Intervista della stampa cinese a Marco Rizzo sulla Via della Seta e relazioni italo-cinesi

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china flag wall ss 1920Pubblichiamo un’interessante intervista a Marco Rizzo, Segretario del Partito Comunista. In passato non abbiamo mancato di sottolineare le differenze di politica estera, in particolare sul ruolo della Cina, fra noi ed il PC. Accogliamo con favore le dichiarazione di Rizzo che ricollocano questo Partito su posizioni molto più avanzate

da lariscossa.com

Marco Rizzo ha 59 anni, è segretario generale del Partito Comunista in Italia. Laureato in scienze politiche, giornalista ed autore di libri e pubblicazioni. Figlio di un operaio della Fiat Mirafiori, è nato e vissuto in un quartiere popolare di Torino.

Iscritto al Partito Comunista Italiano dal 1981, è stato eletto cinque volte nelle istituzioni come consigliere provinciale a Torino, tre volte come parlamentare alla Camera dei Deputati a Roma ed una volta come deputato al Parlamento Europeo. E’ stato tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, di cui è stato coordinatore delle segreterie nazionali e capogruppo alla Camera dei Deputati e al Parlamento Europeo. Mantenendo alta la bandiera del marxismo-leninismo, nel 2009 ha fondato e diretto l’esperienza politica che ha portato alla ricostruzione del Partito Comunista in Italia.

All’inizio di questa primavera il Presidente cinese è stato in Italia. Secondo Lei, a parte gli investimenti bilaterali in programma, quale direzione politica dovrebbe prendere la cooperazione tra Roma e Pechino?

Il nostro Partito interpreta la realtà dal punto di vista della classe operaia, che riteniamo essere classe nazionale. E’ alla luce dei suoi interessi di classe che valutiamo le relazioni internazionali dell’Italia, un paese capitalistico avanzato che, nonostante la crisi, rimane una potenza industriale economicamente rilevante e continua ad occupare una posizione elevata tra le potenze imperialiste. In linea di principio, il Partito Comunista in Italia è favorevole allo sviluppo delle relazioni e della cooperazione internazionali con qualsiasi paese, ma sempre e solo sulla base imprescindibile della reciprocità e della pari dignità dei partners, indipendentemente dal loro diverso peso economico e politico.

Questo, purtroppo, finora è avvenuto raramente. L’Italia si è spesso trovata a subire rapporti internazionali svantaggiosi per il paese e per il proletariato italiano, soprattutto a causa della complicità della borghesia italiana con il capitale straniero. Gli interessi del popolo lavoratore e del paese sono spesso stati svenduti in nome dei momentanei interessi di classe della borghesia nazionale. Questo è accaduto nei confronti dell’imperialismo USA e continua ad accadere nei confronti del blocco imperialista rappresentato dall’Unione Europea. Auspichiamo, quindi con la visita del Presidente Xi Jinping, che le relazioni tra la Cina e l’Italia vadano nella direzione di un effettivo vantaggio reciproco, della pari dignità e di una maggiore conoscenza e comprensione reciproca.

Quest’ultimo ci sembra un aspetto molto importante in un momento in cui si inasprisce la competizione tra USA e Cina e si addensano nubi di guerra, per ora solo commerciale. Ci auguriamo che le buone relazioni bilaterali tra i nostri due paesi possano contribuire ad evitare il coinvolgimento dell’Italia in qualsiasi escalation della conflittualità, sia commerciale, che bellica.

In un’ottica meno generale, auspichiamo un rafforzamento di fraterne relazioni bilaterali, nel rispetto delle reciproche posizioni teoriche e politiche e nello spirito dell’internazionalismo proletario, tra il PCC e il nostro Partito, dall’azione comune dei quali in larga misura potrà essere assicurato anche il corretto sviluppo delle relazioni tra i nostri Paesi, nell’interesse della classe operaia e dei lavoratori.

L’Italia può e vuole, indipendentemente da influenze esterne, cogliere tutte le opportunità della cooperazione con la Cina?

Il capitalismo italiano subisce vincoli militari, politici ed economici a causa della sua partecipazione alla NATO, all’UE e all’Euro. La sua autonomia è formalmente limitata dal rispetto delle compatibilità, derivanti dai trattati in essere, per altro volontariamente sottoscritti, che stanno alla base delle alleanze imperialiste di cui l’Italia fa parte. Ne sono dimostrazione le attuali vicende del contenzioso tra il Governo Italiano e la Commissione Europea in tema del bilancio statale. Nel nostro paese esistono settori di borghesia capitalistica che guardano alla Cina come ad una grande opportunità, sia in termini di mercato di sbocco per le proprie merci, che in termini di potenziale investitore estero in Italia.

Altri settori del capitale, in genere quelli che producono beni a basso contenuto tecnologico e innovativo, percepiscono la Cina come una minaccia, nel timore di non poter reggere ad un confronto di competitività e premono per l’introduzione di barriere all’ingresso nel mercato nazionale ed europeo. La posizione del capitalismo italiano nei confronti della Cina, pertanto, non è univoca di per sé, indipendentemente dalle forti pressioni internazionali in atto. Spesso chi è liberista nei confronti dei mercati altrui, diventa protezionista nei confronti dei propri.

Va detto che, a parte le pressioni degli USA, motivate dalla coscienza della perdita dell’egemonia globale, vengono sollevate perplessità e posti freni allo sviluppo degli accordi con la Cina anche dall’interno della stessa UE, da parte di paesi che con la Cina avevano già firmato precedentemente accordi anche più estesi e impegnativi. Ciò è dovuto alla forte concorrenza tra paesi imperialisti che esiste anche all’interno dell’Unione Europea. Dal punto di vista degli interessi di classe del proletariato, dobbiamo rilevare che questo tipo di accordi sta mettendo in crisi l’egemonia statunitense, aprendo contraddizioni nel fronte imperialista che i Partiti Comunisti dovranno essere in grado di utilizzare a vantaggio della classe operaia, non solo in Italia.

Qual è la Sua opinione sul conflitto commerciale tra USA e Cina e come giudica in generale l’atteggiamento statunitense nelle relazioni internazionali?

Gli Stati Uniti sono coscienti del fatto che stanno perdendo il loro ruolo egemonico nel mondo, pur rimanendo una temibile potenza imperialista. La loro economia è minata da ricorrenti crisi di sovrapproduzione, da un crescente impoverimento della popolazione e da un debito pubblico senza eguali al mondo, a cui fanno fronte stampando carta moneta. L’enorme massa di dollari, immessi sui mercati mondiali come equivalente generale delle merci nei pagamenti internazionali, è sorretta, di fatto, solo dalla supremazia militare e politica, un fattore difficile da mantenere nelle condizioni odierne che ormai è entrato in crisi, messo in discussione dagli stessi alleati tradizionali degli USA, prima fra tutte l’UE.

C’è quindi da aspettarsi un incremento dell’aggressività degli Stati Uniti sul piano internazionale. Lo stiamo vedendo nell’introduzione dei dazi sulle merci importate dalla Cina, ma ancora di più nelle sanzioni economiche contro Russia, Venezuela, Cuba, RPDC, Iran, nel tentativo di indebolire questi paesi economicamente per poi destabilizzarli e rovesciarne il sistema politico, sociale ed economico.

Un’aggressione per ora soltanto economica, che rischia, però, di trasformarsi in aggressione armata, in una guerra vera e propria di proporzioni devastanti. Per questa ragione, il nostro Partito si batte da sempre contro l’imperialismo USA, per la denuncia dei trattati di cooperazione militare con quel paese, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e sostiene la giusta lotta dei popoli per il diritto a decidere il proprio destino senza ingerenze imperialiste

La Nuova Via della Seta: qual è il ruolo di questa iniziativa nella cooperazione tra Cina, Italia e gli altri paesi europei?

Il progetto cinese è di per sé interessante e potrebbe avere anche delle ricadute positive per i lavoratori dei paesi coinvolti.

Sotto questo aspetto, che per noi è fondamentale, tutto dipenderà da quanto il proletariato saprà spostare i rapporti di forza a proprio favore, sviluppando un’efficace lotta di classe per impedire che dei benefici derivanti da un progetto, realizzato grazie al suo lavoro, si appropri, ancora una volta, il capitale.

Questo dipenderà anche da quanto i Partiti Comunisti sapranno utilizzare a vantaggio dei lavoratori le contraddizioni, potenzialmente positive, che la Nuova Via della Seta indubbiamente apre nelle relazioni internazionali, finora dominate dagli USA.

Quali progetti, nell’ambito di questa cooperazione, (es. creazione di posti di lavoro, protezione dell’ambiente, iniziative sociali ecc) vorrebbe proporre ed elaborare?

Ribadisco con estrema chiarezza che il nostro Partito ha per obiettivo il rovesciamento dei rapporti di produzione esistenti e la presa del potere da parte della classe operaia. Pertanto, valuteremo positivamente qualsiasi passo che ci avvicini a ciò e qualsiasi beneficio possa derivare alla classe operaia e ai ceti popolari italiani da qualsiasi forma di cooperazione internazionale, in termini di maggiore, più stabile e qualificata occupazione, migliori salari, maggiore sicurezza sul lavoro, rispetto dell’ambiente, espansione dei diritti sindacali e politici dei lavoratori, migliore qualità della loro vita, consci del fatto che solo il Socialismo potrà garantire stabilità a tutto ciò ed evitare inversioni dei rapporti di forza tra le classi.

