Democrazia e Lavoro (Cgil) sostiene la candidatura al Premio Nobel per la Pace 2021 della Brigata medica cubana “Henry Reeve”

E-mail Stampa PDF

cuba mediciRiceviamo questo appello che volentieri pubblichiamo

Il modello sanitario è l'aspetto, forse che più di altri ha contraddistinto Cuba nel mondo: una sanità svincolata dall’esclusiva logica del profitto e finalizzata alla crescita e al benessere umano. Tale concetto è così ben radicato da renderla una delle nazioni con più medici cooperanti impegnati in operazioni umanitarie all’estero.

Ammontano, infatti, a circa 60.000 i cooperanti cubani che lavorano in 67 paesi del mondo, sotto le più svariate forme di collaborazione e la maggioranza di loro sono volontari.


Per comprendere il servizio che i medici cubani rendono ogni giorno al mondo, basta citare le parole pronunciate nel 2010 dal presidente haitiano Renè Preval: “Sappiamo che l’internazionalismo di Cuba non reclama benefici”.

Nel 2010, infatti, subito dopo il terremoto, Haiti era stata colpita da una terribile epidemia di colera che dalla regione di Sant Marc si era diffusa in diverse zone del paese, contagiando almeno 150.000 persone e uccidendone a migliaia. In quella occasione Cuba fu uno dei primi paesi a inviare personale sanitario, i cui meriti nel contrasto all’epidemia sono stati riconosciuti, oltre che dalle istituzioni haitiane, anche dal vice rappresentate speciale per la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti, Mourad Wahba.

Il valore dei medici cubani è conosciuto anche in Africa, dove sono stati nel recente passato, decisivi nel contribuire ad arrestare l'epidemia di ebola. 

Dall’America al Sud-est asiatico, come in occasione dello tsunami, passando per l’Africa, dunque i medici e gli infermieri cubani sono sempre stati tra i primi a giungere sul luogo delle tragedie od ovunque ci fosse di loro bisogno.

L’esperienza internazionale medica cubana ha avuto inizio nel 1960, quando il primo gruppo di professionisti della sanità partì per il Cile a seguito di un devastante terremoto. Nel 2005 quando l’ uragano Katrina si abbatté su New Orleans, Fidel Castro diede le direttive per allestire un contingente di circa 1.100 medici e almeno 26 tonnellate tra attrezzature sanitarie e medicinali, per mandarli in aiuto degli storici “rivali”; l’offerta però venne rifiutata dal governo Bush. In tutta risposta, da lì a breve tempo, sarebbe stato costituito il Contingente Internazionale Henry Reeve, in onore del soldato statunitense che giovanissimo aveva combattuto per l’indipendenza cubana dalla Spagna. Ad oggi, sono circa 41 le brigate mediche nel mondo, che lavorano in maniera disinteressata, curando altri popoli, guidati dal più alto spirito solidale e umano.

Spirito che non è venuto meno nemmeno dopo lo scoppio della pandemia, con numerosi contingenti volontari cubani inviati praticamente in tutti i continenti.

In Europa sono venuti in soccorso dell'Andorra, dei paesi d'oltremare della Francia e dell'Italia.

Proprio nel nostro Paese il personale sanitario inviato da Dìaz-Canel, ha dato un contributo importante al contrasto al covid nella sua prima fase, operando nei presidi sanitari appositamente allestiti a Crema e Torino, ricevendo per il suo operato il plauso delle popolazioni e delle amministrazioni locali.

Abbiamo ricevuto il loro aiuto quando più ne avevamo bisogno e anche per questo siamo fieri di sostenere la campagna per la candidatura al premio Nobel per la pace 2021 alla Brigata Medica Internazionale Henry Reeve.