“Reparations” ed identitarismo

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bandiera silhouette personedi Mark Epstein

L’attuale campagna elettorale nell’Impero mette in evidenza nel modo più plateale la connivenza tra l’identitarismo postmoderno e la manipolazione delle campagne elettorali. Per un recentissimo esempio che coinvolge una delle fonti più propagandistiche di tutto l’universo televisivo imperiale, la MSNBC, e che usa la figlia militardaria di uno dei maggiori donor al partito democratico, coinvolto in uno scandalo di evasione fiscale, e personaggio di primo piano nella “think tank” vicinissima al partito Dem (e nessuna di queste informazioni viene fornita agli spettatori durante l’intervento di questa agente dell’oligarchia Dem), che accusa tutti (!!!) i sostenitori di Bernie Sanders di essere “sexist”, proprio come arma retorico/diffamatoria, vedi qui.


Il tutto si basa sul sottolineare in ogni caso la propria (pseudo) ‘tolleranza’ (cf. Marcuse molto brevemente) ed amore per la ‘diversità’, naturalmente una ‘diversità’ gestita in termini identitari e, per carità, NON di classe...! Il mondo Korporate dell’Impero usa già da decenni queste strategie relativamente sofisticate del ‘divide et impera’, così come l’ha usato e lo usa alla grande il mondo accademico per auto-incensarsi riguardo il proprio (pseudo)- ‘progressismo’ PC e fornire piste strumentali alla ‘scalata’ accademica basate pressochè esclusivamente su queste forme di conformismo, groupthink ed altisonante magniloquenza autopromozionale. Nel mondo aziendale uno degli slogan era incentrato sulla cosiddetta “sensitivity review”, preoccupazione principale essendo la ‘sensitivity’ delle ditte per il neon autopromozionale pubblicitario. Così come nelle foto delle pubblicazioni relative all’iscrizione di tutti gli atenei dell’Impero troverete sempre un misto etnico e sessuale preconfezionato per i gradimenti del ‘political correctness’, lo stesso vale ovviamente per tutte le pubblicità aziendali... Peccato che in termini reali le condizioni di lavoro, salariali, di iper-sfruttamento sono ormai molto prossime a quelle delle condizioni di fabbrica dell’800, per quanto sfruttino ovviamente a livelli incomparabili le nuove tecnologie ed il precariato.

Un esempio importante di questa manipolazione, ma specificamente a fini elettorali, periodo nel quale improvvisamente tutta una infinita schiera di candidati politici che sino a ieri nel concreto si erano trovati in prossimità delle posizioni politiche di Goering, ora improvvisamente cercano di essere più ‘rossi’ di Marx. Questa demagogia quando applicata da aziende, candidati politici, e via dicendo all’area dei problemi ecologici, si chiama “greenwashing” (per esempio quando la BP si ritrae con qualche bella foto in campagna, o promette qualche lira di ricerca per carburanti non a base di idrocarburi (ed i risultati, nel migliore dei casi, resteranno nel cassetto fino a che si sarà arrivati all’ultima goccia di petrolio), dopo aver devastato il Golfo del Messico). Per tipi puttanieri alla Bernie Sanders che s’infiammano di rosso ad ogni tornata elettorale per poi sostenere quasi ogni aggressione imperialista una volta tornati a Washington, si potrebbe inventare il termine di “pinkwashing”.

Attualmente viviamo una variante invece di tentativo di ‘compra’ del voto degli African-American, specificamente usando il pretesto delle “reparations” per i danni provocati dalla schiavitù secoli orsono. Ed a questa variante demagogica potremmo dare l’etichetta di “blackwashing”.

Un primo squilibrio eclatante viene subito messo in evidenza se si paragona questo finto umanitarismo ipocrita con la condizione attuale e la storia reale del genocidio perpetrato contro i Native Americans. Nessun candidato democratico ha sollevato, anche solo minimamente, la questione.... benchè vivano in un continente che è stato letteralmente sottratto ai suoi abitanti di diritto originali, saccheggiato, distrutto, si sia annientata quasi del tutto la presenza e la cultura dei Native Americans stessi, e, oltre al danno la beffa, ci si sia divertiti a dare nomi ‘indigeni’ ai territori e ad altre caratteristiche geografiche nelle terre sottratte/saccheggiate…!

O, sempre a livello di politica interna, troviamo le molte forme di discriminazione, razzismo, uso per esperimenti clinici pericolosi e non trasparenti, condizioni di lavoro tossiche, ecc. cui sono state assoggettate molte comunità di immigrati.

Ancora più eclatante il fatto dell’esistenza di da decine a centinaia di milioni di vittime dell’Impero in tutto il mondo, vittime di aggressioni, invasioni, colpi di stato, regimi dittatoriali protetti dall’Impero e via dicendo. Non solo morti, ma individui soggetti a danni fisici gravissimi, danni e traumi psicologici, costretti a vivere in ambienti naturali ed economie rovinate per sempre dalle aggressioni dell’Impero ed “alleati”.

Dei milioni di esempi prendiamone uno particolarmente simbolico, la devastazione causata in tutto il Vietnam dalla diossina e dalle catastrofiche conseguenze dell’uso a tappeto della guerra con agenti chimici e tossici da parte dell’Impero, come il famigerato “Agent Orange”. L’Impero non ha mai compensato nemmeno minimamente il Vietnam per le decine di miliardi di dollari di danni causati solo (!!) dall’uso di quest’arma chimica (etichettata come “diserbante” ma le cui conseguenze reali la mettono in realtà nell’universo delle armi chimiche). Per non parlare dei milioni di altri modi in cui l’aggressione dell’Impero ha devastato il Vietnam. E per dimostrare per l’ennesima volta come funziona il sistema “legale” occidentale, quando il Vietnam intentò anni fa una causa legale contro la Monsanto, la ditta produttrice della “Agent Orange”, le corti imperiali esclusero la causa. Ed esclusero anche molte cause intentate da cittadini americani sempre contro la Monsanto per le conseguenze dell’uso del diserbante RoundUp, che si era dimostrato essere in moltissimi casi un agente cancerogeno. Ma finchè la Monsanto rimase una ditta imperiale, le corti non permisero alcuna causa. Poi, guarda caso, appena la ditta venne acquistata dalla tedesca Bayer, allora subito le corti imperiali si dimostrarono più che comprensive nel permettere (ora potremmo parlare di favorire...) che queste stesse cause seguissero un iter giudiziario.

