I soldi degli aiuti in feste e viaggi Guaidó alle corde

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guido saleLa maggioranza dei media e della politica italiana è salita velocemente sul carro di Gaidò ma oggi a fronte degli scandali e delle malversazioni che stanno colpendo l'uomo degli Stati Uniti anche 'la repubblica' si accorge di aver puntato sul 'politico' sbagliato, definendo tra l'altro quello del 30 aprile un 'golpetto', dopo aver scomodato (1° maggio 2019) i paragoni con 'Budapest 1956, Praga 1968, Tienanmen 1989' ed aver parlato di 'blindati "socialisti" contro civili indifesi'.

Un articolo interessante e di cui riportiamo ampi stralci.


di Marco Mensurati | la Repubblica

Fondi pubblici rubati e dissipati in viaggi, auto private, hotel di lusso e prostitute. Notti brave a base di alcol e discoteche. E ancora menzogne, raggiri, ipocrisie di Stato. Dopo la sconfitta “d’intelligence” subita lo scorso 30 aprile, quando il “golpetto”, cioè la sollevazione organizzata all’alba in una base dell’aviazione, si risolse in un niente di fatto, Juan Guaidó e il resto dell’opposizione anti chavista finiscono nel pozzo nero di uno scandalo potenzialmente devastante.

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Di concerto con l’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati) e con il governo colombiano, Guaidó aveva fatto raccogliere presso la cittadina colombiana di Cúcuta, proprio al confine con il Venezuela, tonnellate di aiuti umanitari. Di lì, il 23 febbraio i container avrebbero dovuto distribuire cibo e farmaci ai venezuelani. La sollevazione popolare si sarebbe consumata - nei piani di Caracas - con una sorta di diserzione di massa dei soldati dell’esercito bolivariano. Come è finita - lacrimogeni sparati dalla polizia, container dati alle fiamme dai paramilitari - è fatto noto.

Quello che non era noto è che, attratti dalle promesse dell’opposizione (sostegno finanziario a tutta la famiglia, alloggio negli hotel, cibo e medicine), oltre ai soldati chavisti, alla frontiera hanno cominciato a presentarsi decine di soldati da tempo trasferiti in Ecuador e in Perù e gruppi di “civili con documenti falsi”. Un piccolo esercito di 1285 persone è stato così distribuito in 7 hotel. I presunti soldati venezuelani hanno cominciato a farsi notare, ubriachi, nelle vie delle prostitute a Cúcuta dove la tensione con i cittadini è salita rapidamente. Per esplodere, infine, quando ad aprile da Caracas hanno smesso di pagare gli alberghi. Si è scoperto che Kevin Rojas e Rossana Barrera, plenipotenziari inviati da Guaidó (Barrera è sorellastra di un alto dirigente del partito del presidente, Voluntad Popular) per gestire i fondi Unhcr, colombiani e venezuelani riservati ai militari che disertavano ne avevano combinate di tutti i colori. Una nota dei servizi colombiani racconta che in quei giorni Barrera e Rojas conducevano una vita al di sopra delle proprie possibilità. Un’inchiesta del Panam Post , pochi giorni fa, ha pubblicato fatture e documenti contabili che dimostrano tutti gli eccessi dei due: libretti di assegni firmati “in serie” e poi usati per pagare conti in alberghi di lusso, notti nelle discoteche di Bogotà, cene nei ristoranti più prestigiosi e intere giornate di shopping. Secondo i servizi colombiani, tra i soldi in questione c’erano anche i 250mila dollari in contanti rubati a un deputato di Voluntad Popular e al suo assistente che era stato trovato morto all’alba, in un albergo, dopo una notte trascorsa con due prostitute. (Una delle due aveva esagerato con la scopolamina, usata spesso come sonnifero nelle rapine di questo tipo). La reazione di Guaidó allo scandalo è stata la più prevedibile: ha denunciato eventuali malversazioni alle autorità di Bogotà, ha avviato un’inchiesta interna, e ha promesso che ogni centesimo alla fine verrà rendicontato ai cittadini.

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Secondo la ricostruzione finale dei servizi di Bogotà, all’appello mancano in tutto 800 mila dollari (Guaidó parla più ottimisticamente di 90mila). In compenso il numero di soldati che davvero hanno deciso di abbandonare Maduro è di appena 700 unità (contro le 1450 dichiarate da Guaidó). E non si sa quale dei due numeri, se quello della corruzione o quello che misura la reale diserzione, sia più preoccupante per l’opposizione.