Il gas della Russia e l’indipendenza dell’Italia

E-mail Stampa PDF

di Demostenes Floros | da Limes Online

La versione in russo in inosmi.ru

Da anni l’Europa cerca invano un’alternativa energetica a Mosca. È in ballo la sicurezza nazionale: non possiamo lasciare la nostra politica energetica al resto dell’Ue.

Dopo avere aperto luglio poco sotto 1,12€/$, il dollaro si è apprezzato nei confronti dell’euro spingendosi fino a quota 1,08€/$ sulla scia dell’accordo sul nucleare iraniano. Durante l’ultima decade del mese, complice la decisione della Fed di rinviare il rialzo dei tassi di interesse, il cambio si è stabilizzato attorno a quota 1,09€/$.

Nel contempo, il prezzo del petrolio è crollato. La qualità Brent è calata da 62 a 53 dollari al barile [$/b] circa, il Wti da 57$/b a 48$/b.

Le cause sono quattro:

1. Il perdurare dell’eccesso dell’offerta sulla domanda, nonostante quest’ultima sia stimata in crescita di 1.4 milioni di b/d nel 2015 e di 1.2 milioni di b/d nel 2016. Pur in presenza della stabilizzazione della produzione di petrolio statunitense malgrado un modesto calo della componente del fracking, si addensano le nubi all’orizzonte in merito alla sostenibilità finanziaria del tight oil made in Usa. 


CONTINUA A LEGGERE