Intervista a Alexei Pushkov (Russia Unita)

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pushkova cura di Alessandro Bianchi, direttore dell'AntiDiplomatico

da www.lantidiplomatico.it

Il Presidente della Commissione Affari Esteri della Duma di Stato e uno dei politici più influenti del partito di governo "Russia Unita", Alexei Pushkov è stato in visita istituzionale in Italia a fine marzo. Il direttore dell'Antidiplomatico lo ha intervistato.     

- In un tweet il giorno degli attentati a Bruxelles il 22 marzo, Lei ha scritto che la Nato invece di preoccuparsi di una immaginaria minaccia Russia e portare i soldati in Lettonia dovrebbe difendere i suoi cittadini da chi li attacca veramente...

La Nato deve rivedere i suoi principi. Il suo segretario generale Stoltenberg a Monaco ha dichiarato che c'è una minaccia esistenziale che proviene da Oriente, cioè dalla Russia. Però non ha detto neanche una parola della vera minaccia all’Europa. Gli attentati di Bruxelles dimostrano come sia chiaro che la minaccia per i paesi membri della Nato sia un'altra e questa organizzazione deve immediatamente rivedere i suoi principi. Non riempire i confini con la Russia con armamenti e militari, ma collaborare con noi per sconfiggere il terrorismo. Non porre nuove basi in Polonia e fare in modo che le minaccie reali diminuiscano. 


- Gli attentati di Bruxelles dimostrano il fallimento della politica interna ed esterna della Nato e dell'Europa. Bruxelles è simbolicamente la sede di entrambi. Non crede che sia giunto il momento per le popolazioni degli stati membri di cercare nuove strade?

L'Europa sta attraversando tappe di grandi cambiamenti e la causa della sua crisi risiede nel comportamento delle elites liberali tradizionaliste al potere che non riescono a dare risposte adeguate a tutto questo. Il problema è la "troppa ideologia". Provengo da un paese in cui si è dimostrato che la "troppa ideologia" si ritorce contro. Ecco in Europa oggi c'è lo stesso problema. La politica delle porte aperte, per fare un esempio, della Cancelliera Merkel sta distruggendo il tessuto sociale della Germania con il riferimento ai certi «valori» incrollabili, per fare solo un esempio. In tutta Europa assistiamo ad una reazione delle società europee contro l'ideologia dominante. Intanto le posizioni dei movimenti politici di estrema destra si stanno rafforzando. La «troppa ideologia liberista» ha creato un grave problema interno, ma ne esiste uno anche esterno, di politica estera.

- Ci può spiegare meglio?

L’Europa vive un grande e pericoloso problema esterno determinato dall'abuso della dottrina liberale. Facciamo alcuni esempi: perché la Nato ha bombardato la Libia violando il diritto intemazionale? Per proteggere la popolazione di Bengasi, hanno detto. E quindi Tripoli e la sua popolazione hanno subito gravi danni, si sono uccisi centinaia di libici, si è lasciato il paese in mano a bande armate jihadiste per abuso di dottrina liberale che prevede il cambiamento di regime nel nome della protezione dei diritti umani. E ancora: perché si è voluto distruggere la Siria? I paesi della Nato hanno sostenuto le manifestazioni contro Assad in un altro abuso della dottrina liberale. perché gestito da un regime autoritario, la Siria però era uno Stato laico, pacifico e con dei Welfare migliori e più avanzati del Medio Oriente.

Oggi è completamente distrutto nel nome della lotta contro «la dittatura di Assad». Questa è la dimostrazione dell’abuso della dottrina liberale.

- Ma qui in Italia, e in generale nella stampa e nelle autorità governative dell'occidente, si dice che “è sempre tutta colpa della Russia”...

Come l’UE e gli Usa spiegano i problemi interni ed esterni di cui abbiamo parlato? Incolpano la Russia di tutto, persino dei flussi dei profughi. Noi in Siria siamo intervenuti militarmente a fine settembre quando l’Europa stava già affogando a causa di centinaia di migliaia di migranti e l'Isis era alle porte di Damasco dopo cinque anni di massacri. Questa è la logica dell'occidente trovare il capro espiatorio, e quando non ci riesce alla fine ammette "l'errore", come ha fatto Obama con la Libia. 

