Elezioni presidenziali in Argentina. In gioco il futuro del paese

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scioli e macri85829di Mariana Serafini | da vermelho.org.br

Traduzione di Marx21.it

Il primo turno delle elezioni presidenziali in Argentina, svoltosi domenica 25 ottobre, per la prima volta non ha deciso chi sarà il nuovo presidente. Con oltre il 90% delle schede scrutinate, il primo nel piazzamento, Daniel Scioli (“Fronte per la Vittoria”), ottiene il 36,1% dei voti, seguito da Mauricio Macri (“Cambiamo”) con il 34,9%. Ora l'esito sarà deciso al secondo turno, che si svolgerà il prossimo 22 novembre.

Si è trattato di una delle elezioni presidenziali più combattute degli ultimi tempi e la prima senza un Kirchner nel confronto. Analisti argentini e brasiliani considerano questo processo uno dei più delicati del continente in questo momento. Questo perché il candidato governativo Daniel Scioli rappresenta la continuità delle politiche di inclusione sociale e del processo di integrazione regionale; mentre Mauricio Macri è completamente l'opposto: la sua vittoria significherebbe il ritorno del neoliberalismo degli anni 90 e l'allineamento agli Stati Uniti e all'Unione Europea.


Macri è un imprenditore di successo, con parvenze di modernizzatore presenta proposte retrograde, come la riduzione del ruolo dello Stato e l'apertura al mercato. Occorre sottolineare che parte della sua squadra faceva parte del governo di Carlos Menem, il presidente che condusse il paese alla bancarotta negli anni 90 promuovendo il neoliberalismo. La fortuna di suo padre, Franco Macri, fu  conquistata in modo poco chiaro durante la dittatura militare argentina, e per “liberarsi” di questa immagine questo personaggio si immerse nelle vicende calcistiche, diventando presidente del club Boca Juniors nel 1995.

Come Macri anche Massa (il candidato arrivato terzo) difende la riduzione del ruolo dello Stato, politiche di libero mercato che comprendono la modifica del ruolo di Mercosur, la riformulazione di Unasur, l'eliminazione dei diritti di esportazione per i prodotti agricoli, ad eccezione della soia. Per quanto riguarda le imposte, vuole ridurle per i salariati ed eliminare l'imposta sul reddito dei lavoratori.

In un discorso pronunciato poco prima del risultato ufficiale, Scioli ha avvertito circa il pericolo dei cambiamenti proposti da Macri e ha garantito che il suo governo rappresenterà la continuità dei processi di rinazionalizzazione di treni, strade e compagnie aeree: “nessuna privatizzazione”. “L'Argentina ha bisogno di un presidente che promuova il rispetto della giustizia e dei diritti umani, un presidente capace di approfondire i cambiamenti e avviare il paese verso la sovranità energetica”.

Con una chiara allusione al candidato dell'opposizione Mauricio Macri, ha affermato che all'Argentina occorre una società più integrata, sicura e in pace perché “i cambiamenti devono essere prima di tutto e sempre inclusivi dei più bisognosi”.

Tutta la campagna è stata molto polarizzata, nel senso che Scioli lottava per vincere già alle elezioni di domenica, mentre Macri e Sergio Massa (“Fronte Rinnovatore”) che ha conquistato il terzo posto con il 21,27% dei voti, cercavano di ottenere l'accesso al secondo turno, attaccando il progetto kirchnerista. Tutto sta ora ad indicare che il candidato di “Cambiamo” potrà contare sull'appoggio di Massa.

Al contrario di Scioli, che è fortemente presente in praticamente tutte le province, Macri dovrà intensificare la sua campagna nella provincia di Buenos Aires, dove gli elettori sono meno inclini al kirchnerismo.

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