L'Israele dichiara una guerra aperta contro l'Iran e la Siria

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Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno attaccato alcuni obiettivi delle milizie iraniane di Al Quds in territorio siriano. Inoltre diverse batterie di difesa aerea siriana sono state prese di mira dai sionisti. Tutto durante la notte di domenica 20 gennaio e la mattina presto di lunedì 21 gennaio.

L'esercito israeliano ha spiegato che l'attacco è stato effettuato in risposta al lancio di un missile da parte delle forze iraniane provenienti dalla Siria con l'intenzione di attaccare le alture settentrionali del Golan, un'area sotto l'occupazione israeliana originariamente araba.


Le dichiarazioni per conto del corpo militare sionista sono state del capo dell'intelligence israeliana Katz, in un'intervista rilasciata alla stazione radio Galei Tzahal, riporta The Jerusalem Post: "La politica è cambiata. Ora c'è un confronto aperto con l'Iran. Se abbiamo bisogno di intensificarlo, lo faremo".

Ha aggiunto: "Questo è stato un chiaro messaggio agli iraniani.

Questa volta, a differenza dei precedenti attacchi israeliani contro obiettivi iraniani e siriani, Tel Aviv si è immediatamente attribuita i bombardamenti, evidenziando un cambiamento di segno nella guerra aperta scatenata nel Levante.

Israele apparentemente intensificherà i suoi attacchi contro l'Iran e la Siria, sostenendo di "soffrire" per gli attacchi di entrambi i paesi, una questione che non è stata dimostrata. "Chiunque ci attaccherà pagherà un prezzo pesante", ha detto Katz.

Lunedì scorso le forze di difesa israeliane hanno postato un video di un'intercettazione missilistica, di domenica 20, sulla stazione sciistica di Mount Hermon sul loro account Twitter.

Il brigadiere generale Aziz Nasirzadeh, a nome dell'esercito iraniano, ha detto all'agenzia Mehr: "Le nostre generazioni presenti e future [nell'aviazione] sono impazienti e completamente pronte ad affrontare il regime sionista e rimuoverlo dalla Terra.

Sicuramente, a meno che non emerga una soluzione politica (probabilmente dalla Russia come mediatore), il conflitto si trasformerà in un momento di nuova destabilizzazione in Medio Oriente.