- A proposito di Libia, quale soluzione auspica la Federazione russa visto che i nostri “alleati” hanno deciso che l'Italia dovrà partire all'avventura presto?

Dopo il bombardamento e la distruzione del paese nel 2011, nessuna azione unilaterale di Stati Uniti, Francia, Regno Unito o Italia può essere la soluzione. Bisogna agire unitamente sulla base dell Consiglio della Sicurezza dell’ONU, lavorare con le parti diversi come si è fatto in Siria, creare un tavolo dove potrebbero riunirsi governo e opposizione. Solo allora la comunità internazionale con una chiara risoluzione delle Nazioni Unite potrà intervenire e trovare la soluzione politica al conflitto.

- Lei è stato in Italia anche per discutere le prospettive della fine delle sanzioni contro la Russia. Ci sono margini?

L’Europa è interessata alla revoca dell’embargo costato due milioni di posti di lavoro. La crisi in Ucraina è un 'conflitto regionale che le dichiarazioni poco responsabili delle stampa e dei politici occidentali vogliono trasformare in globale. Anche in Europa, ci sono diverse questioni irrisolte come ad esempio quella del Kosovo. Nel momento dello smembramento dell'ex Jugoslavia ci sono stati 300 mila morti e 2 milioni di rifugiati. Al contrario di ciò che è accaduto in Jugoslavia, l’URSS si è dissolta senza guerre, ma ci sono questioni irrisolte, tra cui Crimea, Transnistria, e Nagorno Karabakh. Dal 1991, la scelta della Crimea di far parte della Federazione Russa è chiara.

Dopo il ricongiungimento alla Russia nel 2014 il centro analitico americano PEWResearch e altri enti sociologici occidentali hanno ribadito che più dell'80% della popolazione volesse far parte della Russia. In buona sostanza, la crisi in Ucraina è una crisi artificiale, politica e mediatica. Da questa crisi sono nate sanzioni ingiuste che devono essere eliminate immediatamente. Bisogna uscire dalla logica delle sanzioni. Il primo passo può essere quello della rinuncia alle sanzioni contro i parlamentari: ci sono liste restrittive dei parlamenantari – sia russi che occidentali - che devono essere tolte immediatamente. La Russia ne è favorevole.

a cura di Alessandro Bianchi, direttore dell'AntiDiplomatico 
 
Il Presidente della Commissione Affari Esteri della Duma di Stato e uno dei politici più influenti del partito di governo "Russia Unita", Alexei Pushkov è stato in visita istituzionale in Italia a fine marzo. Il direttore dell'Antidiplomatico lo ha intervistato.    
 
 

 

- In un tweet il giorno degli attentati a Bruxelles il 22 marzo, Lei ha scritto che la Nato invece di preoccuparsi di una immaginaria minaccia Russia e portare i soldati in Lettonia dovrebbe difendere i suoi cittadini da chi li attacca veramente...

La Nato deve rivedere i suoi principi. Il suo segretario generale Stoltenberg a Monaco ha dichiarato che c'è una minaccia esistenziale che proviene da Oriente, cioè dalla Russia. Però non ha detto neanche una parola della vera minaccia all’Europa. Gli attentati di Bruxelles dimostrano come sia chiaro che la minaccia per i paesi membri della Nato sia un'altra e questa organizzazione deve immediatamente rivedere i suoi principi. Non riempire i confini con la Russia con armamenti e militari, ma collaborare con noi per sconfiggere il terrorismo. Non porre nuove basi in Polonia e fare in modo che le minaccie reali diminuiscano. 

 
- Gli attentati di Bruxelles dimostrano il fallimento della politica interna ed esterna della Nato e dell'Europa. Bruxelles è simbolicamente la sede di entrambi. Non crede che sia giunto il momento per le popolazioni degli stati membri di cercare nuove strade?
 
L'Europa sta attraversando tappe di grandi cambiamenti e la causa della sua crisi risiede nel comportamento delle elites liberali tradizionaliste al potere che non riescono a dare risposte adeguate a tutto questo. Il problema è la "troppa ideologia". Provengo da un paese in cui si è dimostrato che la "troppa ideologia" si ritorce contro. Ecco in Europa oggi c'è lo stesso problema. La politica delle porte aperte, per fare un esempio, della Cancelliera Merkel sta distruggendo il tessuto sociale della Germania con il riferimento ai certi «valori» incrollabili, per fare solo un esempio. In tutta Europa assistiamo ad una reazione delle società europee contro l'ideologia dominante. Intanto le posizioni dei movimenti politici di estrema destra si stanno rafforzando. La «troppa ideologia liberista» ha creato un grave problema interno, ma ne esiste uno anche esterno, di politica estera.

