Cuba

E-mail Stampa PDF

cuba bandiere 580x385di Mario Gaglio

“O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.”

Questo il pensiero di Ernesto “Che” Guevara de la Serna che mi viene spesso in mente.

Un analogo discorso può essere fatto quando, dopo acclarati progressi sociali ed economici di un Paese, ci si rifugia dietro a delle frasi precostituite, come ad esempio: “e allora il PD!”, “honestà!”, oppure si rivendicano scellerate esecuzioni capitali e si individuano una miriade di rifugiati politici dovuti al regime di turno.


Quando ciò accade è difficile ricomporre il dialogo su un autentico e stimato confronto, soprattutto se le “invettive” fatte non sono supportate dai fatti, da ricerche o da indicazioni.

Questo accade, per esempio, quando si parla di Cuba e del “regime castrista”, del quale si omettono, volutamente, due fattori di primissimo ordine, senza i quali è inutile avventurarsi nella narrazione o disquisizione di Cuba: “el bloqueo” economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA il giorno dopo la vittoria della rivoluzione contro il dittatore Batista e gli oltre 600 attentati preparati ai danni di Fidel Castro.

Se nel periodo immediatamente seguente al 1959 i rivoluzionari processarono diverse persone accusate di appoggiare Batista, imprigionandole o giustiziandole[1], diverse sono le stime. Secondo lo storico latino-americano Thomas E. Skidmore, vi furono 550 esecuzioni durante i primi sei mesi del 1959, principalmente ufficiali del regime di Batista e membri del BRAC, l'ufficio segreto della CIA[2], mentre lo storico britannico Hugh Thomas, stabiliva, “forse”, che vi furono 5.000 esecuzioni fino al 1970, mentre il Libro del Mondo e degli Indicatori Politici e Sociali sostiene che nel periodo 1958-67 avvennero 2.113 esecuzioni politiche.

Rare furono le esecuzioni effettuate dal 1970 al 1990, una delle più importanti fu l'esecuzione del generale Arnaldo Ochoa nel 1989, insieme ad altri tre alti ufficiali, processati per traffico di droga e riconosciuti colpevoli.

Stante a quanto riportato dagli storici, le vittime non furono solamente degli oppositori politici, ma persone nostalgiche della dittatura di Batista e dello sfruttamento di risorse e uomini, non dimenticando come appena 2 anni dopo la vittoria della rivoluzione cubana la CIA tentò di rovesciare, insieme ad esuli cubani e a mercenari, Fidel Castro con l’invasione della baia dei Porci in modo tale da riottenere il controllo dell’isola e continuare la propria politica di sfruttamento.

Le prime vittime della rivoluzione sono proprio gli esuli, i quali accusano il colpo della Riforma Agraria, che prevedeva la nazionalizzazione delle proprietà terriere e il suo sostentamento.

Gli espropri, oltre a colpire i latifondisti cubani e chi si era arricchito attraverso la dittatura di Batista, colpirono anche molti cittadini e diverse compagnie statunitensi, che mediante lo sfruttamento delle risorse terriere potevano decidere sulla vita delle persone.

Dall’assalto alla Moncada non sarà più così. Gli espropri delle terre non furono forzati, ma basati sulle condizioni e aspettative di vita dei cubani.

Inoltre, come scritto da Raul Capote in Un altro agente all’Avana, si evidenzia come la CIA ha cercato di mettere in atto tattiche di destabilizzazione del paese, che oggi chiameremo “rivoluzioni colorate”.

Il libro Los Disidentes di Rosa Miriam Elizade e Luis Báez ce ne dà conferma, raccontando di come 12 agenti mercenari si sono infiltrati nella Securidad del Estado per collaborare con i servizi statunitensi e gruppi terroristici con sede a Miami.

Si comprende facilmente come siano stati preparati le centinaia di attentati contro Fidel Castro.

Ogni battaglia, ogni guerra, porta con sé delle vittime e la storia la scrivono i “vincitori”, o chi resiste alle aggressioni. Se milioni di cubani, pur nelle “difficoltà economiche”, riescono ad ottenere brillanti risultati, soprattutto in ambito medico, i quali vengono resi disponibili a tutti e a tutte, in qualsiasi parte del mondo, in alcun modo è possibile additare la rivoluzione cubana e la sua politica come ostacolo alla vita e responsabile di crimini contro l’uomo, in quanto questi medici, queste persone, sono Figlie della Rivoluzione.

[1] (EN) Dolly Mascareñas, Fidel’s Brother: The Raul I Know in TIME, 6 agosto 2006.

[2] (EN) Minor Atrocities of the Twentieth Century Full Source list compiled by the Historical Atlas of the Twentieth Century, users.erols.com.

http://www.agenziainterscambiocuba.it/wp-content/uploads/2015/07/Diritti-umani-a-Cuba1.pdf