La Cina può insegnare "lezioni sostanziali" ai paesi in via di sviluppo che sfuggono alla povertà: intervista alla rappresentante delle Nazioni Unite

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Trankmanndi Cao Siqi

da https://www.globaltimes.cn

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

Nota dell'editore: Sono passati 75 anni dalla fondazione delle Nazioni Unite (ONU) a San Francisco, negli Stati Uniti. In un'intervista con il giornalista del Global Times Cao Siqi (GT), Beate Trankmann (Trankmann), rappresentante dell'UNDP in Cina, ha riconosciuto gli sforzi della Cina per alleviare la povertà nel contesto della pandemia di COVID-19. Il rappresentante ha sottolineato che i gruppi più vulnerabili avranno bisogno di un'attenzione particolare perché la maggior parte delle misure attuali sono rivolte principalmente alle industrie e ai datori di lavoro. Ha anche affermato che l'esperienza della Cina in materia di sviluppo ha fornito un riferimento sostanziale per altri paesi in via di sviluppo. La rappresentante ha anche toccato il ruolo dell'ONU nell'aiutare la Cina a liberarsi dalla povertà, il modo in cui la Cina e l'ONU possono affrontare congiuntamente le sfide climatiche e come la Cina e l'ONU possono cooperare per ridurre al minimo l'impatto del COVID-19. 


GT: Come vede l'ONU l'obiettivo della Cina di sradicare la povertà entro il 2020?

Trankmann: L'obiettivo della Cina di sradicare la povertà rurale estrema entro il 2020 è un obiettivo ambizioso e senza precedenti Ad oggi, circa 750 milioni di cinesi sono stati sottratti alla povertà, questo rappresenta circa i quattro quinti del numero di persone sottratte alla povertà estrema a livello globale negli ultimi quattro decenni. Sulla base dell'attuale soglia di povertà nazionale, la Cina è in procinto di sradicare la povertà estrema rurale entro il 2020.

Tuttavia non possiamo trascurare gli effetti del COVID-19 su questi progressi. Mentre la Cina si sta gradualmente riprendendo dalla pandemia, questa crisi ha effettivamente colpito la salute e ha i più vulnerabili e svantaggiati. In Cina ci sono ancora 5,5 milioni e mezzo di persone al di sotto della soglia di povertà di 2.800 yuan. La maggior parte di queste persone si trova in gruppi vulnerabili: il 40 per cento è malato, il 15 per cento è disabile e il 16 per cento fa parte della popolazione che invecchia. 

Anche molti di coloro che non sono al di sotto della soglia di povertà sono vulnerabili. Quasi 2 milioni di persone che sono state sollevate dalla povertà rischiano ancora di scivolare indietro, e 3 milioni al di sopra della soglia di povertà sono ancora considerati vulnerabili.

Se la Cina vuole raggiungere il suo obiettivo per il 2020, cosa che può fare, i segmenti vulnerabili della popolazione richiederanno un'attenzione particolare, poiché la maggior parte delle misure attuali sono rivolte alle industrie e ai datori di lavoro. Ampliare la portata dei sistemi di protezione sociale esistenti può aiutare le persone che lavorano nel settore dell'economia informale che sono sproporzionatamente vulnerabili; molti di loro fanno affidamento a flussi di reddito bassi e incerti e potrebbero non essere inclusi nei programmi esistenti. Un'assistenza mirata, come la concessione di prestiti agevolati alle famiglie povere con piccole imprese familiari o l'estensione dei sussidi di disoccupazione ai lavoratori informali, potrebbe fornire un ammortizzatore per garantire il loro sostentamento.

GT: Quali lezioni può dare la Cina al mondo per abolire la povertà?

Trankmann: Le esperienze di sviluppo della Cina forniscono lezioni sostanziali ad altri Paesi in via di sviluppo, anche se hanno contesti nazionali diversi. Le esperienze della Cina possono essere efficacemente adattate per affrontare le sfide locali attraverso la piattaforma di cooperazione sud-sud. Questo può fornire ai Paesi l'opportunità di accelerare la crescita, pur essendo attenti alla tutela ambientale.

La Belt and Road Initiative è diventata un importante motore di investimenti e prestiti legati alla connettività. È fondamentale che si muova in modo da salvaguardare i beni pubblici globali, che sia ben allineata con gli SDG [Obiettivi di Sviluppo Sostenibile N.d.T.] e che il contesto sia adatto alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo.

GT: Cosa ha fatto l'ONU per aiutare la Cina ad alleviare la povertà?

Trankmann: Dal 1979 l'UNDP è stato un partner per lo sviluppo della Cina; la riduzione della povertà è stata fondamentale per la cooperazione dell'UNDP con la Cina. L'UNDP contribuisce con le sue idee, l'innovazione, il sostegno e l'esperienza internazionale.

Un esempio di riduzione integrata della povertà che sia sostenibile e inclusiva: nel 2006 è stato istituito un programma dell'UNDP per portare gli agricoltori nel 21° secolo collegandoli con tecnologie ecocompatibili e rilevanti a livello locale, non solo aumentando il loro reddito, ma anche collegandoli ai mercati e migliorando così lo sviluppo sostenibile.

Dal 2008 ogni anno1 milione di agricoltori hanno beneficiato del programma, con un aumento medio annuo del reddito del 10%. Dal 2012 al 2014, il programma è stato ampliato fino a coprire 31 province e sono stati inviati 75.000 dipendenti per la sua attuazione.

Un altro esempio è un progetto per i coltivatori di mele che hanno perso l'accesso ai mercati per le loro colture a causa dell'uso di pesticidi DDT. Attraverso tre progetti dimostrativi e centri di formazione nelle province di Shaanxi, Hubei e Shandong, 100.000 agricoltori vengono formati ogni anno per adattare le loro tecniche sostituendo la coltivazione con il DDT e aderire agli standard commerciali internazionali. I redditi annuali sono aumentati anche del 12% e la produzione di mele ha raggiunto le 700.000 tonnellate; il prezzo è passato da 2 yuan a 6 yuan al chilo.

GT: In che modo la Cina e l'ONU hanno cooperato per affrontare il cambiamento climatico e quali sono le misure che la Cina dovrebbe adottare in futuro?

Trankmann: L'UNDP è stato coinvolto in progetti relativi al cambiamento climatico sin dai primi anni '80 e negli ultimi 10 anni abbiamo realizzato 15 progetti in Cina. Il portafoglio dei cambiamenti climatici è finanziato principalmente attraverso la Global Environment Facility (GEF), una partnership internazionale di 183 paesi, istituzioni internazionali e organizzazioni della società civile che si occupano di questioni ambientali globali. 

Un esempio lampante della collaborazione tra l'UNDP e la Cina per affrontare il cambiamento climatico è il programma provinciale per il cambiamento climatico (2010-14), che ha contribuito alla creazione di divisioni per il cambiamento climatico all'interno delle commissioni provinciali per lo sviluppo e la riforma in tutte le 31 province e le città municipali della Cina. 

Altri progetti che hanno contribuito alla lotta al cambiamento climatico cercano di trasformare industrie e settori, come il nostro progetto sulla graduale eliminazione delle lampade a incandescenza inefficienti dal punto di vista energetico.

Il progetto ha introdotto le lampade a risparmio energetico e ha contribuito a trasformare la produzione locale di illuminazione, un processo che ha ridotto le emissioni di anidride carbonica (CO2) di 4,4 milioni di tonnellate. Un altro progetto ha trasformato il settore dei laterizi per la costruzione di abitazioni rurali, introducendo mattoni ad alta efficienza energetica e tecnologia di produzione negli impianti di produzione di laterizi rurali. Il progetto ha portato a una riduzione cumulativa delle emissioni di CO2 di 1,6 milioni di tonnellate.

Per quasi due decenni, l'UNDP ha anche promosso soluzioni energetiche pulite a base di idrogeno in Cina. Insieme al Ministero della Scienza e della Tecnologia, l'UNDP sta attualmente sostenendo lo sviluppo e la commercializzazione di veicoli a celle a combustibile a idrogeno con il supporto del GEF.

Nonostante tutti questi progressi, c'è ancora molto da fare e l'UNDP è pronto a continuare a fornire il suo sostegno. Infatti è incoraggiante notare che il 14° Piano quinquennale della Cina (2021-25), pone maggiore enfasi sull'energia pulita e su una maggiore riduzione delle emissioni di carbonio. Gli sforzi della Cina per affrontare il cambiamento climatico avranno un profondo effetto sul futuro del pianeta e sulla sostenibilità globale.

GT: In che modo l'ONU e la Cina lavoreranno insieme per ridurre al minimo l'impatto negativo del COVID-19?

Trankmann: La crisi sta avendo conseguenze sociali, economiche e ambientali che si estenderanno anche dopo la revoca delle serrate, la riapertura delle aziende e la cura dell'ultimo paziente. Per costruire un'ampia e robusta resilienza che tenga a freno tali crisi, dobbiamo concentrarci su idee, soluzioni e modelli che siano al tempo stesso sostenibili e completi.

Uno di questi concetti è la transizione verso un'economia verde. La trasformazione dei sistemi energetici potrebbe incrementare il PIL globale di 98 trilioni di dollari entro il 2050, con una crescita del PIL del 2,4% in più rispetto ai piani attuali. Il solo incremento degli investimenti nelle energie rinnovabili aggiungerebbe 42 milioni di posti di lavoro a livello globale, creerebbe risparmi sanitari otto volte superiori al costo dell'investimento ed eviterebbe una crisi futura. Sei milioni di posti di lavoro possono essere creati abbracciando l'economia circolare; 1,2 miliardi di posti di lavoro dipendono da un ambiente sano e stabile.

Nella spinta ad adottare percorsi verdi dobbiamo anche ricordarci di non lasciare nessuno indietro e sostenere i più vulnerabili. Ad esempio, mentre lo sviluppo delle infrastrutture digitali e dei servizi online mostra un grande potenziale di riduzione delle emissioni senza sacrificare la crescita economica, non tutti hanno pari accesso alla tecnologia e non sono ugualmente in grado di utilizzarla.

Ora abbiamo un'opportunità inestimabile di spingere per un'economia verde, un'economia che ha il potenziale per migliorare la resilienza contro gli shock e le crisi future. In effetti, la risposta globale al COVID-19 ha già dimostrato che è possibile. Le abitudini che si sono sviluppate rapidamente durante la pandemia, come il lavoro da casa, i servizi senza contatto e la riduzione degli spostamenti, dimostrano che possiamo operare secondo un modello verde a basse emissioni di carbonio. Sottolineando anche i benefici sociali ed economici della trasformazione a basse emissioni di carbonio, l'UNDP ha la possibilità di accelerare il lavoro con i paesi per portare avanti alcune delle azioni adottate durante questo periodo.