Qualcuno prova a spezzare l’egemonia degli Usa

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di Demostenes Floros* | da Limes

Dalla banca dei Brics alle mosse della Russia nei dossier Ucraina e South Stream, il fronte degli insofferenti allo strapotere di Washington (e del dollaro) diventa più attivo.

Il Sole 24 ore ha pubblicato lo scorso 19 luglio un articolo dal titolo eloquente: “L’egemonia perduta dell’America”.

Questa la tesi dell’autore: “Quando un aereo di linea civile viene abbattuto nei cieli d’Europa su una zona di guerra al confine tra Russia e Ucraina” - avverando la “profezia” del leader liberal-democratico russo, V. Zhirinovskij - “mentre le forze militari israeliane danno vita all’ennesima invasione di Gaza” - poco dopo che era stata ventilata l’ipotesi dello sfruttamento del giacimento di gas nelle acque palestinesi da parte di Gazprom - “a settimane dalla proclamazione di un nuovo “califfato” tra Siria e Iraq, c’è solo un monito che possiamo raccogliere: l’ordine internazionale sta collassando”. Se così fosse, perché il petrolio non ha incorporato il grave rischiogeopolitico in atto, aumentando di costo? A luglio, i prezzi del Brent e del Wti sono diminuiti di 4 dollari circa, passando rispettivamente da quasi 11.85 dollari al barile ($/b) a 107.37$/b e da 104.77 a 100.64$/b.


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