Il ruolo decisivo della riduzione della povertà negli obiettivi della Cina per il 2020

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chinaafp 1935172c1di John Ross

da http://www.cnfocus.com

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

La centralità della riduzione della povertà nella politica del governo cinese è stata ancora una volta sottolineata con forza dal Rapporto sul lavoro del governo alla sessione plenaria di quest'anno del Congresso nazionale del popolo, il principale organo legislativo cinese. La nuova epidemia di coronavirus ha evidentemente inferto un duro colpo all'economia cinese e le conseguenze internazionali indirette della pandemia stanno creando la più grande recessione economica globale dai tempi della Grande Depressione, che peserà negativamente sulla Cina per tutto l'anno in corso. Per quest'ultimo motivo, come è noto, la Cina ha compiuto l'insolito passo di non fissare un obiettivo di crescita economica per il 2020. Ma l'impegno per l'eliminazione della povertà è stato enfaticamente mantenuto all'interno del programma del governo.


La Cina aveva già fatto enormi progressi sulla via dell'eliminazione della povertà assoluta prima dell'inizio di quest'anno e prima che la pandemia colpisse. Secondo il Rapporto sul lavoro del governo di quest'anno, la Cina ha ridotto la popolazione povera rurale di 11,1 milioni di persone e sarebbero stati compiuti maggiori sforzi per eliminare la povertà in tutte le contee e i villaggi. I dati ufficiali mostrano che nel 2019 la Cina contava più di 5,5 milioni di persone che vivevano in povertà.

È chiaro che ci sarà flessibilità per quanto riguarda gli obiettivi economici nel 2020, ma non sarà accettata alcuna ritirata dall'obiettivo dell'eliminazione della povertà.

Conseguenze umane

L'importanza interna dei risultati ottenuti dalla Cina nella riduzione della povertà è evidente, ma può essere vista ancora più chiaramente collocandola in un contesto internazionale, perché il problema immediato e decisivo che la stragrande maggioranza delle persone nel mondo deve affrontare rimane un reddito inadeguato e per molte di esse rimane la povertà.

È importante comprendere che la questione del basso reddito e della povertà non deve essere considerata solo in termini economici ristretti. È letteralmente una questione di vita o di morte nelle sue conseguenze umane.

Secondo gli ultimi dati comparabili a livello internazionale, per il 2018, una persona che vive in un Paese a basso reddito, secondo la classificazione della Banca Mondiale, vive solo 64 anni rispetto agli 81 anni di un'economia ad alto reddito. Questo è simile al divario che si osserva nei Paesi avanzati tra le zone più povere e quelle più ricche. Di conseguenza, non solo chi vive in povertà ha meno possibilità nella vita, ma muore più giovane.

La soglia di povertà della Cina, così come utilizzata nel Rapporto sul lavoro del governo, è definita a livello nazionale. Ma per fare dei confronti internazionali è necessario utilizzare uno standard internazionale uniforme. La definizione di povertà della Banca Mondiale è la spesa di 1,9 dollari al giorno ai prezzi internazionali del 2011 (parità di potere d'acquisto). Utilizzando questo criterio, i primi dati comparabili a livello internazionale disponibili per il mondo e per la Cina sono del 1981 e i più recenti del 2015, sebbene la Cina stessa abbia fatto ulteriori progressi da allora. Tra il 1981 e il 2015, la Cina ha ridotto il numero di coloro che vivono in una povertà, definita tale secondo i criteri internazionali, di 868 milioni di persone, su una riduzione totale mondiale di quasi 1,17 miliardi. Pertanto, la Cina rappresenta il 74%, quasi i 3/4, delle persone che sono uscite dalla povertà nel mondo.

Gli ultimi dati della Banca Mondiale mostrano che tra il 1981 e il 2016 la Cina ha ridotto del 99,1% il numero di persone che vivono in condizioni di povertà secondo i criteri internazionali all'interno dei suoi confini. Entro la fine del 2020 lo avrà ridotto del 100 per cento.

È certamente gratificante vedere che alcuni altri Paesi hanno iniziato a fare progressi nella riduzione della popolazione povera, ma il contributo della Cina alla campagna globale contro la povertà è di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altro Paese. La Cina ha fatto uscire dalla povertà un numero di persone cinque volte superiore a quello dell'India, quasi sette volte superiore a quello dell'Indonesia e oltre 20 volte superiore a quello dell'intera regione latinoamericana.

