Breve storia della NATO dal 1991 ad oggi (Parte 4)

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Patriot usadi Manlio Dinucci

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L’ESPANSIONE DELLA NATO AD EST VERSO LA RUSSIA

Nello stesso anno – il 1999 – in cui lancia la guerra contro la Jugoslavia e annuncia di voler «condurre operazioni di risposta alle crisi, non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza», la Nato inizia la sua espansione ad Est. Essa ingloba i primi tre paesi dell’ex Patto di Varsavia: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.

Quindi, nel 2004, si estende ad altri sette: Estonia, Lettonia, Lituania (già parte dell’Urss); Bulgaria, Romania, Slovacchia (già parte del Patto di Varsavia); Slovenia (già parte della Federazione Jugoslava). Al vertice di Bucarest, nell’aprile 2008, viene deciso l’ingresso per l’anno seguente di Albania (un tempo membro del Patto di Varsavia) e Croazia (già parte della Federazione Jugoslava).

Facendoli entrare nella Nato, Washington lega questi paesi non tanto all’Alleanza, quanto direttamente agli Usa. Romania e Bulgaria mettono subito a disposizione degli Stati Uniti le importanti basi militari di Costanza e Burgas sul Mar Nero.


La Repubblica Ceca garantisce la disponibilità del suo territorio per la dislocazione di rampe missilistiche dello «scudo antimissili» Usa.

La Lituania, ancor prima di entrare nella Nato, comincia ad acquistare armamenti statunitensi, a partire da 60 missili Stinger per un valore di oltre 30 milioni di dollari.

La Polonia acquista nel 2002 48 caccia F-16 della statunitense Lockeed Martin e, per pagarli, usa un prestito statunitense di quasi 5 miliardi di dollari (con interessi non solo finanziari ma politici).

La Bulgaria procede, su direttiva di Washington, a una drastica epurazione delle forze armate, espellendo migliaia di ufficiali (ritenuti non del tutto affidabili) per sostituirli con oltre 2 mila giovani e fidati ufficiali, formati da istruttori statunitensi e in grado di parlare un ottimo inglese, anzi americano.

In tal modo gli Stati Uniti rafforzano ulteriormente la loro influenza in Europa. Sui dieci paesi dell’Europa centro-orientale che entrano nella Nato tra il 1999 e il 2004, sette entrano nell’Unione europea tra il 2004 e il 2007: all’Unione europea che si allarga a Est, gli Stati Uniti sovrappongono la Nato che si allarga a Est sull’Europa. Quale sia il reale scopo dell’operazione lo rivelano funzionari del Pentagono: i dieci paesi dell’Europa centro-orientale entrati nella Nato – essi dichiarano nel febbraio 2003 – «stanno prendendo rilevanti posizioni filo-Usa, riducendo efficacemente l’influenza delle potenze della vecchia Europa, come la Germania e la Francia».

Si rivela così, chiaramente, il disegno strategico di Washington: far leva sui nuovi membri dell’Est, per stabilire nella Nato rapporti di forza ancora più favorevoli agli Stati Uniti, così da isolare la «vecchia Europa» che potrebbe un giorno rendersi autonoma.

L’espansione a Est della Nato ha, oltre a queste, altre implicazioni. Inglobando non solo i paesi dell’ex Patto di Varsavia ma anche le tre repubbliche baltiche un tempo facenti parte dell’Urss, la Nato arriva fino ai confini della Federazione Russa. Nonostante le assicurazioni di Washington sulle intenzioni pacifiche della Nato, ciò costituisce una minaccia, anche nucleare, verso la Russia.

Per tranquillizzare la Russia, la Nato afferma di «non avere intenzione, né piani, di schierare armi nucleari sul territorio dei nuovi membri» dell’Europa centro-orientale. Quanto valga tale impegno, lo dimostra il fatto che la Nato, dopo aver promesso solennemente di non mantenere unità da combattimento sul territorio dei paesi dell’Europa centro-orientale in procinto di entrare o entrati nell’Alleanza, subito dopo usa la base aerea ungherese di Taszar quale principale centro logistico delle forze statunitensi operanti nei Balcani.

L’impegno a non schierare armi nucleari nei paesi dell’Europa centro-orientale viene smentito dal fatto che, tra le armi nucleari mantenute dagli Stati Uniti in Europa nel quadro della Nato, vi sono «bombe nucleari per aerei a duplice capacità». Poiché aerei di questo tipo, come gli F-16 della U.S. Air Force e i 48 acquistati dalla Polonia, operano nei paesi dell’Europa centro-orientale entrati nella Nato, la loro presenza in queste basi avanzate costituisce una potenziale minaccia nucleare nei confronti della Russia.

(4 – CONTINUA)

Fonte: Comitato No Guerra No NATO
https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale