Noi sotto le bombe

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Anna Tuv, simbolo della resistenza antinazista, e Viktoriya Shilova, attivista del movimento ucraino contro la guerra, raccontano la disumana tragedia ucraina. “Guardate negli occhi dei bambini e pensate quale terribile crimine ha commesso il nostro governo, privando questi ragazzi di un tetto sopra la testa, e molti di loro anche dei genitori”. Con queste parole Viktoriya guarda la telecamera esprimendo tutta la sua rabbia: l’orrore di questa guerra ha superato ogni ferocia. Delle bestie, chiamate uomini, hanno violentato bambini di un anno di vita. Bombardano prendendo di mira le case con i bimbi. Viktoriya fa vedere i disegni dei bambini sopravvissuti: in alcuni, emblematici, le bombe hanno una bandiera, quella ucraina, mentre le case hanno i colori della Russia. I bambini sanno quello che l’Europa non vuole vedere. Danil, che frequenta la Scuola 65 Triumf di Gorlovka, scrive: “Quando bombardavano forte i miei genitori mi nascondevano nel bagno. Tutto il tempo facevo questa domanda a mia madre: ma se noi siamo cittadini ucraini allora perché il nostro esercito ucraino ci spara? Mia madre non ha ancora risposto a questa domanda”.

Anna Tuv aveva 31 anni quando sulla sua casa si è abbattuta una bomba di 152 millimetri. Poco prima un drone ucraino aveva sorvolato l’abitazione. I bambini stavano giocando in giardino. Era il pomeriggio del 26 maggio del 2015. La vita della figlia Katya si è fermata a 11 anni, tra le urla del fratello Zakhar, che a 3 anni ha perso anche il papà, Yura. Ad Anna, protetta dal marito che, morendo, si è gettato su di lei, in quell’istante è rimasta Milana, venuta al mondo da due settimane, insieme ai traumi di Zakhar, segnato nel corpo e nella mente. Il corpo di Yura non c’era più: brandelli di carne, le braccia da una parte, le gambe da un’altra, gli organi interni distrutti. Il braccio destro di Anna fu ritrovato in strada. Ora una protesi è stata costruita per lei, qui in Italia. Zackar non riesce più a parlare, né a dimenticare, vive nella morte.

a cura di Margherita Furlan
traduzione di Marinella Mondaini