L'iniziativa della Russia in Siria è l'unica alternativa alla destabilizzazione del Medio Oriente

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Russia Airstrikesdi Boris Dolgov* | da www.fondsk.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Dopo avere proposto ai nostri lettori un primo contributo di Piotr Iskenderov (link), con questo articolo di Boris Dolgov, continuiamo la pubblicazione di riflessioni di accademici, ricercatori e studiosi russi (non necessariamente coincidenti con l'opinione della nostra redazione), allo scopo di permettere una maggiore conoscenza dei più diversi aspetti dell'iniziativa internazionale della Federazione Russa, al di fuori degli schemi propagandistici suggeriti dalla gran parte degli strumenti dell'apparato mediatico italiani e occidentali. Seguiranno altri contributi (MG)

Le operazioni delle forze aeree e spaziali russe (VKS) e delle navi della flotta a sostegno dell'esercito governativo siriano nella lotta contro il gruppo terroristico “Stato Islamico” (ISIS), iniziate il 30 settembre 2015, in meno di tre settimane hanno prodotto risultati tangibili: sono stati annientati centri di comando, campi di addestramento dei combattenti, depositi di armi, munizioni, carburanti e lubrificanti, postazioni di artiglieria, diverse centinaia di combattenti, tra cui due comandanti del del gruppo “Fronte Nusra”, alleato dell'ISIS. L'esercito siriano con l'appoggio delle forze aeree russe ha lanciato un'offensiva, liberando dai combattenti dell'ISIS alcuni centri abitatinei pressi delle città di Homs, Hama, Latakia, Deir al-Zor. Idlib, Aleppo.


Le azioni militari delle VKS per esercitare pressione sull'ISIS non sono fini a sé stesse. L'eliminazione del tumore chiamato “Stato Islamico” e di altri gruppi estremisti ha lo scopo, come ripetutamente ha dichiarato Mosca, di preparare le condizioni per l'avvio del processo di risoluzione politica della crisi siriana e, su un piano più generale, per stabilizzare la situazione nel Medio Oriente.

I gruppi terroristici, che agiscono sotto la bandiera dell'Islam, minacciano la sicurezza e l'integrità territoriale non solo della Siria, ma anche di Iraq, Giordania, Libano, Egitto, e anche di Arabia Saudita, Turchia e Israele. I leader dello “Stato Islamico” dichiarano apertamente la loro intenzione di creare il “califfato” nei territori di questi stati, dei paesi dell'Asia Centrale, e allo stesso tempo di “liberare” il Caucaso Settentrionale, il Tatarstan, la regione del Volga, e il sud della Russia.

Va detto che i bombardamenti delle postazioni dell'ISIS, attuati dal settembre 2014 dalla coalizione dei paesi guidati dagli Stati Uniti, non hanno portato a nulla. Al contrario, la “strana guerra” della coalizione americana ha permesso allo “Stato Islamico” di attuare con successo la sua espansione sul piano militare e terroristico e di ottenere il controllo di nuovi territori.

In conclusione, il compito di contrastare l'aggressione dei “combattenti jihadisti” e di prevenire la diffusione della minaccia terroristica è stato assunto dalle forze aero-spaziali russe. La soluzione di questo problema è il fattore chiave che può portare al regolamento politico dei conflitti mediorientali. La prospettiva di tale regolamento è avvicinata dagli incontri e dalle trattative condotti dal presidente della Federazione Russa (RF) V. Putin e il ministro degli affari esteri S. Lavrov con il ministro della difesa del Regno dell'Arabia Saudita e il primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, la visita della speaker della Duma di Stato della RF nel Regno Hascemita di Giordania e i colloqui con re Abdallah. Anche la visita a Mosca del primo ministro di Israele B. Netanyahu all'inizio di ottobre e i suoi colloqui con il presidente V. Putin ha contribuito a una più chiara comprensione degli scopi e dei compiti della Russia nel conflitto siriano.

Si può constatare che l'inizio dell'operazione militare russa in Siria ha migliorato la situazione internazionale nel Medio Oriente: ha contribuito a chiarire i veri scopi e intenzioni di tutti i partecipanti al dramma siriano, ha portato alla polarizzazione delle forze, interessate a una o l'altra delle varianti che consentano di uscire dalla crisi siriana.

I paesi interessati al ristabilimento della stabilità nella regione, costretti a contrastare costantemente i colpi dei terroristi, hanno sostenuto le azioni della Russia. Essi sono Siria, Iraq, Iran, Egitto, le forze nazional-patriottiche di Libano e Giordania. Quanto a coloro che criticano e condannano le azioni della Russia, che interferiscono negli affari interni della Siria, certo non negli interessi della costruzione della pace nel paese devastato dalla guerra, sono oggettivamente collusi con l'ISIS ed altri simili gruppi radicali islamici.

In alcuni casi ciò avviene sulla base di un'interpretazione restrittiva della natura confessionale dei conflitti nel Medio Oriente. In tal modo, il sostegno di Riyadh in Siria alle forze sunnite radicali, che puntano al rovesciamento del governo di Assad, risponde agli interessi dell'Arabia Saudita ad opporsi all' “espansione sciita dell'Iran”. Tuttavia, il rafforzamento dei gruppi sunniti radicali , e in primo luogo dello “Stato Islamico”, che minaccia apertamente di “conquistare la Mecca e Medina”, sta già diventando una minaccia per l'esistenza stessa dello stato dei Saud.

Anche ad Ankara sostengono che il sostegno in Siria ai gruppi antigovernativi sunniti e il cambiamento del “regime alauita” di Damasco rafforzerebbe la posizione regionale della Turchia, soprattutto nella competizione con l'Iran per la leadership, e contribuirebbe al trionfo della dottrina del “neo-ottomanismo” sul piano dell'annessione di una parte del territorio siriano (già sangiaccato di Alessandretta) rivendicata dalla Turchia. Non vogliono le autorità turche perdere i benefici del “business” non ufficiale del petrolio estratto dallo “Stato Islamico” nei pozzi di petrolio in Siria e Iraq.

Le azioni della Russia in Siria, che comprendono le operazioni delle forze aeree e spaziali, le proposte della creazione di un vasto fronte internazionale di lotta contro la minaccia terroristica e l'intensa iniziativa diplomatica di Mosca in direzione del Medio Oriente, rappresentano il vero programma di uscita dalla crisi e l'unica alternativa alla destabilizzazione complessiva del Medio Oriente.

* Consulente scientifico dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze (RAN)