- Ci può spiegare meglio?
  
L’Europa vive un grande e pericoloso problema esterno determinato dall'abuso della dottrina liberale. Facciamo alcuni esempi: perché la Nato ha bombardato la Libia violando il diritto intemazionale? Per proteggere la popolazione di Bengasi, hanno detto. E quindi Tripoli e la sua popolazione hanno subito gravi danni, si sono uccisi centinaia di libici, si è lasciato il paese in mano a bande armate jihadiste per abuso di dottrina liberale che prevede il cambiamento di regime nel nome della protezione dei diritti umani. E ancora: perché si è voluto distruggere la Siria? I paesi della Nato hanno sostenuto le manifestazioni contro Assad in un altro abuso della dottrina liberale. perché gestito da un regime autoritario, la Siria però era uno Stato laico, pacifico e con dei Welfare migliori e più avanzati del Medio Oriente.
 
Oggi è completamente distrutto nel nome della lotta contro «la dittatura di Assad». Questa è la dimostrazione dell’abuso della dottrina liberale.

- Ma qui in Italia, e in generale nella stampa e nelle autorità governative dell'occidente, si dice che “è sempre tutta colpa della Russia”...
 
Come l’UE e gli Usa spiegano i problemi interni ed esterni di cui abbiamo parlato? Incolpano la Russia di tutto, persino dei flussi dei profughi. Noi in Siria siamo intervenuti militarmente a fine settembre quando l’Europa stava già affogando a causa di centinaia di migliaia di migranti e l'Isis era alle porte di Damasco dopo cinque anni di massacri. Questa è la logica dell'occidente trovare il capro espiatorio, e quando non ci riesce alla fine ammette "l'errore", come ha fatto Obama con la Libia. 


- A proposito di Libia, quale soluzione auspica la Federazione russa visto che i nostri “alleati” hanno deciso che l'Italia dovrà partire all'avventura presto?
 
Dopo il bombardamento e la distruzione del paese nel 2011, nessuna azione unilaterale di Stati Uniti, Francia, Regno Unito o Italia può essere la soluzione. Bisogna agire unitamente sulla base dell Consiglio della Sicurezza dell’ONU, lavorare con le parti diversi come si è fatto in Siria, creare un tavolo dove potrebbero riunirsi governo e opposizione. Solo allora la comunità internazionale con una chiara risoluzione delle Nazioni Unite potrà intervenire e trovare la soluzione politica al conflitto.


- Lei è stato in Italia anche per discutere le prospettive della fine delle sanzioni contro la Russia. Ci sono margini?

L’Europa è interessata alla revoca dell’embargo costato due milioni di posti di lavoro. La crisi in Ucraina è un 'conflitto regionale che le dichiarazioni poco responsabili delle stampa e dei politici occidentali vogliono trasformare in globale. Anche in Europa, ci sono diverse questioni irrisolte come ad esempio quella del Kosovo. Nel momento dello smembramento dell'ex Jugoslavia ci sono stati 300 mila morti e 2 milioni di rifugiati. Al contrario di ciò che è accaduto in Jugoslavia, l’URSS si è dissolta senza guerre, ma ci sono questioni irrisolte, tra cui Crimea, Transnistria, e Nagorno Karabakh. Dal 1991, la scelta della Crimea di far parte della Federazione Russa è chiara.

 Dopo il ricongiungimento alla Russia nel 2014 il centro analitico americano PEWResearch e altri enti sociologici occidentali hanno ribadito che più dell'80% della popolazione volesse far parte della Russia. In buona sostanza, la crisi in Ucraina è una crisi artificiale, politica e mediatica. Da questa crisi sono nate sanzioni ingiuste che devono essere eliminate immediatamente. Bisogna uscire dalla logica delle sanzioni. Il primo passo può essere quello della rinuncia alle sanzioni contro i parlamentari: ci sono liste restrittive dei parlamenantari – sia russi che occidentali - che devono essere tolte immediatamente. La Russia ne è favorevole.