Internazionale

I presidenti cinese e russo in piena sintonia sulle questioni internazionali

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putin xijinping 2017da Resistência

Traduzione di Marx21.it

Il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo, Vladimir Putin, si sono incontrati il 3 luglio a Mosca e hanno deciso di consolidare ulteriormente i legami bilaterali e rafforzare il coordinamento in merito alla questione della Penisola Coreana e ad altri importanti problemi.

“La Cina e la Russia sono partners strategici globali, ed è molto importante per loro intensificare la comunicazione e il coordinamento nell'affrontare questioni importanti”, ha affermato Xi, nella sua conversazione privata con Putin al Cremlino appena dopo il suo arrivo a Mosca.

“Le due parti devono rafforzare la cooperazione e sostenersi fermamente l'un l'altra nella ricerca delle proprie strade di sviluppo, nella salvaguardia delle rispettive sovranità, sicurezze nazionali e prospettive di crescita”, ha sottolineato il presidente cinese.

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Mar Cinese Meridionale: libertà di navigazione? Per chi e per cosa?

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mar cinese meridionale esercitazione usa giapponedi Fabio Massimo Parenti
da opinione-pubblica.com

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Mentre la Cina lavora insieme all'ASEAN per fare del Mar Cinese Meridionale un mare di tutti, gli Stati Uniti interferiscono reclamando una pretestuosa "libertà di navigazione".

Oggi è di nuovo il turno delle isole Xisha (Paracels), oggetto domenica scorsa delle provocazioni della marina statunitense, come già accaduto a giugno e in altre occasioni negli anni passati. Il portavoce della Difesa cinese, Wu Qian, ha denunciato “l’entrata illegale di un cacciatorpediniere Usa nelle acque territoriali della Cina di fronte alle isole Xisha”. “E’ un’offesa seria”, ha continuato Wu, e la Cina è stata costretta ad inviare navi militari ed aerei da combattimento per avvertire la USS Stethem.

Questa situazione si protrarrà secondo le necessità della teatralizzazione mediatica di questioni sensibili. Lo statunitense Jim Dean, caporedattore di Veteran today, ha affermato a Russia Today che “gli USA stanno invischiandosi in dispute in cui non sono stati chiamati”, in cui non sono parte in causa. Si tratta, secondo Dean di un “gioco” di pubbliche relazioni contro la Cina. E’ una campagna che va avanti da un po’ di tempo e l’ultimo incidente, che “avviene a seguito di un ordine di vendita di armi a Taiwan”, è parte di un giro di vite.

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La linea rossa di Hong Kong

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hongkong cina bandieredi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

“L'Inghilterra non ha mai accordato diritti politici ai suoi abitanti. La colonia era retta da un governatore nominato dalla Regina e da due camere i cui membri non venivano eletti, ma erano designati dalla stesso governatore. […] Solo dopo il 1984, quando fu stabilito che Hong Kong sarebbe tornata alla Cina, gli inglesi, con grande disappunto delle autorità cinesi, fecero dei frettolosi tentativi di democratizzazione, senza risultato[…]. Quando la Cina riebbe la sovranità su Hong Kong, nel 1997, la città era politicamente docile e una miniera d'oro dal punto di vista economico: il Partito comunista cinese poteva ben garantire che ne avrebbe rispettato l'autonomia per altri 50 anni”. (Vogelsang K, Cina, Einaudi, Torino, 2014)

Dal 1990 l'Occidente a guida Usa è ricorso senza soluzione di continuità a guerre ed aggressioni per perseguire il proprio progetto di dominio, distruggendo e disgregando interi Paesi. I movimenti indipendentisti il più delle volte sono stati funzionali allo scopo (Kosovo, Libia, Siria).

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Siria, una nuova fase della guerra

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siria soldato distruzionedi Luis Carapinha
da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Il coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti in Siria continua ad aumentare. L'attacco con missili da crociera del 7 aprile, nel momento in cui Trump riceveva nella sua villa in Florida il presidente della Cina, ha dato l'avvio a un ciclo che ha visto l'intensificazione delle azioni militari del Pentagono contro le forze armate di Damasco. La pericolosa scalata ha portato recentemente all'abbattimento da parte degli Stati Uniti di un caccia siriano in missione nella provincia di Raqqa, che ha causato un solenne avvertimento di Mosca.

E nei giorni scorsi è stata l'occasione per Israele di attaccare unità siriane che combattevano i sostituti del Fronte al-Nusra (catalogata dall'ONU come organizzazione terroristica) nella zona dei Monti Golan, il cui territorio si trova per due terzi occupato e annesso illegalmente dal regime sionista.

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Sui Tre mari dell’Europa bandiera Usa

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polonia soldati usa 1di Manlio Dinucci
da ilmanifesto.it

Sarà un trionfo per il presidente Trump quando, il 6 luglio, arriverà in visita a Varsavia. La Polonia, assicura la Casa Bianca, è «fedele alleato Nato e uno dei più stretti amici dell’America».

In effetti è la punta di lancia della strategia Usa/Nato che ha trascinato l’Europa in una nuova guerra fredda contro la Russia. In Polonia, dove è stata trasferita in gennaio la 3a Brigata corazzata Usa, è schierato in funzione anti-Russia, sotto comando Usa, uno dei quattro gruppi di battaglia Nato «a presenza avanzata potenziata».

