USA. La grande divisione della borghesia nel 2016

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vote usa filadi James Thompson
da houstoncommunistparty.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Pubblichiamo la traduzione dell'articolo apparso nel sito di un gruppo comunista di uno degli stati USA più reazionari, il Texas, quale contributo all'analisi della nuova amministrazione americana.

Le elezioni borghesi degli Usa e i fatti successivi sono stati interessanti da osservare. Dovrebbe essere chiaro a tutti sin da ora che il sistema politico degli Usa è un sistema a partito unico. Tutti i partiti rappresentano semplicemente una frazione del Partito Capitalista. I partiti comunisti e/o marxisti-leninisti non sono presenti su alcuna scheda.

Trump e Sanders hanno proclamato nelle loro rispettive campagne che “il sistema è truccato”. Tutti e due hanno ragione. Il sistema è truccato per preservare gli interessi della classe capitalista e per marginalizzare gli interessi della classe lavoratrice. Il sistema funziona molto bene nel raggiungere la missione di allontanare i lavoratori dai propri interessi politici.


Tuttavia il sistema è così feroce e competitivo che produce grandi divisioni ideologiche su punti minori e il risultato è altamente autodistruttivo.

Nella situazione attuale sono emerse diverse fazioni principali come risultato delle recenti elezioni. Le fazioni sono organizzate attorno a temi che hanno a che fare con la riforma del sistema capitalista. Da un lato, il Presidente eletto si è alleato con i razzisti feroci, gli xenofobi, e altri spregevoli capitalisti reazionari. Dall'altra parte lo stesso Presidente eletto sembra cercare, in questo momento, di invertire la posizione ipermilitaristica, interventista e provocatrice del governo Usa verso i paesi stranieri, specialmente riguardo a Cina e Russia. Nessuno sa se il Presidente eletto proseguirà nel suo grande progetto di distensione con i principali competitori nucleari degli Stati Uniti. In ogni caso non c'è alcun dubbio che perseguirà il suo piano di “rendere l'America capitalista di nuovo grande” mentre combatte per “mantenere sottomessa l'America lavoratrice”.

La principale competitrice del Presidente eletto alle ultime elezione era più amichevole nei confronti delle diverse culture, ma si è dimostrata una crudele aquila di guerra che sostiene il confronto diretto con Russia e Cina. Le sue politiche avrebbero portato ad una catastrofica guerra nucleare che sarebbe stata la fine dell'umanità, della civiltà, dell'industria e del capitalismo stesso. Il Presidente eletto, a suo merito, sembra comprendere che la guerra nucleare significherebbe la fine del capitalismo, dei profitti e di quant'altro.

Sembra emergere una fazione di destra che sostiene il confronto e la guerra con la Russia e la Cina così come una crudele repressione di diversi settori della popolazione. Sembra esserci la possibilità di una coalizione formata da questi falchi di guerra razzisti e dai falchi di guerra antirazzisti in uno sforzo per resistere alle politiche contro la guerra del Presidente razzista. Nessuno sa dove questa pazzia porterà.

Quello che sappiamo è che la classe lavoratrice ha perso un'altra elezione in un sistema politico truccato contro di essa. Sappiamo però che non c'è alcuna fazione che rappresenti gli interessi della classe lavoratrice. Sappiamo che tutte le fazioni che hanno una voce nello sviluppo delle politiche del governo americano sono palesemente anti-operaie e che non c'è alcuna oasi nell'attuale deserto ideologico che domina gli Usa.