Internazionale

Nuova crociata contro la Siria

E-mail Stampa PDF

di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

shadows of_war-w350Convinto della santità della causa, come all’epoca delle antiche crociate, mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che, di fronte alla «linea violenta» in Siria, «la comunità internazionale ha la responsabilità non solo di muoversi con delle sanzioni, come è avvenuto», ma di far sì che siano «rispettati i diritti legittimi degli individui e delle comunità minoritarie». Lo sconfessa mons. George Kassab, arcivescovo cattolico siriano di Homs. Nella documentata testimonianza redatta da Marie-Ange Patrizio di ritorno da un viaggio in Siria su invito delle Chiese d’Oriente (v. http://www.mondialisation.ca/), mons. Kassab dichiara che «noi cristiani non siamo isolati in questo paese, ma collaboriamo con l’Islam e siamo presenti in tutte le funzioni pubbliche». Racconta quindi che «le manifestazioni sono iniziate in modo pacifico ma, tutto a un tratto, sono comparse armi molto sofisticate di provenienza europea e statunitense».

Leggi tutto...

Sulla Siria i media raccontano un'altra realtà

E-mail Stampa PDF

di Stefania Limiti | Nena News

 

terroristi arabiWebster Tarpley, noto giornalista investigativo statunitense, che si e' occupato degli attentati alle Torri Gemelle e ha smascherato le attivita' di George Bush, offre un resoconto della crisi interna siriana molto diverso da cio' che riportano gran parte dei media.

 

Nena News «In Siria sono al lavoro squadroni della morte, composti da libici, ceceni, iracheni, afghani, gente senza scrupoli che semina terrore». La denuncia arriva da uno dei maggiori giornalisti investigativi americani, Webster Tarpley, che si è recentemente recato in Siria con una delegazione di colleghi provenienti da tutto il mondo invitati da un gruppo di religiosi guidati da Agnes Marie de La Croia, del convento di S. Giacomo mutilato, «una specie di moderna Giovanna d’Arco che si batte contro la violenza e la guerra», spiega al telefono Tarpley, ancora provato da un viaggio interessante ma molto inquietante.

Leggi tutto...

Russia, un voto che non scalfisce lo zar

E-mail Stampa PDF

intervista a Giulietto Chiesa | su www.peacereporter.net

 

Giulietto Chiesa: "Una grossa stupidaggine leggere queste elezioni come un'indebolimento di Putin: le opposizioni gli sono leali"


chiesaQuesti i risultati ancora non definitivi delle elezioni di domenica per la Duma russa: il partito putiniano Russia Unita scende dal 64 al 49 per cento (da 315 a 238 seggi), il Partito Comunista di Gennady Zyuganov raddoppia dall'11 al 20 per cento (da 57 a 92 seggi), i socialdemocratici di Nikolai Levichev salgono dall'8 al 13% (da 38 a 64 seggi) sorpassando i nazionalisti di Vladimir Zhirinovsky, che passano comunque dall'8 al 12 per cento (da 40 a 56 seggi). Peacereporter ha chiesto un commento del voto a Giulietto Chiesa.

 

Putin perde voti ma non certo potere. Le opposizioni avanzano ma denunciano brogli. Come legge questo voto?


Queste votazioni sono state certamente pilotate in qualche misura, come lo sono sempre state in Russia. L'unico dubbio riguardava se Putin avrebbe scelto di avere più del 50 per cento o meno: stando ai dati ancora non definitivi rimarrebbe sotto la soglia della maggioranza assoluta. Ma non è ancora detto, potrebbe ancora salire. Secondo me sarebbe un errore del Cremlino quello di voler strafare. Come lo è stato quello di mantenere la soglia di ingresso alla Duma al 7 per cento, escludendo l'unica vera forza di opposizione a Putin, i liberali filoccodentali di Yabloko di Grigory Yavlinsky, che hanno preso meno del 4 per cento a livello nazionale ma con punte del 10 per cento nelle principali città.

Leggi tutto...

Russia - Grande avanzata dei comunisti, si rafforza lo schieramento antimperialista

E-mail Stampa PDF

di Fausto Sorini, segreteria nazionale, resp. esteri PdCI

 

russia-election-w350Fuori gioco le componenti liberiste filo-occidentali e filo-atlantiche

 

Con il 93,5% delle schede scrutinate questi sono i risultati: "Russia Unita" 49,7% ( -15%), PCFR 19,2% (+ 8%), "Russia Giusta" (sinistra di ispirazione genericamente socialdemocratica e patriottica) 13,2% (+5%), Partito liberal democratico di Zhirinovsky (nazionalisti di destra, anti-americani) 11,7% (+4%). I liberisti amici degli americani tutti insieme arrivano al 3,2%, non superano lo sbarramento elettorale (7%) e restano fuori dal Parlamento (Duma). L’affluenza alle urne e’ stata di circa il 60%. Nel 2007 aveva sfiorato il 64%. Il dato rilevante di queste elezioni, quello che l'imperialismo ed anche le forze filo-atlantiche di casa nostra non riescono a digerire, oltre allo splendido successo dei comunisti, è l'ennesimo rigetto da parte dei russi dei partiti liberali, liberisti e filo-occidentali, tanto esaltati dai nostri media.

