Internazionale

L’esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli

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di Thierry Meyssan, Red Voltaire

 

kikli ademI membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si confrontano sull’interpretazione di eventi che sconvolgono la Siria. Per la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, una rivoluzione scuote il paese, seguendo la “primavera araba“, è oggetto di una repressione sanguinosa. Al contrario, per la Russia e la Cina, la Siria si trova ad affrontare bande armate estere, che combatte goffamente causando vittime collaterali tra la popolazione civile che cerca di proteggere.


L’inchiesta che Réseau Voltaire ha condotto sul posto, convalida questa seconda interpretazione [1]. Abbiamo raccolto testimonianze di sopravvissuti degli attacchi dei gruppi armati. Descrivono alcuni attaccanti come iracheni, giordani o libici, riconoscibili dal loro accento, così come anche dei pashtun.

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I raduni del 10 e 24 dicembre a Mosca e i loro registi

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di Dmitriy Sedov* | traduzione dal russo di Mauro Gemma tratto da www.fondsk.ru

 

*Dmitriy Sedov è collaboratore della Fondazione di Cultura Strategica di Mosca

 

kasyanov nemtsov-w300

Non esiste alcun dubbio che il progetto messo in opera dall'opposizione informale russa, durante la preparazione e lo svolgimento delle elezioni, risponda completamente agli interessi dell'Occidente.


Il vero obiettivo perseguito con la revisione dei risultati delle elezioni, è la destabilizzazione dell'attuale governo e la collocazione al suo posto degli “eterni di ieri”, che intrallazzarono nelle strutture di potere nel periodo dell'amministrazione Eltsin. Boris Nemtsov era persona di fiducia del presidente, suo rappresentante a Nizhni Novgorod, governatore di quella regione, diventato in seguito vice primo ministro. A completare la squadra manca solo Chubais, con il quale “riformarono” il paese, mettendoci il massimo impegno.

 

Perchè l'Occidente ha bisogno di Nemtsov, Kasyanov, Chubais? Non solo perché sono propagatori dei “valori occidentali”, ma anche rappresentanti della volontà dell'Occidente. Non a caso un loro dirigente, il già defunto Gaydar, quando occupava la carica di vice primo ministro, si consultava quotidianamente con Washington, attraverso una linea riservata. Non a caso consiglieri americani sedevano nei gabinetti del “governo delle riforme democratiche” russo, dirigendo il saccheggio della ricchezza nazionale, con l'aiuto del ridotto gruppo dei “suoi ragazzi”...

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Escalation in Siria. Attentati a Damasco: "E' al Qaeda"

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a cura della Redazione di Contropiano

 

Due attentati kamikaze contro sedi della sicurezza e dei servizi segreti di Damasco: 40 morti. Proprio ieri un ministro libanese aveva denunciato infiltrazioni di Al Qaeda verso la Siria

 

siria kamikaze

All'indomani dei 13 attentati che a Baghdad hanno provocato la morte di circa 70 persone, anche la Siria è finita oggi nel mirino delle bombe, proprio nel momento in cui alcune potenze regionali - Arabia Saudita e Turchia - e mondiali - Ue e USA - accrescono le proprie pressioni e le proprie ingerenze per ottenere un cambio di regime, così come è avvenuto per la Libia.

 

40 morti e un centinaio di feriti: questo sarebbe finora il gravissimo bilancio degli attentati che questa mattina hanno colpito il centro della capitale siriana Damasco. "I due attentati compiuti a Damasco sono opera di due attentatori suicidi al volante di altrettante autobomba", ha detto la tv pubblica siriana. Le deflagrazioni sono state molto potenti ed hanno preso di mira due sedi della sicurezza locale. In base alle prime indagini gli inquirenti ritengono che dietro ci sia la mano di al-Qaeda.

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Potrà scoppiare una nuova guerra fredda?

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Quotidiano del Popolo online, 16 dicembre 2011

Traduzione dal francese di Francesco Rozza per Marx21.it

 

usa marina_pacifico-w300Il Presidente americano Barack Obama ha partecipato per la prima volta al sesto vertice dell' Asia orientale che ha avuto luogo quest'anno a Bali, in Indonesia. Successivamente, egli e il segretario di Stato americano Hillary Clinton hanno approfittato di tutte le occasioni possibili per fare conoscere le loro idee sul così detto“ritorno degli Stati Uniti in Asia”.


Obama ha annunciato che gli Stati Uniti hanno deciso d' inviare un distaccamento di 2.500 soldati che saranno di stanza in Australia, mentre Hillary Clinton ha dichiarato che il ventunesimo secolo sarà “il secolo degli Stati Uniti del Pacifico”. Tutte queste dichiarazioni e tutte queste disposizioni, adottate dagli americani per strombazzare il loro cosiddetto “ritorno”, sono seguite con trepidazione dal mondo intero che presta una grande attenzione all'evolvere della situazione.

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Seminario “Per un’analisi marxista dell’attuale crisi economica”

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vladimiro giaccheSeminario “Per un’analisi marxista dell’attuale crisi economica”


Roma, Venerdì 16 Dicembre

Vladimiro Giacchè, economista


relazione su

“La crisi globale e la fine del capitalismo dal volto umano”


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Congo: chi è Tshisekedi?

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di Tony Busselen“Solidaire”, settimanale del Partito del Lavoro del Belgio

Traduzione a cura di Marx21.it

 

Il perdente delle ultime elezioni non riconosce la sconfitta. Non c'è da stupirsi, se diamo uno sguardo al percorso del personaggio...

