Internazionale

Una teocrazia in Europa

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di Cristina Carpinelli | da Noi Donne www.noidonne.org

 

ungheria proteste

Con la "nuova" costituzione approvata dal parlamento, la destra estremista riporta indietro le lancette dell'orologio della storia

 

settembre 2011

 

Con voto favorevole di 262 deputati del parlamento su 386, l'Ungheria ha approvato in aprile dell'anno in corso la sua nuova Carta costituzionale. La precedente Costituzione era ancora quella del 1949, con una serie di modifiche apportate nel 1989. La nuova Legge fondamentale entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2012. A votarla è stato solo il Fidesz (il partito di maggioranza del premier conservatore Viktor Orbán), che in parlamento possiede i due terzi necessari per approvare le riforme costituzionali. Socialisti e verdi hanno abbandonato l'aula prima del voto, in segno di protesta. Duro è stato il commento di Attila Mesterházy, leader del partito socialista ungherese: "Orbán vuole istituzionalizzare la dittatura". Il partito di estrema destra Jobbik (Movimento per un'Ungheria migliore) ha votato contro, anche se - secondo diversi osservatori - il partito xenofobo ha partecipato alla stesura di alcune parti del testo costituzionale. I parlamentari hanno approvato la Costituzione giurando fedeltà ad essa davanti a Dio.

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Il gioco planetario della Russia di Putin

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di Giulietto Chiesa | su www.megachip.info

 

putin medvedevDunque sarà Vladimir Putin, per altri due mandati, a reggere la Russia. La coppia di ferro è di ferro solo da una parte, ma resisterà - proprio per questa ragione - per oltre un altro quindicennio.

 

 

Sarà, per Putin, tutto in discesa, perché il sicuro aumento del prezzo dell'energia fossile, sebbene il mondo occidentale andrà in recessione, significherà per la sua (in tutti i sensi) Russia entrate vertiginose e sicure.

 

I cambiamenti climatici daranno alla Russia nuova superficie agricola, incrementi boschivi, aumento della biomassa, quindi altra ricchezza, sebbene nessuno possa calcolare quanti saranno i danni.

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LIBIA il sangue e il petrolio - VIDEOREPORT

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"LIBIA il sangue e il petrolio. A cent'anni dall'aggressione italiana in Africa una nuova guerra imperialista" Roma,19 settembre: i contributi di Paola Pellegrini, Maurizio Musolino, Giampaolo Calchi Novati, Manlio Dinucci, Marinella Correggia e Domenico Losurdo

 

  • Paola Pellegrini e Maurizio Musolino

 

 

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L’incendio è fuori controllo

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di Manlio Dinucci

 

 

us marinesA Washington avevano pensato di poter domare le fiamme della ribellione popolare propagatesi nei paesi arabi loro alleati, e di dar fuoco ad altri che non controllano (ci sono riusciti in Libia), così da costruire sulle ceneri il «Grande Medio Oriente» che hanno sempre sognato, quello sotto la bandiera a stelle e strisce, affiancata dalla rosa dei venti della Nato. Ma, nonostante ce la mettano tutta, le cose non vanno come vorrebbero. Soprattutto nel Bahrain e nello Yemen, importanti supporti della loro strategia. Nel Bahrain gli Stati uniti hanno il quartier generale delle forze navali del Comando centrale. Situato ad appena 200 km dall’Iran, dispone di decine di navi da guerra, comprese portaerei e unità da assalto anfibio con 28mila uomini e 3mila a terra, che operano nel Mar Rosso, nel Mare Arabico e in altre parti dell’Oceano Indiano, per «assicurare la pace e la stabilità e proteggere gli interessi vitali dell’America». In altre parole, per condurre le guerre in Iraq e Afghanistan e prepararne altre (Iran e Siria sono nel mirino). Da qui l’importanza del Bahrain, che gli Usa hanno designato «maggiore alleato non-Nato».

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Protezione civile, a Pisa ci pensa il comando Usa

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di Manlio Dinucci | su il Manifesto

 

soldati usaStasera a Pisa precipiterà un aereo: una simulazione nel quadro del «Piano di protezione civile in caso d'incidente aereo», di cui il Comune è fiero poiché si tratta del primo del genere promosso in Italia da un'amministrazione comunale. Un'operazione tranquillizzante, in una città che, da quando è iniziata la guerra di Libia, è sorvolata in continuazione da C-130J e altri aerei cargo militari. L'intensificazione di tali voli – denuncia il Coordinamento No Hub – è dovuta al fatto che, come dichiarato dallo stesso Pentagono, gli Usa forniscono bombe «intelligenti» agli alleati e che esse sono stoccate nella limitrofa base di Camp Darby. Ciò dà un'idea di che cosa avverrà quando a Pisa entrerà in funzione l'Hub militare, lo snodo aeroportuale di tutte le missioni militari all'estero, che sarà messo «a disposizione della Nato», ossia anzitutto di Camp Darby.

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Vladimiro Giacché recensisce "Il ruggito del dragone" su Radio Popolare

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su www.lacinarossa.net

 

Roberto Sidoli, Massimo Leoni, Il ruggito del dragone. Cina: la lunga marcia verso la prosperità, con prefazione di Domenico Losurdo e interventi di Bruno Casati, Aldo Giannuli, Sergio Ricaldone, Milano, Editrice Aurora, 2011, pp. 222, euro 10.

 

"Contributo per la rettifica dei giudizi del pubblico sulla rivoluzione francese": così il filosofo tedesco Fichte intitolò una delle sue prime opere. Il libro di cui parliamo oggi potrebbe ben intitolarsi "contributo per la rettifica dei giudizi del pubblico sulla situazione cinese". Non si tratta però di un pamphlet polemico, né di uno scritto di acritica apologia. Al contrario: Il ruggito del dragone, pubblicato dalla Editrice Aurora di Milano, è un testo molto ben documentato e sorretto da pacate e robuste argomentazioni. Per questo motivo rappresenta il miglior antidoto agli articoli, spesso ottusamente denigratori, quasi sempre assai imprecisi, che sui nostri quotidiani trattano della situazione e dei problemi della Cina.

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2011: fuga dall’euro?

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di Vladimiro Giacché


soldi bruciatiIl tema dell'uscita di uno o più Paesi dall'euro non è più soltanto l'oggetto di dibattiti di fantapolitica. Negli ultimi dieci giorni tre ricerche prodotte da altrettante banche, Citigroup, Ubs e Natixis, hanno infatti deciso di occuparsi della questione. Ecco i principali risultati.

 

1. L'uscita dall'euro (volontaria o forzata) di un Paese in difficoltà non è prevista dai trattati, che al contrario considerano "irrevocabile" l'adozione della moneta unica. Secondo alcuni giuristi questa irrevocabilità invaliderebbe la stessa possibilità, prevista invece dall'art. 50 del Trattato di Lisbona, che uno Stato membro volontariamente scelga di uscire dall'Unione Europea, perché questo comporterebbe l'uscita dalla moneta unica. Sarebbe insomma necessaria una modifica dei Trattati, o quantomeno una fase negoziale piuttosto lunga.

 

2. Uscita dall'euro significa ritorno a una moneta nazionale. A quel punto l'intero debito sovrano denominato in euro si trasformerebbe in un debito in valuta estera. Andrebbe quindi per prima cosa convertito alla pari in valuta nazionale, come del resto tutti i depositi bancari. Subito dopo, la valuta andrebbe svalutata rispetto all'euro.

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