Queste tendenze hanno un effetto decisivo anche sulla questione dei diritti umani. La vita delle persone uscite dalla povertà in Cina è notevolmente migliorata e le loro reali scelte di vita si sono ampliate. Questo ha contribuito al benessere dell'umanità molto più dell'assurda definizione occidentale di diritti umani.

Diversi percorsi

Queste tendenze alla riduzione della povertà hanno anche un significato decisivo per giudicare se un percorso socialista o capitalista è corretto per lo sviluppo. La questione si risolve piuttosto facilmente osservando che se fosse stato il capitalismo a far uscire le persone dalla povertà, la grande riduzione della povertà sarebbe avvenuta in tutti i Paesi capitalisti, ma questi, come già visto, rappresentano una piccola parte del numero di coloro che sono usciti dalla povertà nel mondo. È la Cina socialista ad essere la principale responsabile della riduzione della povertà nel mondo.

Inoltre, mentre la Cina ha di gran lunga la più grande riduzione del numero di coloro che vivono in povertà nel mondo, anche altri Paesi socialisti hanno fatto notevoli progressi. Il Vietnam ha ridotto il numero di coloro che vivono in povertà del 95% tra il 1992 e il 2016.

Per comprendere la portata di questo fenomeno, la Cina ha tolto dalla povertà più persone dell'intera popolazione dell'UE. Il resto del mondo non può copiare meccanicamente la Cina, poiché le condizioni di ogni paese sono specifiche, ma può imparare dal percorso di sviluppo della Cina. Come ha detto il presidente Xi Jinping al 19° Congresso nazionale del Partito comunista cinese nel 2017, il socialismo con caratteristiche cinesi "offre una nuova opzione per altri paesi e nazioni che vogliono accelerare il loro sviluppo preservando la loro indipendenza".

Base del ringiovanimento

Subito dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la Cina ha ottenuto un aumento dell'aspettativa di vita che è stato il più grande registrato in uno dei maggiori paesi nella storia dell'umanità. Questo ha un'importanza decisiva perché è noto che l'aspettativa di vita media è il miglior indicatore delle condizioni sociali generali. Essa riassume in un unico dato tutti i fattori positivi (alto livello di consumo, buona istruzione, qualità dell'assistenza sanitaria e tutela dell'ambiente) e negativi (basso livello di consumo, mancanza di istruzione, cattiva assistenza sanitaria e cattive condizioni ambientali). Ma nonostante questi straordinari risultati sociali, l'economia cinese è rimasta a un basso livello di sviluppo nel periodo 1949-78.

Al contrario la crescita economica della Cina durante i 40 anni di riforme e di apertura dopo il 1978 è la più grande di tutta la storia dell'umanità, misurata in base alla velocità dello sviluppo economico, al numero di persone la cui vita è stata migliorata da questo sviluppo, alla proporzione di umanità che ne ha beneficiato direttamente ed alla velocità sostenuta di aumento del tenore di vita. Ma, come si è già visto, è stata anche segnata dalla più grande riduzione della povertà del mondo. Tale sviluppo economico è alla base del ringiovanimento della nazione cinese, del miglioramento delle condizioni sociali della Cina e dell'immenso contributo della Cina al miglioramento delle condizioni generali dell'umanità.

L'affermazione che le conquiste economiche della Cina sono le più grandi nella storia dell'umanità in termini non solo di miglioramento delle condizioni in Cina, ma anche di miglioramento della condizione generale dell'umanità, non è quindi quella di un nazionalista cinese "esagitato". Né sono "parole gentili" pronunciate per i media cinesi. In questioni serie come il ringiovanimento nazionale cinese, non c'è virtù nell'esagerazione, non c'è virtù nell'ottimismo e non c'è virtù nel pessimismo - c'è virtù solo nel realismo. L'affermazione che lo sviluppo economico della Cina, compreso il suo ruolo centrale nella riduzione della povertà, è il più grande nella storia dell'umanità è semplicemente un dato di fatto.

L'autore è un senior fellow del Chongyang Institute for Financial Studies, Renmin University of China ed ex direttore della politica economica e commerciale del sindaco di Londra.