L’alleanza Cina-Iran porti e strade in cambio di petrolio

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cina bandiererosse pccRiportiamo ampi stralci di un articolo apparso su 'la repubblica' che analizza i rapporti fra Cina e Iran

di Gabriella Colarusso

da la repubblica del 9 ottobre 2020


Nel 2015 Javad Zarif fu l’architetto, per la parte iraniana, dell’accordo nucleare con l’America (Jcpoa), il grande disgelo voluto dall’Amministrazione Obama dopo 30 anni di conflitti freddi con il regime degli ayatollah. Oggi il ministro degli Esteri di Teheran è l’uomo che sta cercando di chiudere la «grande alleanza strategica» dell’Iran con la Cina, nella definizione che ne ha dato lo stesso presidente iraniano, Hassan Rouhani. Zarif è volato a Pechino ieri e oggi incontrerà la sua controparte cinese, Wang Yi, per discutere dell’accordo di collaborazione su cui i due Paesi negoziano da mesi e che potrebbe valere 400 miliardi di dollari di investimenti cinesi in Iran nei prossimi 25 anni, secondo le bozze che sono circolate all’inizio di agosto. Porti, infrastrutture, collaborazione tecnologica e sull’industria della Difesa in cambio di forniture di petrolio e probabilmente anche di una partecipazione cinese nell’indotto petrolifero iraniano.

La visita di Zarif in Cina arriva nel momento forse più basso delle relazioni tra Stati Uniti e Iran. Il ritiro dell’America dall’accordo nucleare e il ritorno delle sanzioni hanno affossato l’economica iraniana. La politica di influenza regionale dell’Iran - in Iraq, Libano, nello stretto di Hormuz - ha contribuito a far salire le tensioni con Washington. L’Iran ha bisogno di capitali e cerca nuove alleanze guardando a Est, alla Russia, alla Cina. Pechino è già il primo partner commerciale di Teheran - nonostante il volume degli scambi tra i due Paesi sia diminuito di circa un terzo l’anno scorso - e alcuni dei progetti infrastrutturali citati nella bozza di memorandum, come una possibile presenza cinese nel porto iraniano di Chabahar, che affaccia sull’Oceano Indiano, darebbero ai cinesi l’accesso a un corridoio strategico verso l’Asia centrale, il Mediterraneo e l’Europa, tagliando fuori la Russia.

I negoziati sino-iraniani hanno suscitato preoccupazione a Washington: il segretario di Stato Mike Pompeo ha detto che l’accordo «destabilizzerebbe il Medio Oriente », e due giorni fa il dipartimento del Tesoro Usa ha iscritto praticamente tutto il sistema finanziario iraniano nella lista delle sanzioni.

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