Sempre in quest’area piuttosto minuscola degli effetti secondari delle armi di sterminio impiegate dall’Impero, pensiamo a Nagasaki ed Hiroshima: mai un centesimo pagato per “reparations”, mai nemmeno una scusa, e via dicendo. O in tempi recentissimi: pensiamo all’uso di munizioni con uranio impoverito, con le loro devastanti conseguenze ed inquinamento radioattivo, per esempio nell’aggressione contro la ex-Yugoslavia, in Iraq e via dicendo. L’Impero ha mai pagato “riparazioni” o si è mai scusato?? Ma manco per sogno...

Le corti imperiali hanno però dato il nulla osta ad un processo in cui delle ‘vulture funds’ imperiali, domiciliate ‘offshore’ (e quindi non negli USA) hanno fatto causa all’Argentina perchè delle obbligazioni che queste stesse ‘vulture funds’ avevano acquistato a prezzi stracciati, poi il governo argentino le avrebbe ripagate a meno del loro valore nominale... (processo condotto in un tribunale di NYC, all’ombra dei grattacieli delle mega-corruzioni di Wall Street, Goldman Sachs, ecc.)! Questa è la realtà empirica, concreta, fattuale, di come l’Impero opera e come viene sostenuto dal suo sistema “legale”...

Ma i postmoderni identitari buonisti naturalmente insistono su queste ‘show’ per creduloni, cercando sempre di esibirsi come ‘brave persone’, quando in realtà i rischi che prendono relativamente alla loro vita professionale, politica, ecc., la loro vita esistenziale, sono vicini allo zero, e tutto lo ‘show’ nel caso delle “reparations” per la schiavitù cui sono stati soggetti gli antenati di molti African Americans (stiamo parlando di almeno 3, più spesso 4, 5, 6, 7 generazioni addietro) non certo casualmente avviene con la ‘propulsione’ delle primarie Dem, quando questi candidati improvvisamente prima delle elezioni, si dimostrano i più preoccupati, i più etici, i più filantropici, i più ‘progressisti’ sulla faccia della terra... E, guarda caso, il numero di voti degli African Americans, è enormemente più consistente di quello dei Native Americans.... Che coincidenza....

Ma a parte la iper-ultra-extra-super-ipocrisia dell’elite oligarchica dei Dem e le loro battaglie autopromozionali al ‘neon’ per le “reparations”, pensiamo anche più in generale alla ‘logica’ di questo tipo di ragionamento nel corso della storia umana nelle varie regioni del globo...

Il caso della schiavitù sembrerebbe rendere arbitrario qualsiasi limite storico: e quindi qualsiasi aggressione dimostrabile da parte di una tribù neolitica ai danni di un’altra dovrebbe essere potenzialmente soggetta a questi tipi di “riparazione” da parte dei discendenti...

Non solo, ma con quali criteri si limiterebbe la classe degli ‘aventi diritto’? Ovviamente nel caso della schiavitù giocano fattori razziali che diventano facilmente razzisti. Non raramente i discendenti di schiavi si saranno sposati od avranno comunque avuto figli con individui non discesi da antenati schiavi... Che tipo di “riparazione” avverrebbe in questi casi, e fino a che grado di parentela? È abbastanza facile capire come si arriverebbe ben presto a forme di azione legale molto controverse, e, guarda caso, proprio in una delle aree preferite dal postmoderno identitario, quella dell’etnia (ovviamente non quelle di classe...!).

Ancora più serio, tra i moltissimi problemi inerenti a questo tipo di ‘logica’ delle “reparations”, è quello della gravità del ‘danno’ causato che si vorrebbe ‘compensare’. Pensiamo di nuovo precisamente alle conseguenze del genocidio contro i Native Americans. È immensamente più grave in tutte le dimensioni e gli aspetti della proprie conseguenze rispetto ai ‘danni’ causati dalla schiavitù. Per molti versi anche se si espellessero tutti gli attuali residenti dell’Impero e l’intero territorio degli USA venisse restituito ai veri abitanti originari, i danni e le modifiche causate al territorio sarebbero letteralmente non-ricompensabili...! O pensiamo, anche se su scala relativamente molto minore, ai danni provocati dall’occupazione delle isole Hawaii, o alle conseguenze delle aggressioni contro i nativi di territori come l’Alaska e via dicendo.

Questo per dimostrare ovviamente, non che la storia non sia stata e sia tutt’ora, purtroppo, più che altro uno sterminato accumulo di barbarie, genocidio, e violenza di ogni tipo da parte delle classi dominanti, ma che, non solamente la logica di questo tipo di “reparations” imperiale è completamente corrotta, strumentale, manipolatoria, ma che in genere è un tipo di ‘logica’ completamente fuori dei parametri di qualsiasi logica, è quasi completamente irrazionale, nonostante forse in parecchi casi le motivazioni etiche ed umanitarie di fondo siano non solo comprensibili, ma spesso eticamente fondate e ‘lodevoli’... Ma appunto non se le si affronta contestualmente, in profondità, e con un senso di giustizia che sia più che superficiale.