Un programma inaccettabile

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manifestacao em poa93282di Marcos Aurelio da Silva*
da resistencia.cc

Traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it

La sinistra, ed il Partito dei Lavoratori (PT) con Lula in testa, in quanto fautori di una controriforma. È quanto proposto, sotto la forma di un’analisi conformista del contesto e della realtà, nell’articolo a firma di André Singer [1], nel “Folha de São Paulo”, di sabato 11 Marzo, dal titolo Cenarios Futuros (scenari futuri). “Non credo”, dice Singer riferendosi alla candidatura di Lula, “che si proponga di cancellare quanto fino ad ora è stato fatto dal Governo Temer”. A questo proposito è opportuno subito chiarire una cosa: il programma del Governo Temer è inaccettabile per tutti coloro che hanno lottato e lottano contro il golpe.

È lo stesso programma che fu oggetto di critica da parte di Carlos Nelson Coutinho, al momento di formulare un’analisi sul significato del Governo del PT a livello nazionale. Analisi, al tempo, decisamente frettolosa, tanto quanto quella dell’”egemonia rovesciata” di cui ha parlato Francisco de Oliveira, come al tempo abbiamo avuto modo di segnalare (Na senda do reformismo, in: Crítica e Sociedade, v. 3, n. 2, 2013). Di fatto, i testi di Coutinho e Oliveira (cfr. Hegemonia às avessas. São Paulo: Boitempo, 2010. 398 p.) si concentrano solo sul primo periodo del Governo del PT, la cui evoluzione successiva viene descritta da Singer come “riformismo debole”.


Conosciamo a grandi linee i tratti principali di questo riformismo: programmi sociali, un consistente aumento del salario minimo, e ancora (elemento non considerato dal libro di Singer) un’espansione industriale e del consumo attraverso lo stimolo del mercato interno, cosi come una politica estera alternativa a quella proposta dal “tucanato” [2], di apertura (espressione eufemistica che indica subalternitá totale) al principale centro imperialista. È importante riferire che quest’ultimo aspetto  ha ottenuto non pochi risultati, come dimostrano la cancellazione dell’ALCA, mentre l’espansione del mercato interno si configurava, ed ancora oggi è così, come decisiva non solo per la generazione di posti di lavoro, ma anche perché, ed è opportuno ricordarlo, un’ampia parte della popolazione, dopo decenni di industrializzazione, si trovava ancora fuori dall’accesso ai gadgets che definivano le moderne societá fordiste (non i furtadiani[3]  80% di cui parla Jessé de Souza in A radiografia do golpe, Rio de Janeiro: LeYa, 2016, 144 p.)

Nel 2012 Dilma cercò di fare un passo in avanti. Se fosse stata vittoriosa la sua strategia di organizzare un blocco di investimenti nel settore delle infrastrutture dei trasporti regionali, controllando le tariffe (il che equivale a controllare la tassa di lucro dei capitalisti), e soprattutto la strategia di riduzione dei tassi di interesse, affondando il blocco di potere rappresentato dal sistema bancario, oggi staremmo in una fase di riformismo avanzato, oltre il quale (o come sua conclusione logica), ci sarebbe un solido stato di benessere sociale. Anzi, nelle condizioni già occidentalizzate del Brasile, e con l’esempio dell’Europa Occidentale post- Seconda Guerra Mondiale (non quella neoliberale di oggi, già in grande crisi), una tale situazione avrebbe potuto essere definita come una tappa non socialista, solo nel senso di una fase “ancora non socialista” (cfr. Azzarà, S. G. Democrazia Cercasi. Reggio Emilia: Imprimatur, 2014, 305 p.). 

Come giá detto, l’analisi di Singer, piegandosi ad un inaccettabile conformismo, non è altro che la consacrazione della controriforma di cui parla Carlos Nelson Coutinho, adesso portata fortemente avanti dal governo golpista di Temer, con i “tucani” in testa, 

In linea con il testo di Luis Felipe Miguel (Lula não pode ser a normalização), una candidatura di Lula ha senso solo se si colloca in alternativa al golpe. Questo implica la presentazione di un programma socialista che sia immediatamente applicato? Evidentemente, nelle condizioni di arretratezza ideologica in cui ci troviamo, solo “l’impazienza rivoluzionaria” che domina in ambienti di certa sinistra, può credere che questo sia possibile. 