 

Tshisekedi mobutu

1960-1980: alfiere della dittatura mobutista

 

14 settembre 1960: primo colpo di Stato di Mobutu contro il primo ministro eletto Lumumba. Tshisekedi diventa membro del collegio dei commissari che ha rimpiazzato Lumumba, ed è responsabile della giustizia. E' sotto la sua responsabilità politica che Lumumba sarà spedito in Katanga e assassinato.

 

28 novembre 1965: secondo colpo di Stato, in seguito al quale Mobutu installa definitivamente la dittatura. Tshisekedi entra nel governo di Mobutu e e diviene contemporaneamente ministro dell'Interno, della Giustizia e in seguito del Piano. In quanto membro di questi governi, è politicamente responsabile della repressione sanguinosa dei partigiani di Lumumba. Collaborerà alla redazione del manifesto di Nsele, testo fondamentale dell'ideologia del MPR, il partito unico attraverso cui, per tre decenni, Mobutu dirigerà il paese.

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Congo: Grande sfida per la sinistra congolese

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di Tony Busselen | da Partito del Lavoro del Belgio

Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

Che un personaggio così poco credibile come Tshisekedi ottenga il 33% dei voti dovrebbe indurre i nazionalisti congolesi e la sinistra a riflettere.


etienne-tshisekedi-w300Tshisekedi ha 79 anni. La sua ideologia e la sua carriera politica sono legate alla dittatura di Mobutu, che ha distrutto completamente l'economia congolese e l'ha ridotta a un terzo di quello che era. Come è possibile che un personaggio di così scarsa credibilità possa ottenere il 33% dei voti e generare un tale entusiasmo in una parte del popolo congolese?


Una persona che ha votato per Tshisekedi mi ha detto: "So che Tshisekedi non è perfetto, ma Kabila deve andarsene. Con lui, progrediamo a 2 km/h, mentre considerando la situazione in cui siamo, dovremmo viaggiare a 30 km/h". Per una buona parte dei congolesi, il progresso economico e politico di Joseph Kabila è insopportabilmente lento. Nella loro disperazione, si dimenticano che Tshisekedi non può portare che decenni di declino.

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Un'intervista a Domenico Losurdo sulla Siria

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di Angela Zurzolowww.osservatorioiraq.it

 

Bashar-Assad-w300Cosa sta accadendo in Siria?


Non c'è ombra di dubbio che in Siria ormai è in corso una guerra civile. Persino sulla stampa occidentale si scrive che c'è un esercito siriano cosiddetto ‘libero’ che spara e uccide, e questo esercito siriano libero è appoggiato dalla Turchia, dall'Occidente. Ankara si riserva persino il diritto di istituire una sorta di ‘zona franca’ nell'ambito del territorio siriano, si riserva cioè il diritto di invadere il territorio siriano. A sua volta la Francia pronuncia la minaccia di istituire un cosiddetto ‘corridoio umanitario’, sempre a danno della sovranità siriana. Quindi, qualunque sia la posizione che noi assumiamo, dobbiamo prendere atto del fatto che è in corso una guerra da una parte e dall'altra, e che la parte che si è rivoltata contro Assad è appoggiata anche sul piano militare dalla strapotenza militare dell’Occidente e della stessa Turchia.

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«Il ministro Riccardi rifletta invece di riattivare il Trattato»

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di Tommaso Di Francesco | da il Manifesto

 

jalil-monti-w300Libia, intervista allo storico del colonialismo italiano, Angelo Del Boca

 

Il presidente del consiglio Monti e il presidente del Cnt libico Abdel Jalil hanno riattivato una settimana fa il Trattato di amicizia tra Italia e Libia sottoscritto a Bengasi nel 2008 da Berlusconi e Gheddafi. Era stato «sospeso» con l’avvio della guerra della Nato contro il Colonnello libico e in appoggio agli ins orti, perché l’art. 4 di quel Trattato prevedeva la non concessione delle basi militari italiane per azioni militari contro la Libia. Sembra una riattivazione quasi dovuta, «tecnica» da parte di un governo «tecnico», in realtà si è in pesante continuità con il governo precedente e si forza anche del ruolo preminente avuto dall’Italia nella guerra. Infatti Jalil ha ringraziato Berlusconi non certo per il baciamono al raìs ma per l’«aiutino» della nostra aviazione. Ieri l’«annuncio» – solo un annuncio, nessuna iniziativa, però – del ministro Riccardi che il governo «rivedrà» la politica migratoria in Libia. Su questo abbiamo rivolto alcune domande ad Angelo Del Boca, massimo esperto di Libia e di storia del colonialismo italiano.

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"Armare la mano dell’amico. Chiunque lui sia": i contratti Usa dietro alle vittime di piazza Tahrir

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di Marta Ghezzi | su www.osservatorioiraq.it

 

tahrir scontri-w350L’ultima nave è partita dal North Carolina (Usa) il 26 settembre scorso. Direzione Suez, Egitto. Scalo tecnico a Cagliari, Italia, il 15 novembre. Ultima in termini di tempo. Sette tonnellate di armi e munizioni, tra cui manganelli di gomma, gas lacrimogeni e fumogeni. Tutto made in Usa, tutto autorizzato dal dipartimento di Stato americano. Mittente la Combined System, Inc. Destinatario l’esercito egiziano.

 

Si tratta di quello stesso esercito che durante il fine settimana ha lasciato sull’asfalto di piazza Tahrir altri dodici morti. Anche loro gli ultimi in termini di tempo.

 

A denunciare il fatto è Amnesty International, che in un comunicato a firma di Brian Wood, coordinatore per l’associazione delle attività sul controllo delle armi, rende noti i numeri di questo commercio.

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