Libro in uscita: La Belt and Road Initiative. La nuova via della seta e la Cina Globale

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bertozzi beltandroadinitiativedi Diego Angelo Bertozzi

IL LIBRO
La Belt and Road Initiative. La nuova via della seta e la Cina globale.
Diego Angelo Bertozzi
Imprimatur, 2018

Tutte le strade porteranno a Pechino? Aveva ragione Mao quando ammoniva che il “vento dell’Est” avrebbe prevalso su quello dell’Ovest? Potremmo rispondere positivamente se guardassimo al treno merci (chiamato proprio “East Wind”) che, proveniente dal gigantesco bazar di Yuwu, nel gennaio del 2017 ha raggiunto Londra al termine di un viaggio durato 16 giorni lungo un percorso di 7.500 miglia attraversando, prima di correre lungo il canale della Manica, Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia, Germania, Belgio e Francia. Si tratta ormai di un dei tanti percorsi ferrati che collegano l’ex Celeste impero al Vecchio continente e che meglio di tutti rendono l’idea di cosa si cela dietro l’espressione “Nuova Via della seta”.


Ufficializzato dal presidente dal presidente Xi Jinping (il “core leader” della quinta generazione di governo comunista) alla fine del 2013 prima durante una conferenza all’Università Nazarbaev di Astana in Kazakistan e poi al parlamento indonesiano a Giacarta, quello della Nuova Via della seta (“Belt and Road Initiative” - Bri ne è il diffuso acronimo) è certamente il progetto strategico più importante ideato dalla Cina popolare, tanto da essere considerato da taluni come il più ambizioso della storia o da altri, più prosaicamente, una sorta di piano Marshall in variante cinese per sviluppare infrastrutture in Asia (la Banca di sviluppo asiatica stima un bisogno di 26 miliardi di dollari in investimenti entro il 2032) e lungo tutta la massa continentale euroasiatica. E per questo guardato con sospetto e preoccupazione in Occidente, come una vera propria sfida egemonica destinata a riscrivere le regole (non solo economiche) globali e a modificare gli sviluppi del processo impetuoso della globalizzazione dando maggiore peso alle richieste e alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo, ancora impegnati nella lotta contro la povertà. Le strutture economiche e politiche per dare concretezza sono già operative o stanno compiendo i primi passi: sono quelle legate ai Brics, con relativa Banca per lo sviluppo, la Shanghai Cooperation Organization, così come la Asian Infrastructure and Investment Bank (AIIB) e lo specifico Fondo per la Via della seta, per non parlare della grandi banche statali cinesi che lo alimentano e della aziende di Stato sempre più in grado di tenere testa alla concorrenza globale su tutti i continenti.

Per Pechino la “Belt and Road Initiative”, nel recuperare il nome dell’antico tragitto commerciale e culturale che a partire dal II secolo d.C. collegava la Cina al Mediterraneo e all’Africa, passando per l’Asia centrale e quello che oggi è il Medio Oriente, è legata a doppio filo alla realizzazione del “Sogno cinese”, vale a dire la restituzione al Paese del suo ruolo di potenza mondiale, lasciandosi definitivamente alle spalle il “secolo delle umiliazioni”.

Scopo del libro è quello di analizzare origini (lontane e vicine), attualità e possibili sviluppi della New Silk Road, intrecciando il piano internazionale con quello interno di una Cina ancora impegnata in un percorso di riforme politiche ed economiche e che ormai rivendica il proprio ruolo di potenza globale; di affrontare le sfide, anche geopolitiche (il terrorismo, le tensioni in Asia, le minacce di guerra, il confronto con gli Stati Uniti), che possono rallentare o contrastare il suo sviluppo; infine di segnalare le opportunità che si aprono anche per l’Italia che si affaccia su un Mediterraneo ormai teatro della crescente presenza di Pechino.