Dal punto di vista dell'analisi di fase accennato in precedenza, la candidatura di Lula deve collocarsi esattamente là dove, nel 2012 si è preparata la sconfitta di Dilma.  Questo equivale, da un punto di vista materiale (a rigore, mai “esclusivamente materiale”), a rompere con il blocco (riduzione) degli investimenti imposto dal golpismo e dagli interessi bancari. Questo è necessario per rendere possibile un ampio programma pubblico di inversione di tendenza, collocando lo stato al centro della riorganizzazione economica (incluso, degli investimenti privati), che sia capace anche di espandere il risparmio (una variabile ex-post, come insegna perspicacemente Keynes, non senza aver precedentemente letto Marx, senza citarlo), di modo da riprendere, con ancora più forza, il cammino abbandonato della costruzione di uno stato di benessere sociale.

Nonostante sia decisivo combattere e vincere le elezioni, il superamento della fase di stato di benessere sociale (e anche il suo mantenimento), non dipende dal calendario elettorale. Tutto dipende dalle condizioni ideologiche in cui si sviluppa la lotta di classe nei suoi più differenti aspetti (lotte operaie, lotte al razzismo, etc..). Certo è che, se si tratta di operare in parallelo per una trasformazione socialista, è necessario combattere l’alienazione ideologica a cui sono soggetti ampi strati della popolazione, con particolare attenzione alle classi lavoratrici, ai settori popolari che si trovano oltre questa categoria, e anche, cruciale (è qui che il golpe comincia), ai settori medi. Secondo quanto ricostruito dallo storico Ruggero Giacomini, di questo ultimo punto era ben cosciente Stalin, quando alla vigilia della tattica dei fronti popolari promossa dall’IC, discuteva con Dimitrov il frequente equivoco di Trotsky, di dare le spalle ai quadri intermedi (Stalin ‘segreto’: dal Diario di Dimitrov, in:Stalin nella storia del novecento. R. Giacomini (org.). Ancona: La Città Futura, 2003, p. 42).

In altre parole, si tratta di superare (attenzione al senso dialettico di questa espressione, ben differente dall’espressione ‘cancellare’), l’enfasi sul piano economico, a cui siamo stati soggetti durante i 12 anni di governi popolari (si, 12, non inganniamoci. Osservando la correlazione di forze, possiamo dire che Dilma ha avuto un unico mandato). Enfasi che ancora più mediocremente Singer pare voglia riprodurre, manifestando un inaccettabile conformismo (possiamo dire che crede alla teoria della torta? [4]) rispetto alle riforme nate dal golpe. 

Marcos Aurelio da Silva, è professore del dipartimento di Geografia dell’Universitá Federale di Santa Catarina (UFSC – Brasil), Dottore in Geografia Umana all’Universitá di São Paulo, e post-dot in filosofia politica presso l’Universitá di Urbino. 

NOTE

1. Ex portavoce della Presidenza della Repubblica, durante il primo Governo Lula (2003-2007). 
2. Il tucano è il simbolo del PSDB, partito neoliberista e principale oppositore dei governi Lula e Dilma
3. Riferito all’economista Celso Furtado, che in “O mito do desenvolvimento económico” pubblicato all’inizio degli anni 70, conclude che la crescita del mercato del consumo in Brasile, interessava solo una elite, corrispondente al 20% della popolazione.
4. Teoria attribuita al ministro dei governi militari Antônio Delfim Netto, che indicava la necessità di far innanzitutto crescere la torta (l’economia), per poi dividerla a fette, successivamente. Questo spiega come l’espansione dei consumo della classe lavoratrice durante il periodo 1964-85, sia stata condotta attraverso differenti forme di super-sfruttamento del lavoro.  

