19 anni dopo l'intervento NATO in Serbia (RFJ), l'aggressione continua.

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Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Ancora una volta nel mese di marzo, il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, il Club dei generali e degli ammiragli di Serbia e altre associazioni indipendenti non partitiche della Serbia rendono omaggio alle vittime dell'aggressione NATO del 1999 contro la Serbia (Repubblica Federale di Jugoslavia).

Questa aggressione si è presa le vite di più di mille difensori, fra militari e poliziotti e loro ufficiali, oltre che di migliaia di civili, inclusi 87 bambini. Purtroppo, l'elenco definitivo delle vittime civili non è stato ancora stilato, sebbene il numero stimato sia superiore a 3.000. Circa 10.000 persone sono state ferite.

Tuttavia, il numero di coloro che hanno perso la vita dopo la fine dell'aggressione a causa delle gravi ferite riportate, delle bombe a grappolo inesplose, dell'avvelenamento chimico causato dalla distruzione di raffinerie, stazioni di trasformazione, impianti chimici e, in particolare, a causa degli effetti ritardati dell'utilizzo di missili all'uranio impoverito, molto probabilmente non saranno mai determinati con precisione. C'è la certezza, comunque, di una grande numero di vittime di cancro mai avuto prima dell'aggressione, con una sofferenza senza fine delle persone colpite. Si stima che il danno diretto causato dalla devastazione dell'industria, delle infrastrutture, degli edifici residenziali e delle strutture di rilevanza pubblica superi i 100 miliardi di dollari

Quest'anno, il 21 marzo, il Club centrale militare di Serbia a Belgrado ha ospitato la conferenza intitolata "Aggressione della NATO 19 anni dopo: l'aggressione continua". Tra gli ospiti c'erano il generale Aleksandar Živković, il segretario di Stato al ministero della Difesa, il colonnello Iriškić, lo stato maggiore dell'esercito serbo, gli ambasciatori di Bielorussia Valery Brilov e Palestina Muhammad Nabhan, il rappresentante dell'ambasciata della Federazione Russa, il colonnello Koronyenko, così come rappresentanti di altre ambasciate di paesi amici e colleghi del Montenegro, della Repubblica Srpska, della Germania, della Macedonia e altri.

I relatori della conferenza includevano il prof. dr. Momir Bulatović, ex presidente del governo Federale della Repubblica di Jugoslavia, il sig. Nikola Šainović, ex presidente del governo serbo e vicepresidente del governo federale della RFJ, il generale Milomir Miladinović, in congedo, presidente del Club dei generali e ammiragli di Serbia, Živadin Jovanović, presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, il generale Slobodan Petković, in congedo, il prof. dr. Milovaninović, presidente dell'Organizzazione degli alti ufficiali dell'esercito della Repubblica Srpska, Simo Spasić, presidente dell'Associazione delle famiglie delle persone rapite, scomparse e uccise in Kosovo e Metohija e altri.

Alla Conferenza hanno partecipato anche circa 150 membri e amici del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali e del Club dei generali e degli ammiragli di Serbia, tra cui tre ex capi di stato maggiore dell'esercito, il generale Branko Krga, il generale Dragoljub Ojdanić e il generale Miloje Miletić.

Omaggio alle vittime: fermare le esercitazioni militari con la NATO del 2019

I partecipanti alla Conferenza hanno approvato all'unanimità due appelli. Il primo è stato inviato alle autorità statali perché venga dichiarata la moratoria su tutte le esercitazioni militari di Serbia e NATO nel 2019, anno in cui ricorre il ventesimo anniversario dell'aggressione, rendendo così omaggio ai caduti in difesa della madrepatria e alle vittime civili di questa aggressione NATO. Il secondo invita tutte le organizzazioni, i movimenti e gli individui impegnati per la pace a lavorare allo scopo di arrestare l'ulteriore aumento delle tensioni e l'approfondimento della sfiducia nelle relazioni globali, di fermare la corsa agli armamenti e l'espansione delle basi militari straniere, di promuovere il dialogo, la partnership e l'uguaglianza come l'unica base delle normali relazioni tra i paesi, la stabilità e lo sviluppo nel mondo, in modo da eliminare le cause del crescente pericolo di un conflitto globale.

"I processi politici precedenti l'aggressione della NATO del 1999 non sono ancora conclusi", ha dichiarato il primo oratore, Momir Bulatovic, il primo ministro durante la guerra. "Per giustificare l'atto criminale di aggressione e preservare la credibilità dell'Alleanza hanno inventato i nostri presunti crimini. Hanno creato l'esodo degli albanesi falsificando la giustificazione dei bombardamenti. Per coloro che sono aperti a vedere la verità questo è stato provato anche dal tribunale dell'Aja", ha aggiunto Bulatovic.

