i suoi alleati stanno preparando il terreno per una attacco militare all’IRAN. Allo scopo di evitare questo pericolo per l’umanità, l’International Action Center vuole smascherare il ruolo perfido dell’agenzia in questione, L’International Atomic Energy Agency (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica- AIEA). La AIEA si dovrebbe supporre sia un’agenzia investigativa neutrale sullo sviluppo nucleare nel mondo. Invece è diventata uno strumento per l’aggressione imperialista.

 

Il report dell’AIEA, pubblicato l’8 Novembre, pretende di dimostrare che l’”Iran ha portato avanti attività relative allo sviluppo di un dispositivo nucleare” (IAEA.org). Il New York Times, un nemico dichiarato del governo iraniano afferma che il documento conferma “nuove evidenze” e dice che il report costituisce “il più duro giudizio che sia mai stato emesso” nei riguardi del programma nucleare iraniano. (9 Nov)

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Obama "l'australiano" minaccia la Cina

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

usa australia_truppeIl 60° anniversario della nascita dell’Anzus, il patto di difesa siglato nel 1951 tra Usa, Australia e Nuova Zelanda nell’ambito della strategia di contenimento del comunismo in Asia, sarebbe passato sotto un sostanziale silenzio se non fosse stato per la decisione di Obama di aprire una base di marines a Darwin nel nord dell’Australia. La base – prima presenza militare permanente di Washington sull’isola-continente - sarà inaugurata entro la fine del 2012 con l’arrivo di 250 marines che saliranno poi fino a 2500 (Marine Air and Ground Task Force). Da parte sua l’Australia aumenterà i porti di attracco e rifornimento per le portaerei americane che operano nella regione. A questo va anche aggiunto il nuovo concetto di guerra del Pentagono, uscito allo scoperto all’inizio di novembre, concepito come risposta ai crescenti sforzi militari cinesi volti a impedire l’accesso ai territori limitrofi e al cyberspazio. L’Air Sea Battle, che per alcuni funzionari della difesa Usa segna l’inizio della guerra fredda con la Cina comunista, prevede l’utilizzo di armi antisatellite, sottomarini, aerei Stealth e missili a lungo raggio che possono colpire portaerei in mare in risposta alla crescente minaccia cinese sulle vie di navigazione strategiche [1].

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Egitto, l'altra faccia delle 'rivoluzioni democratiche'

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di Maurizio Musolino


egitto tahrir_proteste-w350I militari al potere in Egitto sono venuti completamente meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si stanno rendendo responsabili di efferate violazioni che in alcuni casi hanno persino superato quelle dell’era di Hosni Mubarak.


Si svela così, tragicamente, a poche settimane dal voto, l'altra faccia delle “rivoluzioni democratiche”, su cui tanti commentatori si sono cimentati nei mesi scorsi.

 

In quei paesi si assiste ad un attacco durissimo ai diritti civili e democratici, nel tentativo di restaurare vecchie oligarchie e di mantenere equilibri antichi, il tutto alla faccia della democrazia.Le tragiche notizie che ci arrivano da piazza Tahrir si sommano a quelle che giungono dalla Libia, un paese devastato dalle bombe Nato e oggi vittima delle scorribande delle milizie filo Nato.

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Si spaccano le organizzazioni islamiche egiziane

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di Alessandro Avvisato

 

egitto folla_bandieraSulla manifestazione convocata nuovamente per oggi le forze di ispirazione religiosa si dividono. I Fratelli Musulmani disertano mentre i Salafiti lanciano l’appello alla mobilitazione. Situazione estremamente confusa. Morti e feriti ad Alessandria.

 

I Fratelli Musulmani d'Egitto, la forza politica meglio organizzata del paese, hanno annunciato che non parteciperanno alle manifestazioni di massa previste per oggi in piazza Tahrir, al Cairo, contro la giunta militare al potere. Il Partito della Libertà e Giustizia, organo politico dei Fratelli musulmani, ha annunciato che questa decisione nasce dalla preoccupazione di non “trascinare il popolo verso nuovi scontri sanguinosi con partiti che cercano vantaggi dalle tensioni” secondo un comunicato sul suo sito internet.

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