Siria, curdi, Trump-Putin, noi. Dimmi con chi vai ...

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manbij siriani caravanda fulviogrimaldi.blogspot.com

Manbij liberata

Soldati siriani tra la folla a Manbij

Alle scomposte geremiadi delle prefiche imperialiste sul ritiro delle truppe Usa dalla Siria e sull’ “abbandono” della loro fanteria curda, hanno risposto correttamente, tra poche altre iniziative, una mobilitazione del Comitato contro la guerra di Milano, un articolo di Pino Arlacchi, uno di Mauro Gemma (Marx XXI) e un ottimo comunicato stilato dall’amico Enzo Brandi, poi leggermene modificato da altre mani della rete No War. Lo riporto in calce, dopo una serie di mie considerazioni.


Intanto una precisazione in riferimento alla «maggiore autonomia ai curdi» inserita ex-post nel comunicato e, a mio parere, spuria e inopportuna, tale da costeggiare pericolosamente la forsennata campagna di sostegno ai curdi. Sostegno a prescindere. C’è il rischio che venga interpretato dai curdi e dai curdomaniaci come avallo alle prestazioni e pulizie etniche che le Forze Democratiche Siriane (etichetta che maschera il mono-etnicismo curdo del YPG) hanno operato su un terzo della Siria araba, protetti dagli Usa e armati e finanziari da Israele e Arabia Saudita.

E siccome non perde mai validità il detto "Dimmi con chi vai...", la presunta nobiltà politica dei curdi autodefinitisi e riconosciuti dall'Occidente "democratici, ecologici, femministi, multiculturali e confederativi" si risolve in un ignobile mercenariato al servizio degli sbranatori della libera, laica, pacifica e socialista Siria. Ricordino i fustigatori del “traditore” Trump, come fosse Obama, nel 2010, a lanciare le guerre per procura contro la Siria con l’utilizzo di gruppi terroristici mercenari, cominciando con Al Qaida e concludendo con l’Isis, chiamando il tutto “guerra al terrorismo”. Da noi, inveterati colonialisti, si cianciava di “opposizione democratica”, di “moderati” dell’Esercito Siriano Libero, lo stesso ora utilizzato da Erdogan per l’ennesima invasione.



Area storicamente a maggioranza curda in verde scuro; area occupata insieme agli Usa in verde chiaro.

I curdi in Siria erano un milione su 25 e occupavano una striscia di territorio sul confine. La Siria ne ha poi accolti centinaia di migliaia, insieme a Ocalan, in fuga dalla repressione turca. In compenso i curdi si sono fatti aiutare dagli assassini della Siria a rubare terre, case, paesi, giacimenti, industrie. Una Premia Nobel statunitense del 1997, Jody Williams, del genere Obama, si straccia le vesti sulla "pulizia etnica" compiuta dai turchi nei confronti dei curdi. Abbiamo mai udito suoi lamenti per la pulizia etnica degli squartatori della Siria in cantoni mono-etnici, monoconfessionali, monotribali, come previsto dal Piano Yinon israeliano fin dagli anni '80?



”Fascia di sicurezza” progettata da turchi e Usa in grigio, area siriana occupata da Usa e curdi in giallo.

Chi ha alzato un sopracciglio quando i curdi, usciti dal loro enclave siriano, si sono fatti mercenari dell’imperialismo e avventati su terre arabe, occupando un terzo della Siria, comprendente le migliori terre agricole e quasi tutte le ricchezze petrolifere, da spartire con gli Usa e altri rapinatori? Migliaia di arabi siriani sono stati cacciati dai loro villaggi, dalle loro case, le loro istituzioni sono passate sotto controllo curdo, le loro scuole sono state chiuse. Una pulizia etnica, se mai ce n'è stata una, ma di cui gli amici dei curdi ("dimmi con chi vai") non pare abbiano mai saputo nulla.

Superando ogni vetta dell’ipocrisia, gli amici del giaguaro politici e mediatici d’Occidente, con al seguito masse di utili idioti, attribuiscono ai curdi del SDF il merito di aver debellato da soli l'orrore dello Stato Islamico. Di aver salvato il mondo dal terrorismo jihadista. Loro che si sono fatti affittare dagli Usa, padrini e padri del terrorismo universale, come fanteria della guerra alla Siria. Il colmo dei paradossi. E' un giudizio falso e strumentale, teso a oscurare l'eroismo di un popolo, quello siriano, che, tra indicibili sofferenze e privazioni, con il suo esercito e i suoi volontari delle unità popolari, da otto anni regge - e vince, con l'aiuto di russi, iraniani e hezbollah - lo spaventoso urto della potenza militare (aeronautica, forze speciali e sanzioni genocide) di mezzo mondo (Nato). Una potenza integrata da decine di migliaia di bruti mercenari addestrati da Usa, Regno Unito, Israele, dalle oscene dittature del Golfo, a compiere atrocità che neanche nella Seconda Guerra Mondiale, o nello sterminio dei nativi d'America.