La presentazione professionale del generale Slobodan Petković sulle conseguenze catastrofiche dell'uso di missili riempiti di uranio impoverito sulla salute umana e sull'ambiente ha attirato grande attenzione. Ha rivelato che l'uso massiccio dei missili con uranio impoverito è da collocarsi negli ultimi giorni dell'aggressione, quando era diventato chiaro che l'accordo sulla cessazione delle ostilità era imminente. Quindi, si può dedurre che i principali paesi della NATO avessero fretta di sbarazzarsi di tali missili contenenti rifiuti nucleari, prima che l'opportunità svanisse.

Colpo al sistema di sicurezza europeo

Il presidente del Forum di Belgrado, Živadin Jovanović, ha affermato che parlare di aggressione della NATO oggi significa parlare di gravi violazioni delle leggi internazionali, della Carta delle Nazioni Unite, dell'atto finale di Helsinki e della Carta di Parigi. Eludendo il Consiglio di sicurezza dell'ONU, la NATO ha creato un precedente che userà in seguito per una catena di altre aggressioni in Afghanistan, Iraq, Libia, Mali e altri paesi. Tale pratica ha portato alla globalizzazione dell'interventismo e alla destabilizzazione dell'intero pianeta. Questo è stato il colpo più grave per il sistema di sicurezza europeo e globale, da cui né l'Europa né il mondo sono riusciti a recuperare fino ad oggi.

Parlare di questa aggressione ci ricorda inevitabilmente l'alleanza tra la NATO e il terrorista UCK che ha portato alla pulizia etnica di oltre 250.000 serbi della provincia serba del Kosovo e Metohija, i quali stanno ancora aspettando di tornare liberamente e in sicurezza nelle loro case e campi. Oltre 150 chiese serbe e monasteri medievali, alcuni dei quali appartengono al patrimonio mondiale sotto la tutela dell'UNESCO, sono stati distrutti durante e dopo l'aggressione. L'aggressione continua nel finora occupato e derubato Kosovo e Metohija, con la secessione unilaterale del 2008 nonostante il mandato delle Nazioni Unite, unicamente con il sostegno e il riconoscimento di tale atto illegale da parte dei governi della maggior parte dei paesi membri della NATO e dell'UE. Questo è inoltre un precedente invocato in una serie di altri casi e che sarà invocato ancora più frequentemente in futuro.

Al vertice di Washington dell'aprile 1999, in occasione del 50° anniversario della sua fondazione, i leader della NATO abbandonarono la strategia difensiva e adottarono quella offensiva dell'espansione verso l'Oriente, di fatto, verso i confini occidentali russi. Ad oggi, la NATO persegue la stessa strategia anche se in una distribuzione globale della potenza del tutto diversa. Attualmente, le cause alla base del pericolo per la pace si trovano nella negazione di un nuovo equilibrio di poteri che è indice di multi-polarità, e nella convinzione che i privilegi dei membri della NATO hanno acquisiti negli ultimi decenni possano essere difesi dalla forza militare, cioè dalle armi nucleari, sostiene Jovanović. Ha proseguito dicendo che l'Occidente sta avendo grandi difficoltà ad adattarsi alle nuove realtà di un mondo multipolare. L'unico modo per riportare il mondo alla stabilità, alla pace e allo sviluppo è di rispettare i principi di uguaglianza, collaborazione e rispetto reciproco.

Kosovo - Sudetenland

Ha inoltre aggiunto che, a 19 anni dall'aggressione, i principali membri della NATO cercano di rivendicare questo crimine contro la pace e l'umanità. A tal fine, stanno tentando di costringere la Serbia a partecipare al disegno dei nuovi confini internazionali in quella parte d'Europa, alla creazione di un altro stato fantoccio criminale che ruba parte del territorio statale della Serbia. Secondo il parere di Jovanović, il calendario e la soluzione imposti si adeguano agli obiettivi geopolitici di qualcun altro e non possono portare a una soluzione pacifica e sostenibile, ma piuttosto a un ulteriore rafforzamento del potenziale di conflitto nei Balcani. La posizione presa dall'Europa, in particolare dalla Germania e dal Regno Unito, nonché dagli Stati Uniti, su come risolvere la questione dello status della provincia serba del Kosovo e Metohija, rivelerà se l'Europa è sulla via della stabilizzazione e dello sviluppo, o se invece resta irrimediabilmente impantanata sulla strada di un ulteriore approfondimento dell'instabilità, dell'indebolimento identitario e delle mancate opportunità di sviluppo. Tutto ciò ricorda la situazione del 1938, quando alcuni leader europei si incontrarono a Monaco credendo ingenuamente che sacrificare i Sudeti cecoslovacchi avrebbe portato pace e stabilità. E in effetti, essi rimasero invischiati nella guerra, avverte Jovanović. Egli ha sottolineato come solo un compromesso equilibrato, basato sulla Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, abbinato all'osservanza della sovranità e dell'integrità territoriale della Serbia, è in grado di garantire la sostenibilità della pace e la stabilità nei Balcani e in Europa.

