La questione ambientale in Irpinia

E-mail Stampa PDF

di Mario Ferdinandi | da www.ilciriaco.it

rifiutiOgni volta che c’è stata una rivoluzione industriale si sono “scoperti” presto o a distanza di anni i danni sanitari ed ambientali che si producevano in forme spesso devastanti e drammatiche. Mai, o quasi, si è operato perché prima si considerassero i rischi e si agisse di conseguenza. Questo perché ha prevalso la logica del profitto, dell'interesse, mascherato dietro l’idea del progresso.

Ebbene, invece di porre prima, ed in modo vincolante, l’esigenza di sapere le conseguenze per la salute e l’ambiente, quindi di prevenirle, si è proceduto secondo l’ideologia della liberalizzazione e della privatizzazione.

Il principio che si afferma è quello che se non sappiamo se fa male, lo facciamo. Al contrario una vera civiltà dovrebbe autorizzare solo ciò che non fa male.


La storia dell’amianto rientra in quella logica del profitto e degli interessi. L'amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per produrre la miscela cemento-amianto per la coibentazione di edifici, tetti, navi, treni; come materiale per l'edilizia, nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto, ma anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Inoltre, la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.

In Italia una legge del 1992 vieta l’estrazione e la produzione dell’amianto. In Europa questi divieti sono diventati operativi a partire dal primo gennaio 2009, ma proprio nella comunità Europea – dato il lungo periodo di latenza della malattia – è previsto che il numero dei decessi cresca dalle 5mila vittime del 1998 alle 9mila e più del 2018.

In Irpinia il caso emblematico riguardo l'amianto, vede come protagonisti i lavoratori dell'ex Isochimica, azienda che si occupava di scoibendare le carrozze ferroviarie. Circa 250 persone hanno lavorato ai limiti della dignità umana, senza alcuna protezione sanitaria e a contatto diretto con l'amianto. Il risultato di questo disastro, che va avanti da quasi 30 anni, è che sono già morte diverse persone, per malattie tumorali derivate dall'amianto e, praticamente, tutti i lavoratori riscontrano livelli di amianto nei polmoni enormemente superiori alla media. La battaglia in difesa della salute dei cittadini e il risarcimento che spetta agli ex operai deve andare di pari passo con una politica incentrata sulla salvaguardia del territorio. Per questo è necessario intervenire con un piano di bonifica, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini di borgo ferrovia.

Ulteriore azione altamente distruttiva, in termini di degrado del suolo, è l'insieme dei processi morfologici, cioè il dissesto idrogeologico. Rappresenta in Italia (da nord a sud), un altro problema rilevante che ha provocato, negli ultimi vent’anni, migliaia di vittime, danni agli insediamenti umani e alle attività produttive. Le lista di eventi drammatici, legati ad alluvioni, esondazioni, frane, dimostra l’estrema fragilità del territorio dal punto di vista idrogeologico e l’assenza di una politica di governo del territorio di previsioni e prevenzioni. La principale causa deriva dalle azioni dell’uomo, attraverso lo sfruttamento smisurato e senza programmazione. L’abusivismo edilizio, il disboscamento, l’occupazione di aree di pertinenza fluviale, la mancanza di manutenzione dei corsi d’acqua, gravano il dissesto, affianco ad altri fattori quali l’urbanizzazione diffusa e caotica.

L'88% dei comuni irpini è a rischio frane e alluvioni: in pratica 105 comuni su 119. E' quanto emerso dal dossier “Ecosistema rischio 2011” redatto da Legambiente e Dipartimento della Protezione civile. Il primato negativo in Campania va a Salerno con il 99% dei comuni a rischio. Peggio di Avellino anche Benevento (96%). Seguono Caserta (77%) e Napoli (62%).

I tragici eventi, sono il risultato di anni di politica di sfruttamento spregiudicato, di speculazioni e di cementificazione selvagge, di una politica senza programmazione, dove il territorio nel suo insieme è stato considerato solo merce da sfruttare o semplicemente il luogo, come nel caso delle zone montane e di campagna, di discariche e consumo del suolo per creare solo e semplicemente rendita.

L’inquinamento e lo stato in cui versa il fiume Calore è la dimostrazione della rotture del legame uomo-ambiente. Come già altre volte dichiarato, il dovere di ogni comunità e dell’istituzione è di riappropriarsi del senso di responsabilità nella gestione delle risorse idriche, poiché l’acqua è un elemento centrale della nostra esistenza.

Ormai sono i comitati di difesa o singoli cittadini che devo fronteggiare le problematiche, mentre la politica istituzionale pensa ad altro. L’acqua è un mezzo di produzione di energia, che favorisce i trasporti e lo sviluppo socio economico dei territori che attraversa, elemento in grado di creare reti, unire culture e definire paesaggi e ospitare qualità ambientali, habitat, reti ecologiche.

Intervenire in un territorio fluviale comporta un senso di responsabilità, a partire dal condividere un insieme di valori naturali, paesaggistici e socio-economici. Chiediamo subito che le autorità preposte indicano un tavolo tecnico, dove venga affronta la problematica e si proponga il Contratto di fiume. Strumento di programmazione negoziata interrelata a processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali, con l’obiettivo di costruire attività che affrontino: la riduzione dell’inquinamento delle acque; la difesa idraulica; la protezione del dissesto idrogeologico; la rinaturalizzazione e ottimizzazione delle risorse idriche; infine, promozione e sviluppo del territorio.

Attraverso il Contratto di fiume si costruirà un sistema di regole e d’impegni in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione delle acque.

È necessario cambiare rotta. Il rispetto del territorio, la mappatura dei boschi, il monitoraggio e la difesa dei luoghi, il risanamento dei fiumi, bonifica di opifici con coperture di amianto, recupero di territori incolti, abbandonati, sono elementi necessari per pensare il territorio in maniera corretta e rispettosa. Dalla salvaguardia del territorio, dalla sua forestazione riforestazione e con un piano di opere pubbliche di vera utilità sociale (messa in sicurezza del territorio, recupero dei centri urbani) si crea nuovo lavoro e, nello stesso tempo si stabilisce un equilibrio naturale per la sicurezza delle popolazioni. È importante un armonioso rapporto tra uomo e natura, mettendo fine allo sfruttamento del suolo e del sottosuolo per puro profitto