Leggi tutto...

Elezioni in Russia. Il ritorno dei comunisti?

E-mail Stampa PDF

di Daniele Cardetta | su www.articolotre.com

 

pcfr elezioni_2011Il Partito comunista della Federazione Russa di Ghennadi Ziuganov si è confermato con il 19% delle preferenze il più grande partito di opposizione in Russia. A vent’anni dalla caduta dell’Urss l’opinione pubblica russa si interroga sul successo elettorale dei comunisti del XXI secolo, che si preparano a recitare un ruolo da protagonisti nel futuro del paese.

 

5 dicembre 2011 – Dal 1991 a oggi sono passati vent’anni, vent’anni in cui la società e la politica russe sono cambiate profondamente. Dal crollo dell’Unione Sovietica a oggi si è assistito all’era di Boris Yeltsin e poi a quella, tutt’ora in corso, di Vladimir Putin, il “nuovo zar”, che però dopo le elezioni legislative del 4 novembre è apparso aver allentato il suo stretto controllo sul Cremlino. Il partito di Putin, Russia Unita, ha subito un drastico calo dei consensi, anche se è uscito comunque vincitore dalla tornata elettorale con il 49% , conservando di un soffio la maggioranza nella Duma . Mai la fortuna politica di Vladimir Putin era stata così traballante, e a gravare sulla sua vittoria pesano comunque le accuse di brogli lanciate da tutte le opposizioni, comunisti in testa.

Leggi tutto...

Vertice della CELAC: il giudizio dei comunisti venezuelani

E-mail Stampa PDF

da Partito Comunista del Venezuela | Traduzione a cura di Marx21.it

 

celac summit-w350Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) esprime il suo apprezzamento per lo svolgimento del Vertice della Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC) che darà vita a una nuova organizzazione continentale senza la partecipazione degli Stati Uniti e del Canada e che permetterà di avanzare nel processo di integrazione dei nostri paesi, ma avverte che non tutti i governi rappresentati lavoreranno per l'integrazione e la sovranità continentale dal momento che sono compromessi con le pretese di egemonia imperialista.

 

“Consideriamo il Vertice un fatto altamente positivo che si iscrive nel contesto del processo di ricerca dell'integrazione dei paesi dell'America Latina e dei Caraibi” ha dichiarato Pedro Eusse a nome dell'Ufficio Politico del PCV.

Leggi tutto...

La BCE deve agire

E-mail Stampa PDF

di Vladimiro Giacché | su il Fatto Quotidiano

 

eu noausterity-w350Secondo la tesi prevalente nelle istituzioni europee per uscire dalla crisi del debito sovrano in Europa sono essenziali rigorose manovre di austerity. E’ vero?


No. “Il momento giusto per effettuare manovre di austerity sono i periodi di espansione, non quelli di recessione”. Queste parole di buon senso, scritte da John Maynard Keynes nel 1937, sono valide ancora oggi. Le manovre di austerity hanno adesso, come unico effetto certo, quello di deprimere la domanda e dunque di rallentare la crescita del prodotto interno lordo o addirittura di portarlo in negativo. E quindi quello di peggiorare il rapporto debito/pil. È la lezione della Grecia, che dopo misure draconiane ha visto crescere il rapporto debito/pil di oltre il 20% in un solo anno.

 

Il Fondo Europeo salva Stati può essere la soluzione?


No. Sono gli stessi ritardi nell’approntare questo Fondo che lo rendono ormai del tutto inservibile. Avrebbe potuto funzionare quando in crisi era soltanto la Grecia, ma ormai la sua dimensione (440 miliardi di euro) è insufficiente per coprire i vari fronti di crisi, e lo sarebbe anche una dotazione molto superiore. Oltretutto il Fondo, essendo finanziato dagli stessi Stati europei, finisce per rappresentare una gigantesca partita di giro.

Leggi tutto...

Spese militari, parliamone

E-mail Stampa PDF

di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto

 

militari parataEccoli i tagli "tecnici" vellutati: abolizione delle pensioni di anzianità, aumento dell'età lavorativa, blocco del recupero dell'inflazione, passaggio di tutti al contributivo. Il tutto accompagnato dalle promesse di studiare un reddito minimo per i giovani disoccupati, di una patrimoniale ma «debole» e di «provare» a ridurre i privilegi della politica. Altro che tecnica. Si colpiscono come non mai il già risicato welfare e la condizione di vita dei lavoratori. Così, per un governo nato a surrogare l'incapacità dell'esecutivo reazionario di Berlusconi per salvarci dalla crisi economica, la tecnica surclassa a destra le precedenti incapacità politiche. E il ricatto del «o me o il baratro» (Marchionne docet) con la favola del «rigore con equità e per la crescita» rischiano di piegare ogni opposizione politica e sociale. Tutto questo per il dichiarato obiettivo "neutrale" di trovare subito 25 miliardi di euro per «sanare i conti» e salvare, con l'Italia, l'Europa.

Leggi tutto...

Pagina 302 di 313