Un programma inaccettabile

di Marcos Aurelio da Silva*

http://www.resistencia.cc/marcos-a-da-silva-um-programa-inaceitavel/ 

Traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it

La sinistra, ed il Partito dei Lavoratori (PT) con Lula in testa, in quanto fautori di una controriforma. È quanto proposto, sotto la forma di un’analisi conformista del contesto e della realtà, nell’articolo a firma di André Singer[1], nel “Folha de São Paulo”, di sabato 11 Marzo, dal titolo Cenarios Futuros (scenari futuri). “Non credo”, dice Singer riferendosi alla candidatura di Lula, “che si proponga di cancellare quanto fino ad ora è stato fatto dal Governo Temer”. A questo proposito è opportuno subito chiarire una cosa: il programma del Governo Temer è inaccettabile per tutti coloro che hanno lottato e lottano contro il golpe.

È lo stesso programma che fu oggetto di critica da parte di Carlos Nelson Coutinho, al momento di formulare un’analisi sul significato del Governo del PT a livello nazionale. Analisi, al tempo, decisamente frettolosa, tanto quanto quella dell’”egemonia rovesciata” di cui ha parlato Francisco de Oliveira, come al tempo abbiamo avuto modo di segnalare (Na senda do reformismo, in: Crítica e Sociedade, v. 3, n. 2, 2013). Di fatto, i testi di Coutinho e Oliveira (cfr. Hegemonia às avessas. São Paulo: Boitempo, 2010. 398 p.) si concentrano solo sul primo periodo del Governo del PT, la cui evoluzione successiva viene descritta da Singer come “riformismo debole”.

Conosciamo a grandi linee i tratti principali di questo riformismo: programmi sociali, un consistente aumento del salario minimo, e ancora (elemento non considerato dal libro di Singer) un’espansione industriale e del consumo attraverso lo stimolo del mercato interno, cosi come una politica estera alternativa a quella proposta dal “tucanato”[2], di apertura (espressione eufemistica che indica subalternitá totale) al principale centro imperialista. È importante riferire che quest’ultimo aspetto  ha ottenuto non pochi risultati, come dimostrano la cancellazione dell’ALCA, mentre l’espansione del mercato interno si configurava, ed ancora oggi è così, come decisiva non solo per la generazione di posti di lavoro, ma anche perché, ed è opportuno ricordarlo, un’ampia parte della popolazione, dopo decenni di industrializzazione, si trovava ancora fuori dall’accesso ai gadgets che definivano le moderne societá fordiste (non i furtadiani[3] 80% di cui parla Jessé de Souza in A radiografia do golpe, Rio de Janeiro: LeYa, 2016, 144 p.)

Nel 2012 Dilma cercò di fare un passo in avanti. Se fosse stata vittoriosa la sua strategia di organizzare un blocco di investimenti nel settore delle infrastrutture dei trasporti regionali, controllando le tariffe (il che equivale a controllare la tassa di lucro dei capitalisti), e soprattutto la strategia di riduzione dei tassi di interesse, affondando il blocco di potere rappresentato dal sistema bancario, oggi staremmo in una fase di riformismo avanzato, oltre il quale (o come sua conclusione logica), ci sarebbe un solido stato di benessere sociale. Anzi, nelle condizioni già occidentalizzate del Brasile, e con l’esempio dell’Europa Occidentale post- Seconda Guerra Mondiale (non quella neoliberale di oggi, già in grande crisi), una tale situazione avrebbe potuto essere definita come una tappa non socialista, solo nel senso di una fase “ancora non socialista” (cfr. Azzarà, S. G. Democrazia Cercasi. Reggio Emilia: Imprimatur, 2014, 305 p.).

Come giá detto, l’analisi di Singer, piegandosi ad un inaccettabile conformismo, non è altro che la consacrazione della controriforma di cui parla Carlos Nelson Coutinho, adesso portata fortemente avanti dal governo golpista di Temer, con i “tucani” in testa,

In linea con il testo di Luis Felipe Miguel(Lula não pode ser a normalização), una candidatura di Lula ha senso solo se si colloca in alternativa al golpe. Questo implica la presentazione di un programma socialista che sia immediatamente applicato? Evidentemente, nelle condizioni di arretratezza ideologica in cui ci troviamo, solo “l’impazienza rivoluzionaria” che domina in ambienti di certa sinistra, può credere che questo sia possibile.

