Elezioni in Russia. Il ritorno dei comunisti?

E-mail Stampa PDF

di Daniele Cardetta | su www.articolotre.com

 

pcfr elezioni_2011Il Partito comunista della Federazione Russa di Ghennadi Ziuganov si è confermato con il 19% delle preferenze il più grande partito di opposizione in Russia. A vent’anni dalla caduta dell’Urss l’opinione pubblica russa si interroga sul successo elettorale dei comunisti del XXI secolo, che si preparano a recitare un ruolo da protagonisti nel futuro del paese.

 

5 dicembre 2011 – Dal 1991 a oggi sono passati vent’anni, vent’anni in cui la società e la politica russe sono cambiate profondamente. Dal crollo dell’Unione Sovietica a oggi si è assistito all’era di Boris Yeltsin e poi a quella, tutt’ora in corso, di Vladimir Putin, il “nuovo zar”, che però dopo le elezioni legislative del 4 novembre è apparso aver allentato il suo stretto controllo sul Cremlino. Il partito di Putin, Russia Unita, ha subito un drastico calo dei consensi, anche se è uscito comunque vincitore dalla tornata elettorale con il 49% , conservando di un soffio la maggioranza nella Duma . Mai la fortuna politica di Vladimir Putin era stata così traballante, e a gravare sulla sua vittoria pesano comunque le accuse di brogli lanciate da tutte le opposizioni, comunisti in testa.


Proprio così, a vent’anni dal collasso del gigante sovietico ecco che torna protagonista nell’agone politico russo una forza politica che si dichiara apertamente comunista. Non solo, il Kprf (Partito comunista della Federazione Russa) di Ghennadi Ziuganov, con il suo 20,5% , si candida a recitare un ruolo da primo attore nella politica russa degli anni a venire. Il Kpfr è stato fondato nel 1993 e per tutti gli anni Novanta ha svolto un ruolo non marginale nella politica russa, occupando un numero dignitoso di seggi all’interno della Duma. Poi, con il passare degli anni e del modificarsi della società russa, l’astro e l’ascesa di Vladimir Putin ha completamente relegato ai margini della politica i comunisti. Con il passare degli anni però il governo di Putin ha cominciato a creare i primi malumori all’interno della società, e con pazienza i comunisti di Ziuganov hanno ricominciato a crescere, contando nel supporto di operai, abitanti delle città industriale, una parte del ceto intellettuale, pensionati e giovani universitari.


Forse anche giovandosi del fatto che non esistono in Russia partiti all’opposizione di Putin che possano contare su un seguito di massa, se si eccettua forse Russia Giusta, il partito di centro-sinistra, e quello dei liberaldemocratici dell’ultranazionalista Vladimir Zhirinovski (entrambi oltre il 10%), il Kpfr è riuscito a diventare il punto di riferimento di tutti gli scontenti e disillusi nei confronti di Vladimir Putin. Del resto che una parte della società russa fosse niente affatto maldisposta nei confronti del proprio passato sovietico lo ha dimostrato nel corso degli anni il seguito di massa che hanno riscontrato iniziative come quelle dello scorso 7 novembre, quando si celebrò tra la folla festante il Novantaquattresimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.


Non più semplici nostalgici, paria della politica che vivacchiavano di un voto residuale, bensì pulsante partito di opposizione capace di coniugare i dettami e la tradizione comunista con il presente della società russa. La Russia che si riscopre meno fedele a Putin di quanto si potesse immaginare si riscopre anche tinta nuovamente di “rosso”, e il leader comunista Ghennadi Ziuganov si mostra combattivo, chiedendo ai suoi una dimostrazione nelle strade per manifestare contro i presunti brogli di cui è stato accusato Russia Unita. Lo può fare alla luce del sole, forte di un partito che ormai è diventato il riferimento di chiunque immagini una Russia senza Vladimir Putin.


La rincorsa dei comunisti è cominciata dalla sconfitta nelle elezioni legislative del 2007, quando il Kpfr si aggiudicò un dignitoso 11,57%, che però relegava comunque il partito ai margini. L’anno dopo Ziuganov incassava una seconda sconfitta alle presidenziali, aggiudicandosi il 17,7% dei voti contro il 70% ottenuto da Medvedev per Russia Unita. Pur nei momenti più difficili però il Kpfr è sempre rimasto il secondo partito di Russia, e la crisi economica che ha colpito Mosca ha soffiato proprio in direzione del partito comunista. Secondo molti analisti politici russi l’elettorato tradizionalmente comunista si sarebbe diversificato negli ultimi anni e il risultato di oggi potrebbe essere il frutto del trasferimento di voti dei molti «disillusi», soprattutto tra i giovani.


Ziuganov comunque a parole ha sempre continuato a sottolineare la volontà interna al suo partito di voler attuare un rinnovamento capillare e profondo in grado da poter adattare la struttura del partito alla rinnovata complessità della società russa. Crocevia della rinascita “rossa”, così come in molti iniziano già a chiamare il successo comunista, saranno le elezioni presidenziali di marzo 2012, una sfida che Ziuganov ha deciso di accettare contro «un gruppo di persone che sta umiliando il Paese».


Il partito di Ziuganov si è segnalato negli anni scorsi per un tentativo di coniugare il passato del comunismo sovietico con il presente. Lo ha fatto mediante una serie discutibile di iniziative che hanno comunque avuto il merito di regalare una enorme notorietà al Kpfr; un esempio su tutti il sito anti corruzione in nome dell’ancora amato Stalin, un sito che in pochi mesi ha registrato migliaia di adesioni oltre ogni rosea aspettativa. L’ascesa dei comunisti negli ultimi anni è innegabile, e ora il partito di Ziuganov è diventato un interlocutore obbligato per il Cremlino, che non può più ignorarne la potenza e la presa soprattutto tra i giovani e nei luoghi di lavoro.


Restano aperti ora gli interrogativi riguardo a cosa accadrà nel futuro politico della Russia. Un Putin indebolito infatti rischia di rimescolare le carte per i giochi di potere all’ombra del Cremlino, e il rinnovato attivismo della Russia in politica estera potrebbe rendere la situazione ancora più fluida e dinamica del previsto. Coloro i quali pensavano a una opposizione a Putin caratterizzata dai partiti liberisti che proseguissero sulla scia tracciata da Yeltsin hanno dunque dovuto scontrarsi contro la realtà, che vede Russia Unita dover venire a patti con i comunisti. Già, proprio non ne vogliono sapere di uscire dalla storia della Russia.