Internazionale

Non è questa l'Europa che vogliamo

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di Fausto Sorini | da www.comunisti-italiani.it

 

monti-merkel-sarkozy“Non siamo d'accordo con le tesi del premier Monti e del presidente Napolitano, secondo i quali si esce dalla crisi “rafforzando l'unità politica ed economica di questa Unione europea”.


L'Europa più forte che vogliono è l'Europa degli accordi tra i poteri forti delle oligarchie che hanno impedito il referendum in Grecia e le elezioni anticipate in Italia .

 

E' l'Europa che impone alla Bce di non salvare gli Stati, ma le consente di salvare le banche.

 

E' l'Europa che chiama 'unione fiscale' la sorveglianza sulle politiche di bilancio, impone di mettere il pareggio di bilancio in Costituzione e scarica sacrifici durissimi sulle spalle dei popoli.

 

E' l'Europa che ha distrutto l'economia della Grecia con manovre antipopolari di austerità e continua ad applicare a tutti i paesi in difficoltà la stessa ricetta iniqua.

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I comunisti di tutto il mondo a fianco del popolo della Palestina

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da Solidarité Internationale | Traduzione a cura di Marx21.it

 

I partiti firmatari, partecipanti ai lavori dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai ad Atene, esprimono la loro solidarietà con la lotta del popolo della Palestina. Essi la sostengono con fermezza ed esortano la comunità internazionale a rafforzare la lotta del popolo palestinese per:

 

palestina-w300

Mettere fine all'occupazione israeliana e creare uno Stato palestinese indipendente, vivibile e sovrano, sulla base delle frontiere del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale;

 

Riconoscere lo Stato palestinese, come Stato membro a pieno titolo delle Nazioni Unite;

 

Esigiamo anche:

 

Lo smantellamento di tutte le colonie che si sono impadronite delle terre palestinesi al di là delle frontiere del 1967;

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La guerra economica tra gli Stati Uniti e l’Iran

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di Pepe Escobar* | Asia Times Online

 

obama ahmadinejad-w300NEW YORK

 

Ecco qui un corso accelerato su come dare una picconata ulteriore all’economia mondiale.

Un emendamento al National Defense Authorization Act firmato dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, proprio l’ultimo giorno del 2011, [Il presidente Usa Barack Obama ha firmato un incredibile legge che trasferisce all’esercito ogni competenza in materia di persecuzione del terrorismo e prevede la possibilità di imprigionare i sospetti terroristi a tempo indeterminato e senza processo. Il progetto di legge sulla Difesa ( National Defense Authorization Act) da 662 miliardi di dollari, approvato dal Senato lo scorso 15 dicembre, nega ai cittadini statunitensi i loro diritti costituzionali chiudendo la lunga storia dello Stato di diritto negli Stati Uniti], – quando nessuno stava prestando attenzione – impone sanzioni a qualunque paese o società acquisti petrolio iraniano attraverso la banca centrale dell’Iran. Pena l’esclusione per chi lo fa, a partire dall’estate prossima, da ogni rapporto commerciale con gli Stati Uniti.

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Un messaggio sensato ai politici

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di Vladimiro Giacché | da il Fatto Quotidiano del 15 gennaio 2012

 

vladimiro giacchePer S&P’s il problema non sono i singoli paesi ma l’Europa, le cui politiche “possono risultare insufficienti” (garbato eufemismo) per far fronte agli stress sistemici incombenti sull’eurozona. Questo, dice la società di rating, perché i problemi finanziari dell’eurozona sono la conseguenza non soltanto di politiche fiscali allegre, ma di “squilibri esterni e divergenze crescenti di competitività tra i paesi del centro dell’eurozona e la cosiddetta ‘periferia’. Per questo motivo – prosegue S&P’s – riteniamo che un processo di riforma basato unicamente sull’austerità fiscale rischi di diventare controproducente, a causa di una domanda interna in calo per via delle crescenti preoccupazioni dei consumatori sulla sicurezza del proprio posto di lavoro e sui redditi a propria disposizione”, che a sua volta comporterà “l’erosione delle entrate fiscali”. S&P’s ha ragione: la monomaniacale attenzione al debito oggi è il principale ostacolo alla crescita, in quanto comporta manovre che deprimono l’economia, e quindi fanno peggiorare il rapporto debito/pil.