Jovanović ha osservato che, nel frattempo, l'aggressione della NATO si è evoluta dal suo formato militare ad altre forme, tutte con gli stessi obiettivi: rubare il Kosovo e Metohija alla Serbia, disegnare nuovi confini internazionali, creare un nuovo stato albanese su una parte del territorio statale della Serbia, dividere il popolo serbo fra quello a sud di questo presunto nuovo confine, facendolo diventare l'ennesima minoranza nazionale, e quello a nord del confine rimasto nella Serbia centrale. Sono in corso tentativi per costringere la Serbia, con pressioni e minacce, a collaborare a questo progetto geopolitico, astenendosi dall'opporsi all'ammissione di questo soggetto illegale fra i membri delle Nazioni Unite. La forma è quella della firma di un "documento completo giuridicamente vincolante" particolarmente caldeggiato dalla Germania. L'aggressione continua anche dicendo a Belgrado che "nessuno ha il diritto di porre il veto sulla creazione delle forze armate del Kosovo", a prescindere dal fatto che il territorio della provincia del Kosovo e Metohija sia ancora sotto il mandato delle Nazioni Unite. La scadenza biennale per la "consegna" stata recentemente fissata per la Serbia dalla Commissione europea dell'UE, mentre gli Stati Uniti l'hanno successivamente ridotta a un anno, dimostrando così la loro insoddisfazione non solo per i tempi della "consegna", ma anche per l'inefficienza dell'Unione.

La Serbia ha scelto la neutralità

La posizione pubblica degli alti vertici della NATO è che nessuno stia costringendo la Serbia ad accettare l'adesione, che la Serbia da sola ha il diritto di valutare le sue priorità e interessi, anche se la NATO rimane aperta. Ai livelli più bassi e attraverso il cosiddetto settore non governativo finanziato dai fondi provenienti dagli stati membri, tuttavia, i punti sollevati sono che l'adesione alla NATO non è che un risultato naturale dell'opzione europea (UE) della Serbia, che la Serbia è circondata dai membri della NATO, e che tale appartenenza conferisce enormi vantaggi ma non implica la partecipazione a tutti gli interventi della NATO poiché ciò è a discrezione di ciascun membro, e così via. Sta diventando sempre più evidente che la NATO è disturbata dall'opinione pubblica anti-NATO in Serbia, che circa l'85% della popolazione totale è contraria all'adesione. Questa preoccupante realtà spinge la NATO a impegnare grandi energie ed enormi risorse finanziarie per dipingere sé stessa come una promettente, democratica alleanza per la costruzione della pace. Basandosi sull'IPAP (Individual Partnership Action Plan - Piano d'azione per partenariati individuali), la NATO si aspetta che le strutture ufficiali e non ufficiali serbe contribuiscano a diffondere un'immagine positiva e amichevole della NATO fra il pubblico serbo.

Jovanović ha ricordato che ci sono altri paesi neutrali in Europa circondati dalla NATO e che tuttavia non si sentono minacciati, né costretti a prendere in considerazione l'adesione formale ad essa. Ha citato gli esempi di Austria, Svizzera e Svezia. Laddove un paese confina con diversi stati membri della NATO, questo non dovrebbe implicare che, in virtù di ciò, la NATO costituisca per esso una minaccia, ha continuato Jovanović. I paesi che hanno aderito in breve tempo alla NATO nel periodo successivo all'aggressione della Serbia (RFJ), hanno esperienze storiche diverse, non sono alieni all'appartenenza a trattati militari, non sono stati neutrali o non allineati e nessuno di loro ha realmente sperimentato il vero significato del carattere offensivo della strategia NATO approvata nel vertice del 1999 a Washington. Dopotutto, ha sottolineato Jovanović, ogni paese ha il diritto di scegliere liberamente. La scelta della Serbia è la neutralità militare e intende confermarla. Essa dovrebbe coltivare questa neutralità, affermarla e rafforzarla, riconoscendo le esperienze passate, le alleanze sperimentate e le amicizie. La Serbia è un paese aperto e pacifico e non desidera entrare in un'alleanza militare dal carattere offensivo, ha concluso Jovanović.