Internazionale

Il Cnt, la Nato e i veri padroni della nuova Libia

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di Fabio Amato | su Liberazione

 

jalil libiaNon è scappato. Come aveva dichiarato da subito. E' rimasto fino all'ultimo nella sua Sirte, la città dov'era nato e cresciuto. Sono stati i bombardieri della Nato, i Mirage francesi a colpire il suo convoglio, ferire lui e chi lo accompagnava e a fare in modo che i ribelli potessero catturarlo e ucciderlo senza pietà. La morte di Gheddafi viene celebrata dalle potenze che hanno con i loro bombardamenti deciso le sorti della guerra civile libica. Con cinismo e con una retorica insopportabile. Obama, Sarkozy, Cameron. Nessuno di questi difensori a corrente alternata dei diritti umani, usati come scudo per coprire i loro reali interessi geopolitici, ha speso una parola per stigmatizzare l'esecuzione sommaria di colui che era stato da loro stessi, fino a pochi mesi prima, omaggiato e assecondato. Non ci sorprende tutto ciò.

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Chi ha ucciso veramente Gheddafi: Quel killer di Las Vegas arrivato da una base in Sicilia

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di Manlio Dinucci | su il Manifesto

 

mq9reaper droneLe immagini di Gheddafi linciato e ucciso da una folla inferocita di miliziani sono state diffuse su scala mondiale, per dimostrare che quella libica è stata una ribellione popolare conclusasi col rovesciamento dell’odiato dittatore. Versione semplicistica, facente parte delle potenti «armi di distrazione di massa» usate nell’operazione Protettore Unificato. Ben diversa la realtà che sta venendo a galla, come dimostra la documentata ricostruzione degli avvenimenti fatta ieri dal quotidiano britannico The Telegraph.


Dopo aver svolto un ruolo chiave nella conquista di Tripoli, gli agenti della Cia e del servizio segreto britannico MI6, che operano sul terreno in Libia, si sono concentrati nella caccia a Gheddafi, sfuggito ai massicci bombardamenti Nato. Mentre i droni e altri aerei spia, dotati delle più sofisticate apparecchiature, volteggiavano giorno e notte sulla Libia, forze speciali statunitensi e britanniche setacciavano la zona di Sirte, probabile rifugio di Gheddafi. Questi, nelle ultime settimane, è stato costretto a interrompere il silenzio telefonico, usando un cellulare forse di tipo satellitare. La conunicazione è stata intercettata, confermando la sua presenza nella zona.

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Verso un futuro brillante

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di Xu Liyuan della sezione esteri del PCC | da www.lacinarossa.net

 

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 Riceviamo e pubblichiamo l’intervento effettuato dal compagno Xu Liyuan, della sezione esteri del PCC, all’assemblea tenutasi il 30 settembre 2011 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano.

 

Prima di tutto, ringrazio Bruno Casati, responsabile del Centro culturale Concetto Marchesi, che mi ha dato l’occasione di parlare con un gruppo di amici e compagni a cui interessa la Cina. Bruno mi ha parlato di una relazione, ma io non sono preparato teoricamente, né sono un bravo oratore. Specialmente quando ho letto questo libro scritto da Roberto Sidoli e Massimo Leoni, non ho avuto più il coraggio di fare una relazione, perché della Cina loro ne sono più informati di me, e inoltre sono più preparato in termini di teoria marxista e leninista. Vengo qui a chiacchierare con voi. Anche se sono meno informato, sono cinese, e forse posso spiegare qualche cosa che si è verificata in Cina.

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La Siria non è la nuova Libia

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di Wang Jinglie, ricercatore dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali

Quotidiano del Popolo online, 21 ottobre 2011 | Traduzione di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

syria protesteI media occidentali hanno banchettato sulla posizione della Cina sulla Siria e uno di questi aveva scritto: "La Cina ha chiesto che il presidente siriano Bachar al-Assad porti avanti delle riforme politiche più rapide, posizione che è un vero cambiamento di politica e uno strappo rispetto al suo consueto rifiuto di intervenire negli affari degli alleati strategici".

 

Si tratta di una analisi errata, perché le azioni della Cina hanno come fine quello di aiutare la restaurazione della normalità quotidiana del popolo siriano il prima possibile e di condurre la pace e la stabilità in Medio Oriente. Dopo i cambiamenti dei governi in Egitto e in Libia, la Siria si è a sua volta ritrovata nell'occhio del ciclone che ha travolto il Medio oriente. In seguito all'intervento delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti, i conflitti violenti tra i differenti gruppi in Siria si sono intensificati, facendo aumentare gravemente i rischi di guerra civile.

