Il cerino in mano: l’azzardo dell’Europa contro la Russia

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putin xi 8201-e1433430054452di Demostenes Floros
da www.limesonline.com

Su pressione degli Usa, i paesi europei hanno cercato di isolare Putin. Il risultato? Mosca ha consolidato l’alleanza con la Cina, mentre il Vecchio Continente rischia di pagare un altissimo prezzo energetico e geopolitico.

Il prezzo del petrolio, nonostante una certa volatilità, è rimasto pressoché invariato a maggio: il West Texas Intermediate (Wti) ha aperto a 60,41$/b per chiudere a 60,25$/b, mentre il Brent è lievemente calato, passando da 67,21$/b a 65,50$/b. Tale trend continua ad evidenziare le contraddizioni che persistono nel mercato petrolifero – a partire dal solido surplus dell’offerta e dal contemporaneo calo della produzione di tight oil negli Stati Uniti – circa le cause della ripresa del prezzo del barile dopo il crollo del 60% avvenuto tra luglio 2014 e gennaio 2015.

Secondo l’Economist, in tale arco di tempo, la caduta del Wti non pare abbia giovato all’economia Usa: di fatto, l’andamento del pil statunitense segue quello del prezzo del petrolio. A dispetto di quanto ritenuto dagli analisti mainstream, il crollo del barile non sembra aver dato ossigeno all’economia a stelle e strisce visto che la seconda stima relativa all’output del I trimestre 2015 ha addirittura segnalato un -0,7% tendenziale (anno su anno). 


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