I 10 anni della rivoluzione in Bolivia

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evomorales 2006 elezionedi Luis Carapinhada Avante

Traduzione di Marx21.it

La rivoluzione in Bolivia celebra questo mese il suo 10° anniversario nel clima della campagna per il referendum del 21 febbraio sulla proposta di emendamento costituzionale della rielezione per due mandati del presidente e del vice-presidente.

Evo Morales arrivò a Palacio Quemado il 22 gennaio 2006, diventando il primo presidente di origine indigena dell'America del Sud. Una vittoria del Si al referendum del prossimo mese permetterebbe a Morales di ricandidarsi nel 2016 per un terzo mandato, contato a partire dall'approvazione della Costituzione nel 2009. Il referendum boliviano si svolge in un momento complesso per le forze progressiste e rivoluzionarie in America Latina. Tuttavia, occorre tenere conto del fatto che l'Altopiano è scenario di uno dei processi di trasformazione più rilevanti degli ultimi anni nella regione. Nel breve spazio di un decennio impressionano, in particolare, i progressi economici e sociali realizzati, frutto di scelte politiche e misure approvate che si situano agli antipodi delle ricette del FMI e dei piani di sfruttamento del grande capitale – ad esempio, invece delle privatizzazioni, sono stati nazionalizzati settori strategici dell'economia.

Il salvataggio degli strumenti della sovranità, la riduzione significativa della povertà e delle disuguaglianze sociali, il risanamento dei conti pubblici, l'incremento degli investimenti statali e l'aumento sostenuto del PIL   sono alcuni degli elementi più importanti delle conquiste del processo emancipatore boliviano. Di fronte all'evidenza dei numeri, neppure le agenzie dell'imperialismo si azzardano a negare i successi economici ottenuti dall'Esecutivo di La Paz. Sebbene la comunicazione sociale dominante continui a scegliere, con rare eccezioni, di far calare il silenzio sull'esperienza boliviana. Le iniziative per destabilizzare e sconfiggere la rivoluzione boliviano continuano.

L'attuale processo in Bolivia ha radici storiche e popolari profonde, di cui testimoniano la rivoluzione del 1952 e il governo progressista di Juan Torres all'inizio degli anni 70 (che cadde nelle mani dell'Operazione Condor). La vittoria del Movimento al Socialismo (MAS) nelle presidenziali del 2005 fu il corollario di anni di intense battaglie sociali. Basterà ricordare le straordinarie giornate di mobilitazione popolare del 2003, della “guerra del gas”, in merito alla rivendicazione dello sfruttamento delle risorse nazionali al servizio del paese e delle popolazioni, che si scontrarono con la repressione feroce del governo neoliberale di Sanchez de Losada e che finirono di portare alle sue dimissioni e alla fuga negli Stati Uniti, dove tra l'altro è rimasto. Nel 2008 l'imperialismo tentò di compiere un colpo di stato, in uno scenario anche di divisione territoriale del paese. L'ambasciatore degli Stati Uniti fu smascherato ed espulso dalla Bolivia. La cospirazione di Meia-Lua, guidata dalla grande borghesia di Santa Cruz, fu sconfitta. La fermezza del governo, l'appoggio popolare e il ruolo delle forze armate risultarono determinanti. La sconfitta della reazione aprì le porte al consolidamento del “modello economico sociale comunitario produttivo” - la cui concezione non comporta la soppressione immediata delle relazioni capitalistiche di produzione, ma la transizione graduale all'economia socialista. Modello che si basa sull'economia mista in cui lo Stato rivendica a sé il ruolo dirigente, attribuendo un importante ruolo alle piccole e medie imprese e al movimento cooperativo. L'Agenda Patriottica 2025 traccia come principali obiettivi della fase attuale lo sradicamento della povertà estrema, l'universalizzazione dei servizi essenziali, la sovranità alimentare e l'industrializzazione.

La promozione del mercato interno e la redistribuzione della ricchezza hanno prodotto risultati palpabili nell'ultimo decennio boliviano. La reazione tenta di ricomporre le forze, puntando su fattori di divisione interna nel campo del potere. La decisione nel 2014 della principale centrale sindacale, la COB di “incontro di operai, contadini e indigeni per difendere e approfondire (…) il processo del cambiamento” è stata definita un “evento storico”. Un fattore di fiducia per le dure battaglie che si stanno sviluppando e le prospettive della rivoluzione boliviana.