Sarà la nostra capacità di praticare la lotta di classe a fare sì che questa forma di cooperazione internazionale vada in questa direzione e non in un’altra e, anche per questo, vogliamo dialogare con il Partito Comunista Cinese, con cui siamo disponibili, fin da ora, a discutere su tutti gli aspetti politici, culturali e pratici di interesse reciproco

Qual è oggi il ruolo della Cina nel Mondo? Come vede il futuro della Cina?

Lo scontro tra i vari interessi in gioco oggi sullo scacchiere internazionale è e sarà sempre più aspro. L’acuirsi della lotta di classe anche a livello internazionale è sotto gli occhi di tutti. La potenza economica statunitense, basata sul predominio del dollaro, è minata da fattori oggettivi sempre più rilevanti ed è sostenuta ormai prevalentemente dalla superiorità militare. La storia insegna che una potenza forte, ma in declino rispetto ad altre potenze emergenti può scatenare conflitti di portata globale, nel tentativo di preservare il suo ruolo egemonico.

Cosa potrà evitarlo? Non certo le “colombe” dei circoli statunitensi, che a volte sono più guerrafondaie dei “falchi” e sono comunque espressione di settori diversi della stessa borghesia capitalistica in crisi. Noi auspichiamo che la Cina, con il suo crescente peso economico e politico, possa contribuire ad allontanare il rischio di una deflagrazione mondiale. Se quindi parliamo di ciò che sarà, ovviamente anche per la Cina come per tutto il mondo, con l’ottimismo della volontà che ci contraddistingue vediamo un futuro comunista.

Cosa pensa dello sviluppo economico della Cina negli ultimi anni?

Le statistiche e gli indicatori a noi noti mostrano un notevole sviluppo economico, ma il PCC non nasconde l’esistenza di diseguaglianze e contraddizioni. La questione dell’edificazione del socialismo in un Paese originariamente arretrato dal punto di vista economico è un processo non privo di contraddizioni anche aspre. L’obiettivo del socialismo non è la crescita della produzione mercantile, ma la crescita del benessere del popolo, il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali e spirituali nella libertà sostanziale, nell’uguaglianza e nella giustizia sociale.

Una forte crescita economica è la base necessaria per accrescere le risorse da destinare a questo scopo, a patto che, a differenza di quanto avviene nei paesi capitalistici, la ricchezza prodotta venga utilizzata per scopi sociali e non accentrata in mani private. Sono questi fini che fanno del Socialismo il garante della civiltà umana, oggi minacciata nella sua stessa esistenza dal declino generale del capitalismo. Oggi più che mai sono vere le parole di Marx “O socialismo, o barbarie”.

Cosa potrebbero imparare i leader politici italiani dai loro colleghi cinesi?

A questa domanda vogliamo rispondere con Antonio Gramsci, quando disse: «la storia insegna, ma non ha scolari». I dirigenti politici oggi in Italia hanno raggiunto il livello più basso della loro pur non esaltante storia.

Questo perché oggi le decisioni politiche non vengono più prese da parlamenti o governi, ma dai consigli d’amministrazione dei grandi monopoli transnazionali e delle grandi banche private, mentre gli organi legislativi ed esecutivi sono trasformati in camere di compensazione di interessi economici in concorrenza tra loro e in casse di risonanza di decisioni prese altrove, generalmente da organismi non elettivi e autonominati, quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, la NATO, tutti espressione del potere del grande capitale monopolistico, di cui perseguono gli interessi. Gli esponenti politici, di conseguenza, vengono selezionati in base al solo criterio della “fedeltà” al potere del capitale, non sono portatori di un pensiero autonomo, ma meri esecutori eterodiretti.

Come si può pensare che possano, o vogliano, imparare qualcosa di diverso dall’abilità di conservare per sé i privilegi che il potere borghese garantisce loro in quanto “creatori del consenso passivo delle masse”, ancora come dice Gramsci?

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Intervista realizzata e pubblicata da:

China.org.cn (Sezione in Esperanto – la stessa rivista pubblica in lingue europee e asiatiche)
http://esperanto.china.org.cn/2019-06/28/content_74932318.htm

El Popola Ĉinio (Dalla Cina Popolare – versione in Esperanto di China Report)
http://www.espero.com.cn/2019-06/25/content_74919937.htm 

L’Esperanto è lingua ufficiale di lavoro del Gruppo Editoriale Cinese Internazionale e della Radio Cinese Internazionale.