Raqqa dopo i bombardamenti Nato

Sia chiaro poi che ad aprire e spianare la strada ai combattenti YPG sono stati i bombardamenti a tappeto della Coalizione, tesi a polverizzare la Siria, i suoi beni, i suoi esseri viventi, più che a far fuori i propri clandestini mercenari dell'Isis (regolarmente salvati da Raqqa e altre città e assegnati a unità curde). Sono i combattenti patrioti della Siria ad aver indicato al mondo come si possa debellare il mostro imperialista. La nostra riconoscenza non sarà mai all’altezza di quel merito. Ed è merito di queste ragazze e questi ragazzi combattenti se oggi possiamo gioire come mai prima, nella storia terribile e gloriosa di questa guerra, alla vista della bandiera siriana su Kobane e Manbij, affiancata da quella russa, di nuovo al suo fianco, esplicita e senza le ambiguità compromissorie che hanno accompagnato molte furbizie turche, tipo tregue, demilitarizzazioni, zone di de-escalation.

I curdi hanno molto da farsi perdonare dal popolo siriano tradito e accoltellato alla schiena. E anche dagli ingenui loro sostenitori suggestionati da una propaganda assordante che presentava al mondo l'area abusivamente da loro occupata e straziata come una specie di repubblica di Platone. Ora i curdi rientrino nella loro zona originaria, facciano ammenda, si riconoscano nella Siria multiculturale, multiconfessionale, multietnica, tollerante e progressista, antimperialista, restituiscano quanto hanno predato e lucrato e difendano la Siria unita, integra. laica e libera.

Rispetto alle forze in campo e al loro peso nel quadro geopolitico, si ha a che fare con un ginepraio difficilmente districabile. Quanto a Erdogan, è trasparente l'obiettivo del suo imperialismo neo-ottomano di ingrandirsi attraverso l'annessione dei pezzi più ricchi di Siria nel Nord della cosiddetta "Striscia di Sicurezza" e oltre. Ma è anche quello di neutralizzare la minaccia storica dell'irredentismo curdo in casa, costringendo i curdi legati al PKK ad accontentarsi di una ridotta da qualche parte nella Siria orientale e in Iraq, ma fuori e oltre le aree di interesse turco, così confermando l'impegno strategico della frantumazione dei grandi Stati arabi della regione, comune a Turchia, Nato, Israele e ai suoi alleati del Golfo.

Trump, al contrario dei democratici clintoniani e neocon nello Stato Profondo Usa, con i loro tentacoli nei regimi UE, pare disposto a lasciarlo fare. Anche perchè sa bene che un conflitto diretto con la Turchia porterebbe alla disgregazione della Nato, organizzazione a cui lui tiene poco, ma la cui distruzione quale braccio armato per il dominio globale fornirebbe nuovi armi propagandistiche agli avversari che da sempre, a dispetto dell'immane flop del Russiagate, lo denunciano come traditore e terminale di Putin.

Con il quale Trump potrebbe davvero avere un'intesa segreta, visto l'evidente via libera che gli ha dato con il ritiro dei Marines dalla Siria occupata e l'implicito arrivo nelle maggiori città di confine delle truppe di Assad accompagnate dai russi. Forse, vista la buona accoglienza elettorale che gli ha dato il suo appeasement con Mosca nella campagna di 4 anni fa,Trump cerca di sottrarsi alla morsa bellicistica dei suoi avversari Democratici e falchi vari (alla Bolton) e presentarsi al secondo mandato come uomo che, rispetto alle sette guerre di Obama, è consapevole della volontà di pace espressa nei sondaggi dalla maggioranza dei suoi cittadini e di quelli dei paesi alleati.

Tutte queste, badate bene, sono parole scritte sulla sabbia e dette al vento. Domani potrebbero succedere cose che mi renderebbero un fantasioso sparaballe. Con Trump non si sa mai. Ma ancora più non si sa mai come reagirà il drago nel profondo della caverna Usa, il complesso militar-industrial-securitario, il suo corollario dell’Intelligence e la sua espressione politica nel Partito Democratico, quello del complotto Russiagate. Per cui, ripeto, peggio di Trump non ci sono che gli anti-Trump.



La Siria si riprende Manbij

Comunicato Stampa 15.10.2019

NO ALL’INVASIONE DELLA SIRIA E AL GENOCIDIO DEI CURDI.

La Rete NO WAR condanna fermamente l’invasione della Siria a opera dell’esercito turco come crimine di guerra. Rischia di provocare ulteriori disastri e sofferenze per tutte le popolazioni di quel paese, e per tutte le popolazioni del Medio Oriente già cosí gravemente provate.

Plaude la decisione della comunità curda siriana di riunirsi agli altri popoli della Siria, lottando a fianco dell’esercito nazionale per respingere l’invasione delle truppe turche, invece di continuare a rincorrere l’illusoria “protezione” degli Stati Uniti, la cui stessa presenza in Siria è comunque illegittima.

I siriani di tutte le etnie e confessioni - arabi, curdi, armeni, assiri, sunniti, sciiti, alawiti, drusi, cristiani, yazidi - sono convissuti insieme pacificamente e proficuamente da generazioni e potranno farlo in futuro, se lasciati in pace.

La sconfitta dell’invasore turco ed il ritiro di tutte le forze straniere e delle formazioni jihadiste e terroriste presenti nel paese è premessa indispensabile per l’apertura di una trattativa per una maggiore autonomia dei curdi-siriani nel quadro di una Siria multietnica, integra, indipendente, laica e socialista.

Chiediamo al Governo italiano di adottare tutte le misure necessarie, non solo per porre un embargo totale su tutte le forniture di armi alla Turchia, ma anche per sottoporla se necessario a sanzioni, e - contemporaneamente - chiediamo di annullare le sanzioni alla Siria, che causano enormi sofferenze alla sua popolazione, e riallacciare normali relazioni con il Governo di Damasco.