Fermare la vergogna del Giro d’Italia che parte da Israele

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gaza muro bicilettadi Sergio Cararo
da contropiano.org

L’inviato del Corriere della Sera potrà anche tingerlo di sensazioni soavi e paesaggi suggestivi, ma il Giro d’Italia che il 1 maggio partirà da Gerusalemme è già macchiato del sangue palestinese versato in questi giorni a Gaza e nei decenni in tutta la Palestina occupata da Israele.

Se la decisione di far partire la manifestazione sportiva da Israele era già apparsa inopportuna mesi fa, quando sono cominciate le prime proteste, alla luce dell’ennesima mattanza israeliana a Gaza, questo appuntamento diventa un vergognoso atto di complicità e silenzio verso l’escalation repressiva dell’occupazione coloniale contro i palestinesi.


In questi giorni abbiamo visto che per molto, molto meno, sono stati espulsi diplomatici, è stato invocato i boicottaggio dei campionati mondiali di calcio in Russia, si parla di aumentare le sanzioni. Siamo ben oltre il doppio standard o i cosiddetti “due pesi e due misure”.

La totale impunità che i governi europei e statunitensi hanno assicurato alla politica di oppressione coloniale israeliana, non può più trovare da anni giustificazione nell’alibi della Shoah e della “necessità riparatrice” verso la popolazione ebraica.

Da quando Israele è diventata uno Stato, annichilendo con i fatti compiuti “l’altro Stato” previsto dalle risoluzioni dell’Onu – la Palestina, il monopolio della sofferenza e dell’orrore assoluto gestito dagli apparati ideologici di Stato di Israele, è servito da copertura ad una repressione brutale, totale, indiscriminata contro l’intero popolo palestinese. E’ stata così assicurata una impunità che non trova giustificazioni nell’oggi e che viene contrastata solo da iniziative popolari come la campagna internazionale per il Bds (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), l’unica che le autorità israeliane sembrano temere veramente e che cercano di contrastare invocando la criminalizzazione contro la campagna Bds nelle legislazioni dei paesi europei e negli Usa.

Il Giro d’Italia fatto partire da Israele – da Gerusalemme a Eilat passando per Haifa, Tel Aviv e Be’er Sheeva – è l’ennesima vergogna di questa impunità assicurata alle autorità israeliane, siano esse di estrema destra o laburiste. Con qualche dettaglio, anche imbarazzante, nella subalternità al business come l’arrivo della tappa a Tel Aviv di fronte all’abitazione di Silvan Adams, il miliardario canadese-israeliano “innamorato del ciclismo” e che ha donato milioni di dollari per facilitare il capitolo israeliano del Giro. Sono soldi sporchi di sangue, di sangue palestinese e della vergogna delle istituzioni politiche e sportive del nostro paese.

Il 4 maggio il Giro d’Italia si snoderà sul territorio italiano (guarda le tappe e le date). La prima tappa sarà a Catania dove già le associazioni e i sindacati solidali con il popolo palestinese si stanno attivando per contestare una manifestazione che ha cessato di essere solo un evento sportivo. Va da sé che tutto il percorso del Giro d’Italia – che si concluderà a Roma il 21 maggio – non potrà che essere un “Calvario”, oggetto di iniziative di informazione, controinformazione e protesta sulla repressione dei palestinesi da parte di Israele.

In tal senso sarebbe bene che la partenza del Giro d’Italia da Israele venga sospesa e completamente ripensata. Una scelta che le autorità politiche e sportive italiane avrebbero dovuto prendere già da tempo ma che hanno accuratamente evitato di prendere, adducendo motivazioni economiche sui soldi già versati dagli sponsor israeliani. Una vergogna che si aggiunge alla vergogna.