Fra sciiti e sunniti guerra di "interessi". Poco religiosi

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abdulazizdi Maurizio Musolino | da www.adista.it

Suonano i tamburi di guerra, protagonisti due Stati, riferimento dei principali filoni religiosi dell’Islam: Iran e Arabia Saudita. Si grida alla guerra di religione (l’Europa ne sa qualcosa), questa volta tutta in chiave musulmana, ma dietro ai contrasti teologici si nasconde ben altro, ovvero interessi economici, mire regionali e infine strategie geopolitiche che trovano in altri soggetti i veri burattinai.

Pensare quindi che ci troviamo di fronte ad una contesa teologica, che trae origine dall’eredità politica e religiosa del Profeta, è fuorviante. Lo scontro che oppone Riad a Teheran non ci parla delle ragioni di ‘Ali (che ha originato gli sciiti) o di Abu Bakr (sunniti), bensì di milioni di persone in carne e ossa, della loro quotidianità e degli interessi e strumentalizzazioni che si muovono alle loro spalle.

C’è però un elemento che trae origine dalla storia delle due correnti islamiche e che ancora oggi ha la sua influenza. I sunniti, da sempre maggioranza nel mondo islamico, hanno nel corso dei secoli represso i loro “fratelli sciiti”, costringendoli a vivere in condizioni miserrime ai margini delle capitali arabe. Una frattura religiosa e sociale che non si è mai colmata. Per queste masse la rivoluzione iraniana di Khomeyni alla fine degli anni Settanta ha rappresentato una speranza di riscatto, la possibilità di ricontrattare il proprio status sociale. Emblematica in questo senso è la storia del Libano. 


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