Dal punto di vista dell'analisi di fase accennato in precedenza, la candidatura di Lula deve collocarsi esattamente là dove, nel 2012 si è preparata la sconfitta di Dilma.  Questo equivale, da un punto di vista materiale (a rigore, mai “esclusivamente materiale”), a rompere con il blocco (riduzione) degli investimenti imposto dal golpismo e dagli interessi bancari. Questo è necessario per rendere possibile un ampio programma pubblico di inversione di tendenza, collocando lo stato al centro della riorganizzazione economica (incluso, degli investimenti privati), che sia capace anche di espandere il risparmio (una variabile ex-post, come insegna perspicacemente Keynes, non senza aver precedentemente letto Marx, senza citarlo), di modo da riprendere, con ancora più forza, il cammino abbandonato della costruzione di uno stato di benessere sociale.

Nonostante sia decisivo combattere e vincere le elezioni, il superamento della fase di stato di benessere sociale (e anche il suo mantenimento), non dipende dal calendario elettorale. Tutto dipende dalle condizioni ideologiche in cui si sviluppa la lotta di classe nei suoi più differenti aspetti (lotte operaie, lotte al razzismo, etc..). Certo è che, se si tratta di operare in parallelo per una trasformazione socialista, è necessario combattere l’alienazione ideologica a cui sono soggetti ampi strati della popolazione, con particolare attenzione alle classi lavoratrici, ai settori popolari che si trovano oltre questa categoria, e anche, cruciale (è qui che il golpe comincia), ai settori medi. Secondo quanto ricostruito dallo storico Ruggero Giacomini, di questo ultimo punto era ben cosciente Stalin, quando alla vigilia della tattica dei fronti popolari promossa dall’IC, discuteva con Dimitrov il frequente equivoco di Trotsky, di dare le spalle ai quadri intermedi (Stalin ‘segreto’: dalDiariodi Dimitrov,in:Stalin nella storia del novecento. R. Giacomini (org.). Ancona: La Città Futura, 2003, p. 42).

In altre parole, si tratta di superare (attenzione al senso dialettico di questa espressione, ben differente dall’espressione ‘cancellare’), l’enfasi sul piano economico, a cui siamo stati soggetti durante i 12 anni di governi popolari (si, 12, non inganniamoci. Osservando la correlazione di forze, possiamo dire che Dilma ha avuto un unico mandato). Enfasi che ancora più mediocremente Singer pare voglia riprodurre, manifestando un inaccettabile conformismo (possiamo dire che crede alla teoria della torta?[4]) rispetto alle riforme nate dal golpe.

Marcos Aurelio da Silva, è professore del dipartimento di Geografia dell’Universitá Federale di Santa Catarina (UFSC – Brasil), Dottore in Geografia Umana all’Universitá di São Paulo, e post-dot in filosofia politica presso l’Universitá di Urbino.



[1]
                Ex portavoce della Presidenza della Repubblica, durante il primo Governo Lula (2003-2007).

[2]
                Il tucano è il simbolo del PSDB, partito neoliberista e principale oppositore dei governi Lula e Dilma

[3]
                Riferito all’economista Celso Furtado, che in “O mito do desenvolvimento económico” pubblicato all’inizio degli anni 70, conclude che la crescita del mercato del consumo in Brasile, interessava solo una elite, corrispondente al 20% della popolazione.

[4]
                Teoria attribuita al ministro dei governi militari Antônio Delfim Netto, che indicava la necessità di far innanzitutto crescere la torta (l’economia), per poi dividerla a fette, successivamente. Questo spiega come l’espansione dei consumo della classe lavoratrice durante il periodo 1964-85, sia stata condotta attraverso differenti forme di super-sfruttamento del lavoro.