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Come e perché l’Italia addestra gli afgani alla guerra

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di Antonio Mazzeo | dal suo blog

 

militari-italiani-afghanistan-w300Mai così tanti i militari italiani in missione di guerra in Afghanistan. Quattromiladuecentodieci e solo a metà anno i primi uomini faranno rientro a casa. Per completare il ritiro del contingente nazionale, secondo il ministro della Difesa Di Paola, bisognerà attendere invece la fine del 2014. Un conflitto in nome degli interessi geostrategici delle transnazionali dell’energia, per cui è stato versato un alto tributo in vite umane: per il sito della Camera dei Deputati sono già 42 i militari caduti in territorio afgano “di cui 28 in seguito ad attentati o conflitti armati”. Top secret il numero di feriti e traumatizzati, ma sarebbero centinaia. Dal primo gennaio 2002 al dicembre del 2011, dispiegamenti di reparti, caccia, elicotteri e tank, blitz e bombardamenti aerei, esercitazioni a fuoco hanno comportato una spesa per i contribuenti italiani di circa 3 miliardi e 800 milioni di euro. E le operazioni tricolori in Afghanistan assorbiranno più della metà delle spese previste per pagare le missioni all’estero nel 2012 (complessivamente 1,4 miliardi di euro).

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Il Nicaragua torna a guardare al socialismo. Ricordando anche un giovane svizzero

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da www.sinistra.ch

 

Con oltre il 62% del voto popolare Daniel Ortega, uno dei comandanti guerriglieri che liberarono Managua nel 1979, è stato recentemente rieletto per la terza volta alla presidenza del Nicaragua. Il suo è stato un messaggio fortemente pacifista: “stiamo celebrando un nuovo 19 luglio – ha esclamato – quel 19 luglio del 1979 abbiamo dovuto ricorrere alle armi per sconfiggere la tirannia imposta dall’Impero. Ora abbiamo fatto ricorso alla verità, ai fatti”.

 

mauriciodemierre

Mai più guerra, mai più vittime come Maurice Demierre

 

Ortega ha ricordato come il governo statunitense del presidente Reagan abbia dato origine negli anni ’80 a una guerra sporca contro il governo sandinista, colpevole di voler costruire democraticamente il socialismo. La guerra dei cosiddetti “Contras”, finanziati e armati da Washington, è costata la vita a migliaia di civili, fra cui anche a un giovane internazionalista svizzero di 29 anni che in quegli anni aiutava i contadini nicaraguensi nella produzione agricola. Si chiamava Maurice Demierre, obiettore di coscienza, rifiutava di prestare servizio militare in Svizzera e partì volontario quale cooperante in Nicaragua per aiutare a costruire una società più equa che voleva abbandonare le regole ciniche del capitalismo. Nel 1986 la sua jeep saltò su una mina nei pressi del villaggio di Somotillo.

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La pace mondiale pende da un filo

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di Fidel Castro

 

ahmadinejad castro-w300Ieri ho avuto il piacere di conversare serenamente con Mahmoud Ahmadinejad. Non lo vedevo dal settembre del 2006, più di cinque anni fa, quando visitò la nostra Patria per partecipare al XIV Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati, che si svolse a L’Avana e in cui si elesse per la seconda volta Cuba come presidente di questa organizzazione per il tempo stabilito di tre anni.

 

Io mi ero ammalato gravemente il 26 luglio del 2006, un mese e mezzo prima del Vertice e potevo appena sedermi nel letto. Diversi tra i più distinti leader che partecipavano all’evento ebbero l’amabilità di visitarmi.

 

Chávez ed Evo lo fecero più di una volta. Un mezzogiorno lo fecero quattro che sempre ricordo: Kofi Annan, Segretario Generale dell'ONU; un vecchio amico, Abdelaziz Buteflika, Presidente dell’Algeria; Mahmoud Ahmadinejad, Presidente dell’Iran e un Viceministro degli Esteri del governo della Cina e attuale ministro degli Esteri di questo paese, Yang Jiechi, in rappresentazione del leader del Partito Comunista e Presidente della Repubblica Popolare della Cina, Hu Jintao.

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Un confronto tra Cina e India

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da www.lacinarossa.net

 

Chinese StudentsAmartya Sen, studioso indiano divenuto premio Nobel per l’economia, risulta sicuramente di fede anticomunista oltre ad essere un critico severo del partito comunista cinese.

 

Tuttavia, dimostrando un’onestà intellettuale assai rara nel fronte anticomunista, ha invitato gli intellettuali e l’opinione pubblica occidentale “A smetterla con l’ossessione dei raffronti sulla crescita economica tra India e Cina”, per paragonare invece questi due paesi su altri fronti: istruzione, salute, longevità. E qui le sorprese sono amare: Sen snocciola dati tutt’altro che positivi per il suo paese. Usando le statistiche imparziali della Banca mondiale e delle Nazioni Unite, ci ricorda che “alla nascita un cinese ha un’aspettativa di vita media di 73 anni e mezzo, un indiano di 64 anni; la mortalità infantile è al 66 per mille in India e solo al 19 per mille in Cina; la mortalità delle madri al parto è 230 ogni 100.000 nascite in India, contro 38 in Cina”.

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