Hong Kong. Libertà cattolica di interferenza

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bambino padra bandieracinadi Maria Morigi

Premesso che chi invoca “libera Chiesa in libero Stato” non ha compreso la civiltà cinese, ma attribuisce alla Cina concetti e valori tipicamente occidentali, non è questa la sede per affrontare questioni riguardanti il riconoscimento e la pratica delle varie religioni in Cina. C’è una Costituzione quanto mai articolata e basterebbe consultarla per capire come funziona il principio di Autorità unica dello Stato: non sono ammesse autorità esterne, né sono previsti organi/istituzioni separati. Nessun dualismo in Cina tra Stato e Religione, altrimenti sarebbe uno spezzatino perché riconosciute sono cinque "religioni dottrinali" (buddhismo, taoismo, protestantesimo, cattolicesimo e islam) cui si aggiungono culti tradizionali non istituzionalizzati.


Discutiamo invece del fatto che il rappresentante di una religione – il cattolicesimo del tutto minoritario in Cina - si arroga il diritto di denunciare l’operato dello Stato che lo ospita, immischiandosi in una questione politico-ideologica che non è attinente ai compiti pastorali. Inoltre le dichiarazioni di Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, nell’intervista trasmessa come prima notizia al TG 2 del 27 maggio alle ore 20.30, oltre a rappresentare un’offensiva ingerenza nei confronti dell’ Assemblea del Popolo della RPC (per le misure legislative approvate sulla sicurezza interna) mettono in pericolo il riavvicinamento tra Cina e Vaticano e la soluzione dell’annosa contesa nomina dei vescovi.

Cito ora qualche episodio illuminante sui difficili rapporti tra cattolici e Cina. La nomina del vescovo di Pechino, Giuseppe Li Shan, insediato nel 2007 con l’approvazione sia del governo cinese che della Santa Sede, fu sostenuta dalla Lettera ai cattolici cinesi” di Papa Benedetto XVI del 30 giugno 2007. L’intento del Papa era di aiutare i cattolici cinesi a fare unità tra loro e con Roma, chiamando le parti al reciproco rispetto per avviare un miglioramento dei rapporti tra Santa Sede e RPC. Al contrario, dopo l’ordinazione di Li Shan, i cattolici di Pechino si divisero tra favorevoli e contrari: erano in molti ad accusare Li Shan di essere un ‘traditore’ della chiesa di Roma, poiché il suo atteggiamento verso il Vaticano sembrava più incline al servilismo verso l’Associazione Patriottica, cioè la chiesa riconosciuta dallo Stato cinese (che comprende cattolici e protestanti – questi ultimi largamente maggioritari). A distanza di tempo, molti cinesi cattolici ancora considerano Li Shan un sospetto.

Il 19 marzo 2008 Joseph Zen Ze-kiun, cardinale e vescovo di Hong Kong, ma anche consigliere di Benedetto XVI per la Cina, si segnalò quando, a nome della diocesi di Hong Kong, condannò la repressione cinese delle manifestazioni di dimostranti tibetani in occasione del 49° anniversario dell'insurrezione nazionale tibetana contro l'amministrazione cinese. (All’epoca anche l’UE era attestata su questa linea, vedi “Risoluzione del Parlamento europeo del 10 aprile 2008 sul Tibet”)

Nel 2009, ormai vescovo emerito di Hong Kong, Joseph Zen affermava che se la Lettera di Papa Benedetto XVI aveva segnato una nuova fase nella vita della chiesa cinese, egli tuttavia temeva che si stesse scivolando verso un’era di compromessi, che avrebbero reso vani tutti gli sforzi compiuti. “La libertà religiosa è più importante dei rapporti diplomatici ed è tempo per la chiesa cinese e per la Santa Sede di non accettare più alcuna trattativa con il regime di Pechino, salvaguardando la totale libertà religiosa della chiesa”. Zen si diceva preoccupato di un’opaca sottomissione all’Associazione Patriottica e con ciò svalutava l’importanza delle relazioni diplomatiche fra Santa Sede e Pechino, convinto che esse – senza una reale “libertà religiosa” nella RPC – sarebbero state mera illusione. Opinioni queste che di fatto hanno segnato una brusca rottura dei rapporti, rinnovando la mancanza di fiducia reciproca.

Il 9 gennaio 2016 il cardinale Zen – ormai del tutto emarginato da Papa Francesco e senza più alcun ruolo come consigliere per la Cina – ha criticato con una durissima requisitoria la diplomazia vaticana per la sua condiscendenza nei confronti della Cina. Il documento è pubblicato in Asia news 09/01/2016, col titolo “Che cosa porterà alla Chiesa in Cina l’anno 2016”. 

Riporto l’inizio: “ il giornale Wen Wei Po annunciava con giubilo che le relazioni tra la Cina e il Vaticano avranno presto un buono sviluppo. Subito dopo, il Segretario di Stato del Vaticano ha detto che le prospettive sono promettenti, c’è desiderio di dialogo da ambe le parti. Io avevo i miei dubbi su questa inaspettata ventata di ottimismo, non vedevo nessun fondamento per questo ottimismo. Più di mille croci sono state tolte dalla cima delle chiese (in alcuni casi le chiese stesse sono state distrutte). Dopo tanto tempo, non possiamo più illuderci che questo fosse solo un episodio di zelo esagerato di qualche ufficiale locale. Diversi seminari non funzionano più. .. Il Governo continuamente sta consolidando una Chiesa che ormai oggettivamente è già separata dalla Chiesa Cattolica universale; con allettamenti e con minacce inducono il clero a compiere atti contro la dottrina e la disciplina della Chiesa, rinnegando la propria coscienza e la propria dignità. In ottobre arriva la grande notizia: Una delegazione del Vaticano è stata a Pechino, c’è stato un incontro. Ma la Santa Sede non ne dà notizia..”. E infine la toccante conclusione: “Il giorno che si firmerà quell’accordo con la Cina ci sarà pace e giubilo, ma non aspettate che io partecipi alle celebrazioni dell’inizio di questa nuova Chiesa. Io sparirò, inizierò una vita monastica per pregare e fare penitenza. Chiederò scusa a Papa Benedetto per non essere riuscito a fare quello che egli sperava che io riuscissi a fare. Chiederò a Papa Francesco di perdonare questo vecchio Cardinale di periferia per averlo disturbato con tante lettere inopportune.”

E tanto per chiarire: organo di diffusione del “pensiero politico” cattolico sulla questione religiosa e tanto altro in Cina, comprese le mitologiche “persecuzioni” ai danni dei veri cattolici o dei diritti umani soffocati in ogni angolo della Cina -dallo Xinjiang al Tibet ad Hong Kong- è Asia News, agenzia di stampa del PIME Pontificio istituto missioni estere. Il caporedattore e direttore editoriale è Padre Bernardo Cervellera, giornalista e missionario del PIME, docente di Storia della civiltà occidentale all'Università di Beida (a proposito del fatto che in Cina non c’è libertà!), e direttore di Fides, agenzia di stampa ufficiale dello Stato Vaticano.

Un recente articolodi Padre Bernardo Pechino, il buio dell’inverno sulle religioni (lettura non consigliata a persone fragili) mi ha convinto che l’intervista a Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, è solo acqua fresca… se non fosse indecentemente cavalcata dal mainstream anti-cinese.

 ( A tal proposito vedi mio artcolo Cina e Vaticano, un dialogo possibile del 21 febbraio 2020https://www.marx21.it/index.php/internazionale/cina/30311-cina-e-vaticano-un-dialogo-possibile)