Internazionale

USA: cento giorni di solidarietà del movimento pacifista con il popolo iracheno

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di Medea Benjamin* | da www.counterpunch.org, traduzione a cura di Marx21.it

 

*Medea Benjamin è cofondatrice del gruppo per i diritti umani Global Exchange e del gruppo pacifista CODEPINK

 

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Questa settimana segna l'inizio di quello che si suppone debbano essere gli ultimi cento giorni dell'occupazione statunitense dell'Iraq. Ma se, come è stato promesso (ripetutamente) le truppe statunitensi se ne andranno dall'Iraq alla fine di quest'anno, sarà necessaria la pressione dei gruppi di base per contrastare il sempre più chiassoso coro che chiede di “occupare l'Iraq per sempre” a Washington.

 

Nonostante il fatto che ci sia un accordo dell'era Bush con il governo iracheno per andarsene, nonostante il fatto che la maggioranza degli iracheni e degli statunitensi non appoggino la continua presenza statunitense e nonostante il fatto che si dica che il Congresso è in una fase di austerità, potenti forze (compresi generali, speculatori della guerra e falchi di entrambi i partiti) stanno esercitando pressione sul presidente Obama perché violi l'accordo negoziato dal suo predecessore e mantenga una quantità significativa di soldati in Iraq quando arriverà la data limite del 31 dicembre 2011.

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Bolivia: le ONG sbagliano su Morales e l'Amazzonia

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di Federico FuentesBolivia rising | traduzione a cura di Marx21.it

 

bolivia manifestanteDichiarazioni, articoli, lettere stanno circolando in Internet chiedendo la fine della “distruzione dell'Amazzonia”.

 

L'obiettivo di queste iniziative non è rappresentato dalle corporazioni transnazionali né dai potenti governi che le appoggiano, ma il governo del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales.

 

Al centro del dibattito c'è la controversa proposta del governo boliviano di costruire un'autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 

Il Tipnis, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2.000 persone vivono in 64 comunità all'interno del TIPNIS.

 

Il 15 agosto, rappresentanti della “Subcentral” del TIPNIS che unisce queste comunità, e altri gruppi indigeni, hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell'autostrada.

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Libia: le vere ragioni della guerra

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di F. William Engdahl - globalresearch.ca | Tradotto su blogghete.altervista.org.

 

africa03-w350La decisione presa negli ultimi mesi dalla NATO di bombardare la Libia, sotto la direzione di Washington, allo scopo di ottenerne la sottomissione – con un costo per i contribuenti americani pari circa ad 1 miliardo di dollari – ha poco o nulla a che vedere con ciò che l’amministrazione Obama definisce una missione “per proteggere i civili innocenti”. In realtà, tale aggressione fa parte di un più ampio assalto strategico, progettato dalla NATO e dal Pentagono, che ha l’obiettivo specifico di porre sotto totale controllo quello che è il tallone d’Achille della Cina, e cioè la sua dipendenza strategica dalle enormi quantità di petrolio greggio e gas che vengono importate dall’estero.

 

Oggi la Cina è il secondo maggior importatore mondiale di petrolio dopo gli Stati Uniti e la distanza tra i due si sta rapidamente colmando.

 

Se diamo un’attenta occhiata ad una cartina dell’Africa e poi osserviamo l’organizzazione in Africa del nuovo African Command (AFRICOM) del Pentagono, il quadro che ne emerge è quello di una strategia accuratamente predisposta per controllare una delle più importanti fonti strategiche della Cina per l’approvvigionamento di petrolio e materie prime.

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La Siria nel mirino

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di Spartaco Puttini per Marx21.it

 

Syria Grunge_Flag_by_think0-w350Vi sono molti modi per accostarsi alla crisi in corso in Siria.

Il primo è ripetere ciò che vanno raccontando i media, a partire dall’emittente dell’emiro del Qatar, Al-Jazeera, già ampiamente compromessa con le frottole diffuse ad arte sulla crisi libica per fomentare lo scontro settario e preparare il terreno ad un’invasione militare della Jamahiria. È quanto vanno facendo i principali organi di informazione nazionale che sembra passino qualsiasi presunta notizia battuta dalle agenzie, senza preoccuparsi minimamente di controllarne l’attendibilità. Per giorni siamo stati tenuti con il fiato sospeso per la sorte di Amina, la giovane blogger siriana lesbica e attivista dei diritti umani. I giornali italiani hanno dato ampio risalto alla sua storia. Amina è stata prelevata dai servizi di sicurezza siriani e di lei, non giungono più notizie1. A dare l’allarme è la cugina, sul suo stesso blog. L’allarme è poi ripreso dalla fidanzata di Amina, una ragazza di Montreal. Qualche giorno dopo aver martellato il pubblico italiano con questa storia cominciano a serpeggiare i primi, incontenibili, dubbi sulla vicenda.

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Egitto: si riparla di nazionalizzazioni

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di Michele Giorgio | da il Manifesto

 

Egitto-Scioperi-300x200Alcuni partiti di sinistra hanno raccolto 100mila firme contro il programma di privatizzazione delle imprese pubbliche e il decreto anti-sciopero emesso dal Consiglio supremo delle Forze Armate e dal governo transitorio.

 

Roma, 01 ottobre 2011, Nena News – Ahmad Naggar invita alla cautela. «Nazionalizzare di nuovo le imprese statali svendute e privatizzate negli anni passati è un bel progetto ma difficilmente farà parte del programma dei futuri esecutivi», ci dice l’economista egiziano, autore di studi sul mondo del lavoro che hanno contribuito al dibattito sull’aumento del salario minimo (che a gennaio 2012 verrà portato a 700 pound, circa 80 euro). «Certo, nazionalizzazione è affascinante ma al momento questa possibilità riguarda solo quelle imprese statali che sono state privatizzare in modo illecito, per ora è solo una questione di legalità più che una svolta politica».

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La spirale

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di Jorge Cadima, Avante del 29 settembre 2011* | traduzione a cura di Marx21.it

 

eu stracciataAvante è il settimanale del Partito Comunista Portoghese

 

La crisi del centro capitalista si sta aggravando rapidamente. Tutti i giorni si verificano nuovi e importanti avvenimenti. Nell'Unione Europea i piani della “troika” compiono la loro missione: salvare il grande capitale finanziario, aiutarlo a saccheggiare le risorse e le ricchezze dei paesi vittime, aumentare lo sfruttamento dei lavoratori europei. Ma, come il Partito Comunista Portoghese ha sempre avvertito, non solo sprofondano i popoli nella miseria, ma aggravano tutta la situazione economica – e finanziaria – delle loro vittime. Tutti sanno (anche quelli che non lo confessano) che la Grecia non sarà mai in grado di pagare il suo sempre maggiore debito, con la sua sempre più piccola e saccheggiata economia. Il Portogallo è su questa strada. La realtà comincia ad imporsi, in tutta la sua brutale crudezza.

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