Il problema è solo Trump?

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usa mortedi Alessandro Pascale

Giulietto Chiesa pone dei dubbi sull'effettiva responsabilità di Trump sull'attentato a Soleimani. Chiesa riporta dati che fanno pensare ad un'azione decisa dall'ala dei “falchi” militari a Washington, che avrebbero messo Trump di fronte al fatto compiuto.

Sulla questione della possibile guerra all'Iran occorre ricordare una cosa: gli USA sono la principale potenza imperialista mondiale. Si tratta di uno Stato caratterizzato da un enorme intreccio di potere politico, economico e militare, che si concretizza nell'esistenza di un'elevatissima concentrazione di ricchezze e potere in poche centinaia (al più qualche migliaio) di persone.


Siamo abituati a pensare che gli USA siano una democrazia perché così ci viene propinato dai media. L'ipotesi mia e di molti studiosi più autorevoli che mi hanno preceduto è che vi sia in realtà da tempo una doppia struttura di potere, quella politica “ufficiale”, che ben conosciamo, e quella economico-militare “nascosta”, al cui vertice stanno i rappresentanti delle corporations (multinazionali), con particolare riferimento alle lobby petrolifere e militari.

Si tratta insomma del noto “complesso militare-industriale” già denunciato dallo stesso presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower nel discorso d'addio alla nazione del 17 gennaio 1961. È difficile, stante quanto riportato dallo stesso Chiesa, pensare che Trump sia il responsabile primario ed esclusivo dell'escalation in Medio Oriente. Più verosimile che la sua adesione sia dipesa dall'attuale debolezza politica (impeachment, presidenziali in vista) e che la sua strategia di disimpegno dalla regione sia avversata con ogni sorta di pressione possibile da parte del “deep government”, che in ultima istanza è capace di indirizzare la politica statunitense a garanzia dei propri personali interessi strategici.

Ricordiamoci che i “democratici moderati” statunitensi (alla Clinton, Obama o Biden, per intenderci) sono ancora più guerrafondai e imperialisti rispetto a Trump. Il problema insomma non è un singolo presidente più o meno folle, ma la struttura stessa della società attuale. Il problema è sempre l'imperialismo, fase suprema del capitalismo.

Deve sorgere la consapevolezza che, così come per la questione ambientale, anche il tema della pace non può essere risolto dall'attuale classe dominante borghese. Le crisi della Libia e dell'Iran non sono altro che le ultime manifestazioni più palesi della volontà rapace dell'imperialismo occidentale a guida statunitense di controllare le immense riserve energetiche presenti nella regione, come peraltro accade strutturalmente da oltre un secolo. In tempi di regime capitalistico la guerra, sia essa fredda o calda, è nient'altro che la prosecuzione della politica con altri mezzi.

Per chi, come l'Italia, partecipa in condizione di alleato subalterno, alle alleanze imperialiste controllate da Washington, non c'è dubbio che il primo passo verso il progresso consista nella lotta per l'indebolimento della NATO (il che equivale per i lavoratori italiani a rivendicare l'uscita del nostro paese da tale organizzazione) e per l'avvio di una politica internazionale fondata sulla neutralità e sulla cooperazione a tutto campo, diversificando così relazioni politiche ed economiche. La vera guerra va fatta ai monopolisti e alle mostruose concentrazioni di potere nelle mani delle élite che governano il pianeta.

Se il capitalismo produce imperialismo e guerra, la vera e unica alternativa è costituita dal socialismo: non un'utopia, ma una condizione strutturale necessaria (seppur non sufficiente) per garantire un mondo di pace, libero da guerre e terrorismo.

Alessandro Pascale