La disputa è per lo Stato

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neoliberalismo small customdi Emir Sader* | da www.alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Da quando Ronald Reagan coniò la formula “Lo Stato ha cessato di essere la soluzione ed è diventato il problema”, la lotta attorno allo Stato si è sempre più acutizzata. Per minimizzarlo o per fare in modo che continui ad assolvere ad un ruolo attivo nell'economia e nella società.

A partire da quel momento, lo Stato si è trasformato nel tema centrale nel dibattito delle idee. E' stato demonizzato, responsabilizzato per l'inflazione, per l'inefficienza dei servizi pubblici, per la corruzione, per il drenaggio di risorse delle persone attuato attraverso le imposte, per tutto ciò che di negativo si possa avere nella società. In compenso, si è passati a esaltare l'impresa come quanto di più dinamico, gli impresari come i nuovi eroi dell'economia, oggetto di biografie e autobiografie.

E' la forma che ha assunto la polarizzazione pubblico/mercato. Lo Stato si è trasformato nella vittima di campagne ostili, per la sua capacità di regolamento dell'economia, per il suo potere di affermare e garantire i diritti sociali di tutti, per essere il soggetto di politiche estere sovrane, per avere il potere di personificare la nazione e i progetti nazionali.


Stato minimo assunse il significato di mercato massimo e centralità del mercato, che recuperava la sua vecchia prerogativa di “migliore distributore delle risorse”, mediante la sua mano invisibile. Il recupero della democrazia liberale di fronte alla crisi del socialismo aiutava il recupero del liberalismo economico, questa coppietta che pretendeva di realizzare la fine felice della storia.

Gli Stati latinoamericani, in particolare, furono travolti dalla piena neoliberale. Imprese strategiche passarono, nell'arco di una settimana, da essere patrimonio pubblico nelle mani dello Stato a produrre profitti in mani private, spesso di imprese straniere. Diritti conquistati, attraverso lunghe e prolungate lotte popolari, furono aboliti in modo vergognoso. La dignità nazionale fu messa ai margini dalle politiche di subordinazione nazionale a governi ed entità finanziarie internazionali.

Anche tra alcuni settori del campo popolare emersero posizioni di rifiuto dello Stato, a favore della “società civile”, che si aggiungevano, di fatto, alle posizioni liberali nel fronte anti-statale. Posizioni che persero di forza, fino a diventare praticamente insignificanti, lasciando nelle mani della destra le iniziative contro lo Stato.

Tuttavia, da allora, lo Stato ha recuperato prestigio, quando governi latinoamericani lo hanno riscattato sviluppando politiche sociali che hanno finito di essere rivendicate dagli stessi candidati della destra. Allo stesso tempo, esiste consenso anche sul fatto che la profonda e prolungata crisi economica nel centro del capitalismo è stata prodotta da un mercato senza controllo. Al punto tale che la destra non ha potuto continuare a elogiare il mercato. Ciò che fa è mantenere una critica sistematica all'interventismo economico dello Stato e a questo come fonte di corruzione.

La disputa sullo Stato, per la sinistra, non è semplicemente per difendere l'apparato dello Stato così come si presenta. E' per rafforzare le politiche sociali e le banche pubbliche, è per democratizzare il  sistema tributario, è per difendere e rafforzare imprese strategiche per l'economia, è per affermare progetti nazionali, è per democratizzare il processo di formazione dell'opinione pubblica, è per appoggiare politiche culturali di carattere pluralista, è per sviluppare un discorso democratico, pubblico, popolare e sovrano.

Anche coloro che squalificano lo Stato se ne vogliono appropriare, farlo lavorare in funzione dei loro programmi e degli interessi di chi li appoggia. Per fare in modo che sia uno Stato minimo per i grandi strati popolari e uno Stato a vantaggio di minoranze.

Lo scontro non riguarda solo se conservare o meno lo Stato, ma la natura sociale e politica che gli si intende attribuire. A favore di chi e di che progetto.

* Emir Sader, sociologo e scienziato della politica brasiliano, è coordinatore del Laboratorio delle Politiche Pubbliche dell'Università Statale di Rio de Janeiro (UERJ)