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«Un punto di non ritorno»

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intervista a cura di Geraldina Colotti | su il Manifesto

 

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ELIKIA M'BOKOLO · Lo storico africano analizza le conseguenze della situazione in Libia

 

«Prima Saddam Hussein, ora Muammar Gheddafi, il messaggio delle potenze occidentali è chiaro: non siete padroni in casa vostra. Dopo quella al comunismo, ora è in corso una guerrra contro i popoli del sud per il possesso delle loro risorse». Così lo storico congolese Elikia M'Bokolo commenta a caldo l'uccisione del Colonnello libico. Nato a Kinshasa nel '44, M'Bokolo ha dovuto abbandonare il suo paese nel '61, dopo l'assassinio del padre dell'indipendenza congolese Patrice Lumumba, e si è trasferito con la famiglia in Francia. Autore di numerose opere sulla storia del continente africano (in Italiano L'invenzione dell'etnia, scritto insieme a Jean-Loup Amselle e pubblicato da Meltemi nel 2008), dirige il Centro per gli studi africani all'École des hautes études en sciences sociales di Parigi. Lo abbiamo incontrato a Parma, ospite di un seminario organizzato dall'associazione Kuminda e abbiamo discusso di Africa, democrazia e primavere arabe.

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«L'odio seminato provocherà ancora scontri e tante vittime»

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intervista ad Angelo Del Boca a cura di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto

 

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«Il raìs è morto, ma il paese è stremato e distrutto da una guerra civile non ancora conclusa»

 

L'uccisione di Muammar Gheddafi è già un «giallo». «Grazie alla nostra offensiva», rassicura un portavoce del Cnt, e un altro precisa «era ferito alle gambe, non sparate ha gridato, è stato portato a Misurata e nel trasporto è morto», «Ferito alle gambe e colpo mortale alla testa» cambia versione un altro comandante degli insorti, «No, l'ho visto su un cellulare, era vivo al momento della cattura» testimonia Tony Birtley inviato di Al Jazeera. Poi la conferma della versione più credibile: sono stati i cacciabombardieri o gli elicotteri Nato che hanno colpito a più riprese il convoglio di decine di macchine che, con quella di Gheddafi, provava a forzare il blocco prima verso Bengasi poi verso Misurata. Un convoglio che ha continuato a combattere fino alla fine. Sulla morte del raìs abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo Angelo Del Boca, biografo di Gheddafi.

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Libia. Macellazioni finali

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di Marinella Correggia | su www.contropiano.org

 

gheddafi cadavereCarnefici (Nato-Cnt), Plaudenti (Ban Ki Moon, Napolitano, UE…) e astenuti

 

1.   Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (GUARDA IL VIDEO) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali.

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La barbara conclusione di una barbara guerra colonialista. Gheddafi assassinato

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di Domenico Losurdo, domenicolosurdo.blogspot.com

 

gheddafigiovaneNei giorni scorsi Gianfranco Fini ha espresso rammarico per le iniziali titubanze mostrate dall’Italia in occasione dello scatenamento della guerra Nato contro la Libia. Chiaramente il Presidente della Camera non riesce a rompere col suo passato di campione del fascismo e del colonialismo. Ecco quello scrivo nel mio libro "Il linguaggio dell’Impero"

 

Chi assume posizione netta contro la politica di Israele è facilmente sospettato di antisemitismo; ma perché far valere a senso unico questa ermeneutica del sospetto?Si prenda, per quanto riguarda l’Italia, un politico di primo piano quale Gianfranco Fini. La sua marcia di avvicinamento allo «Stato ebraico» è iniziata diversi anni fa allorché di Mussolini ha ritenuto opportuno criticare soltanto la legislazione antisemita: «Fino al 1938, cioè fino a un minuto prima della firma delle leggi razziali [antisemite], io credo che sia molto difficile giudicare il fascismo in modo complessivamente negativo». E le leggi razziali a danno degli «indigeni» (arabi e neri) nell’impero coloniale fascista? E i massacri in Etiopia? E l’impiego massiccio di iprite e gas asfissianti, i campi di concentramento?

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