Non permettere a USA e NATO di occupare il Donbass

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trump pcfrDichiarazione del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR)

da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

L'ONU sta discutendo la proposta della Russia di dispiegare un contingente dell'organizzazione sulla linea di contatto tra le parti contrapposte nella zona di conflitto del Donbass. Il Dipartimento di Stato statunitense già esige che il mandato e la dislocazione delle forze si estenda a tutto il territorio delle due repubbliche. Le autorità ucraine propongono di schierare il contingente dell'ONU al confine tra il Donbass e la Russia.

Si tratterebbe in realtà dell'occupazione delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk da parte dei soldati della NATO. E' chiaro che i “costruttori di pace” sarebbero sotto il comando dei generali statunitensi, e la spina dorsale del contingente sarebbe composta da membri della NATO, scelti tra i più fanatici russofobi.


Attualmente nella zona del conflitto sta già operando la missione dell'OSCE, che dovrebbe avere il compito di fermare lo spargimento di sangue. Ma essa si limita a indicare le violazioni, cercando sempre di attribuire le responsabilità ad entrambe le parti. E' ben noto invece che sono proprio le repubbliche popolari a volere la pace, al contrario del “partito della guerra” di Kiev che non ha perso la speranza di risolvere il conflitto con la forza. Un ulteriore coinvolgimento di forze esterne nel conflitto del Donbass aggraverebbe solo la situazione. Accordarsi su un'invasione della NATO del suo territorio significherebbe tradire coloro che hanno avuto il coraggio di sollevarsi nella lotta contro i seguaci di Bandera.

Il mandato dell'ONU è stato utilizzato più di una volta per scopi contrari agli ideali di questa organizzazione. Così è stato all'inizio degli anni 50 in Corea, che gli Stati Uniti hanno invaso sotto la bandiera dell'ONU. Sotto la stessa bandiera è stato liquidato il regime progressista di Patrice Lumumba nel Congo. Con la copertura dei “costruttori di pace” occidentali sono state compiute orribili atrocità contro i serbi in Croazia, Bosnia, Repubblica Serba e, soprattutto, nel Kosovo. Con lo slogan della “difesa della democrazia” sono state distrutte l'Iraq e la Libia, è stata annientata la loro leadership, ed è stata scatenata la guerra in Siria.

Quali concessioni non ha fatto la dirigenza della Federazione Russa, cercando di assecondare i suoi nuovi “amici”: è stato liquidato l'importante centro strategico di controllo a Cuba, è stata chiusa la base navale nel Vietnam, si è permesso alla NATO di coinvolgere nella propria rete i paesi del Baltico. In cambio, la Russia ha ricevuto le basi NATO alle sue frontiere e tutte le più severe sanzioni.

E' chiaro che le forze più oltranziste intendono continuare a violare cinicamente gli accordi di Minsk, a intraprendere nuove azioni che escludano una soluzione pacifica nel Donbass. E anche il disegno di legge sul divieto dell'uso della lingua russa nelle scuole medie contribuisce a inasprire ulteriormente la situazione in Ucraina. Era stato proprio il divieto ad utilizzare il russo come seconda lingua di stato a provocare il peggioramento della situazione nel Donbass.

Il PCFR ritiene che l'ingerenza di forze esterne, anche sotto le bandiere dei “costruttori di pace”, sia contraria tanto agli interessi delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk quanto a quelli della Russia. I tentativi di spingere il Donbass nel corpo di un'Ucraina che si sta sgretolando sono inaccettabili. Il problema del Donbass va risolto sulla base del riconoscimento della volontà della stragrande maggioranza della sua popolazione.

La Russia deve riconoscere la scelta del popolo delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e sostenerlo con fermezza nella lotta per i suoi diritti inalienabili.

Il Presidente del PCFR
Ghennady A. Zyuganov