La Polonia ha anche il merito di essere uno dei quattro paesi europei della Nato che hanno realizzato l’obiettivo, richiesto dagli Usa nel 2014, di spendere per il militare oltre il 2% del Pil. In compenso, annuncia Varsavia, la Polonia non contribuirà al «Fondo per la difesa» lanciato dall’Unione europea il 22 giugno.

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L'Europa chiude gli occhi davanti alle violazioni dei diritti umani nei paesi baltici

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estonia antirussiadi Leonid Kalashnikov, deputato del Partito Comunista della Federazione Russa | da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Nel XXI secolo, quando sempre più persone affermano che nel mondo civilizzato le discriminazioni, come quelle che si verificarono nella Germania degli anni 30, non devono trovare posto, alcuni paesi baltici, come in passato, violano apertamente i diritti umani delle minoranze nazionali. E di fatto contribuiscono all'ascesa di comportamenti nazisti. E tutto questo sta accadendo nell'Unione Europea!

Prendiamo, per esempio, la Lettonia e l'Estonia, dove la politica discriminatoria delle autorità nei confronti della minoranza di lingua russa praticamente non è cambiata dal momento della dissoluzione dell'URSS. Allo stato attuale, in  Lettonia ci sono circa 330.000 cosiddetti non cittadini, che rappresentano circa il 14% della popolazione del paese. In Estonia si aggirano attorno ai 100.000. In Lettonia abbiamo circa 79 restrizioni nei diritti dei “non cittadini”: essi non possono votare nelle elezioni, assumere incarichi statali e municipali, essere giudici e procuratori, scegliere le giurie, servire nell'esercito e persino concludere transazioni immobiliari senza il consenso delle autorità competenti.

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Guerra psicologica in Venezuela

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venezuela PROTESTAAGRANDADAdi Marcelo Colussi * | rebelion.org

Traduzione da ciptagarelli.jimdo.com

Il Venezuela è in guerra. Lo è da molto tempo, ma in questi ultimi mesi tutto indica che questa guerra è entrata in una nuova fase. Coloro che la provocano sembra che abbiano scommesso che questo sia il momento finale di questo scontro. Cioè: una guerra che deve avere uno sbocco; e come in ogni guerra, uno dei due lati che combattono deve vincere ma, in questo caso – da quanto si deduce dai fatti attuali – schiacciando il vinto, non negoziando ma neutralizzandolo completamente, senza lasciare spazio alcuno ad una reazione.

"Dove ci sono le pallottole, le parole sono di troppo", si poteva leggere a volte sui muri di una strada anonima all'inizio di una dittatura sanguinosa, una delle tante che hanno popolato la regione latinoamericana. Quando si passa dalle parole – i simboli, la ricerca del consenso – al fatto concreto  -le pallottole, la violenza dura e pura, l'intervento armato e sanguinario -  l'unica cosa che conta è la forze bruta. E in Venezuela pare che si vada verso questo.

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Milano, 4 luglio 2017 - Independence day

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Riceviamo dal Comitato contro la Guerra Milano e volentieri pubblichiamo

milano 040717

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Che hanno da dire il governo e l'opinione pubblica sull'omicidio di Andrea Rocchelli?

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andrea rocchellidi Marx21.it

Vanno ringraziati i genitori di Andrea Rocchelli per la loro ostinazione e il lavoro della procura di Pavia che hanno permesso di aprire finalmente squarci di verità sull'assassinio del fotoreporter.

La notizia è di un rilievo eccezionale.

Ma dobbiamo constatare come non si sia registrata alcuna reazione da parte delle autorità del nostro governo di fronte a un fatto di una gravità inaudita che chiama direttamente in causa la giunta nazifascista ucraina, con cui il nostro paese intrattiene cordialissime relazioni e che asseconda (con le sanzioni alla Russia) nella sua guerra di aggressione nel Donbass, oltre che, con il suo silenzio, nella selvaggia persecuzione di chi dissente.

E neppure l'opinione pubblica democratica si è scomodata più di tanto, almeno come ha fatto in altre occasioni (ricordate la vicenda di Regeni?). Per Rocchelli nessuno striscione esposto dai municipi delle grandi città, nessuna iniziativa delle organizzazioni umanitarie, nessuna manifestazione di solidarietà.

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Nel 67° Anniversario della Guerra di Corea, chiediamo la fine dell’interferenza imperialista!

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guerradicoreadichiarazione di Socorro Gomes, Presidente del Consiglio Mondiale della Pace (CMP)

da wpc-in.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Sessantasette anni fa, il 25 di Giugno, fu lanciata la guerra di Corea, frutto dell’interferenza imperialista americana nella penisola di Corea, che è terminata con una divisione della patria. Un’intera nazione è stata divisa, famiglie lacerate. Per decenni, quello che ne è seguito è stata la persecuzione, la minaccia di una nuova guerra e di provocazioni militari che possono portare la regione e il mondo verso una catastrofe generalizzata.

Dopo l’armistizio che ha sospeso la guerra nella Penisola di Corea il 27 Lugglio 1953, la mancanza di un accordo definitivo ha mostrato che la situazione è lungi dall’essere conclusa. La Repubblica Popolare Democratica di Corea (DPRK) ha riaffermato la propria disponibilità per un patto di pace, ma questo non è mai stata l’intenzione dell’imperialismo americano, nel suo percorso per il controllo geopolitico e geostrategico di una regione che la politica estera americana vede solamente attraverso le lenti distorte dei propri interessi di dominio.

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